Le Bestie di Satana

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Le Bestie di Satana

Milano – Gennaio 2004. Nella provincia di Varese, una volante dei carabinieri fermò un giovane. Andrea Volpe, 25 anni, disoccupato di Busto Arsizio. Era drogato e confuso. Biascicò qualche parola a proposito della sua fidanzata. Pare che anche lei fosse in difficoltà. Probabilmente, aveva avuto un incidente.

Elisabetta Ballarin, 19enne di Monza, in effetti giaceva poco distante, priva di sensi, dentro una macchina schiantata contro un muretto sotto un piccolo ponte. La corsa in ospedale fu veloce e quando la ragazza tornò in sé era un fiume inarrestabile di parole. Elisabetta parlò di cadaveri e sangue. Inizialmente, le dichiarazioni parvero solo i deliri di una tossicomane reduce da trauma. Poi, gli inquirenti cambiarono idea.

Mariangela – Elisabetta e Andrea risiedevano nel rustico del padre di lei: una cascina calata nel verde del varesotto e lasciata a disposizione dei 2 giovani. Qui essi vivacchiavano, quasi sempre sotto l’effetto di cocaina ed eroina e sempre sconvolti dal post dose.

Quel giorno d’inverno, Andrea aveva fatto una cosa inusale: aveva invitato a cena l’ex fidanzata, Mariangela Pezzotta. La ragazza era ancora in ottimo rapporto d’amicizia con il giovane, dunque ella stessa probabilmente non si stupì della proposta.

La ricostruzione della polizia, sugli avvenimenti di quella sera, è piuttosto precisa. Elisabetta era in cucina quando dal salotto si sentì il frastuono di uno sparo. Andrea aveva abbattuto Mariangela con un colpo al collo che – dirà in seguito la perizia medica – le aveva perforato il cranio, senza ucciderla. I 2 ragazzi, annebbiati dagli stupefacenti e in presi dal panico, chiamarono un comune amico, Nicola Sapone, idraulico di professione. Quando arrivò, egli non perse tempo: finì Mariangela a colpi di vanga e dispose affinché  i compagni seppellissero il cadavere nella serra limitrofa alla casa, prima di affondare l’auto della vittima nel fiume adiacente. Elisabetta si mise al volante ma lo stato alterato le fecero incrociare il muro anziché l’acqua, fermando la sua corsa. Così ebbe inizio il caso delle Bestie di Satana.

Le Bestie – Quando gli investigatori iniziarono ad indagare sulla vicenda, non tardarono a scoprire che i personaggi coinvolti nell’omicidio erano molti di più e, soprattutto, che la morte di Mariangela non era l’unica di cui occuparsi. Elisabetta, Andrea e Nicola avevano degli amici: Mario Maccione, Paolo Leoni, Andrea Bontade, Marco Zampollo, Eros Monterosso e Pietro Guerrieri. Giovani difficili, caratterizzati da alcuni tratti comuni come un’estrema introversione e l’abitudine a comportamenti asociali, spesso sfocianti in azioni vandaliche. Il gruppo aveva sodalizzato, essenzialmente, per la condivisione di 3 passioni: l’abuso di droghe di ogni tipo, il gusto per la musica heavy metal e l’interesse per l’occulto. Scoperta, quest’ultima, fatta quasi per caso da Maccione che, un giorno, aveva organizzato una seduta spiritica con un paio di amici. Un gioco conclusosi con la fuga dei 3 partecipanti impauriti, perché sicuri di avere visto un contorno luminoso prendere forma nell’aria.

Per il gruppo, l’esoterismo – nutrito con generose quantità di sostanze illegali – diventò una delle principali attività. Sedute, rituali, incontri con l’al di là erano un’abitudine. Difficile dire se tutti i componenti della brigata credessero negli spiriti, certo è che presto le “entità” mortifere, divennero demoniache e il gruppo di poco più che adolescenti, si trasformò in una setta satanico-nichilista la cui filosofia si poteva riassumere in poche parole: assecondare la volontà delle forze del Male.

Chiara e Fabio – La prima volta che i ragazzi pensarono di ammazzare qualcuno fu per sbarazzarsi della presenza di uno dei membri, Chiara Marino. La ragazza si era avvicinata alla congrega più per l’affetto nei confronti di Leoni, di cui era innamorata da anni, piuttosto che per il fascino dell’occulto e il fatto di essere donna non rendeva la sua posizione più semplice. Ella era spesso oggetto di ritorsioni, offese e vari atti di coercizione ma la situazione divenne davvero insostenibile il giorno in cui Sapone convinse gli amici che lei ostacolava i loro contatti con il mondo dei demoni, poiché era una rappresentazione in vita della Madonna.

Chiara cominciò ad avere paura. L’idea di abbandonare la setta era, forse, un desiderio che coltivava da tempo e gli amici se ne resero conto. Non avrebbero mai permesso che ella lasciasse la setta di propria volontà, dunque era necessario che morisse ed era indispensabile che il prossimo a seguirla fosse un altro dei loro conoscenti, Fabio Tollis. Un 16enne appassionato di musica rock, poco incline a lasciarsi annichilire e per nulla disposto a credere all’occulto. Essi sapevano che Fabio non solo non avrebbe mai partecipato all’omicidio di Chiara ma, forse, lo avrebbe anche ostacolato. I 2 dovevano sparire. Così fu. [continua]

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6 Risponde a Le Bestie di Satana

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    emanuela 14/06/2011 a 15:28

    Scusa se te lo dico,ma ci sono tante imprecisioni!

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      Chantal Cresta 15/06/2011 a 12:26

      Dimmi tutto.

      Rispondi
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    emanuela 15/06/2011 a 19:16

    ok,allora te le dico in ordine:
    1)andrea volpe nel 2004 non era disoccupato,ma lavorava in un’industria tessile
    2)elisabetta ballarin in ospedale non fu “un fiume di parole”,ai carabinieri non disse nulla,parlò solo con la mamma del Volpe dicendo “abbiamo fatto una cosa bruttisima,abbiamo ucciso Mariangela”
    3)Volpe non invitò a cena Mariangela,erano le 23 passate.
    4)il colpo fu in viso
    5)su Chiara le versioni dei pentiti sono diverse,per nulla univoche.Chi ha detto che fu uccisa perchè rappresentava la Madonna(Guerrieri),chi disse che doveve essere uccisa perchè si stava allontanando dal gruppo(Volpe),chi parlò della sua volontà di essere uccisa(Maccione)
    5)a urinare sui cadaveri secondo i pentiti,fu solo Sapone
    6)Guerrieri faceva uso di droghe anche prima dell’omicidio
    7)Bontade fu indotto al suicidio(più che scegliere il suicidio)
    8)L’ordine di Sapone di cui Volpe parla fu dato solo al Volpe e non alla Ballarin
    9)le condanne non sono del tutto precise:2 ergastoli Sapone,uno Leoni,27 anni e 3 mesi Monterosso,29 anni e 3 mesi Marco Zampollo,Maccione 19 anni e Guerrieri 12.

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    Chantal Cresta 16/06/2011 a 01:03

    Dunque, ogni dato arriva dalla ricostruzione che, del caso, ne fece Massimo Picozzi nel suo testo “Un oscuro bisogno di uccidere” (Prefazione di Carlo Lucarelli), Mondadori, 2008. Lo psicologo si è occupato personalmente di alcuni dei ragazzi, quindi credo si possa considerare una fonte attendibile.
    Detto questo, spiacente ma a me alcuni dati non risultano.
    1) Io so che nel 2004 Volpe era disoccupato e che la Ballarin, trovandosi in ospedale, iniziò immediatamente a raccontare la sua versione della vicenda. Parlò del cadavere e disse che la droga e il plagio del Volpe la fecero cadere, quella sera, in uno stato allucinatorio per il quale fuggì via spaventata, andando a finire contro il muro. Ad ogni modo, non riporto le versioni degli imputati a meno che non siano fondamentali per l’andamento del racconto. Preferisco concentrarmi sulle ipotesi degli inquirenti.
    2) Anche per ciò che riguarda la cena, non siamo d’accordo. A me risulta che Mariangela era stata invitata per il pasto, tant’è vero che la Ballarin stava sistemando la cucina e preparando alcune dosi di speedball quando accaddero i fatti.
    3) Per quanto riguarda Chiara, le ragioni della sua morte sono molteplici, siamo d’accordo: misoginia, invidia, machismo, odio, ossessioni esoteriche. Un crescendo di aggressività da ogni dove che è sfociato nell’agguato. Anche qui, la ricostruzione dei magistrati è utile. Può darsi che, in essa, le singole responsabilità si appiattiscano ma appare chiaro il progresso dell’azione congiunta.
    4) Il proiettile ha perforato la base del cranio, paralizzandola.
    5) Tutti coloro che presero parte all’aggressione urinarono e gettarono anche della birra (se non ricordo male).
    6) Tutti facevano uso di droghe anche prima dell’omicidio. La droga era un elemento indispensabile del loro sodalizio.
    7) A proposito di Bontade, vero: questa è una giusta osservazione. Colpa mia. Alla ricerca di un modo di scrittura ho involontariamente sfumato la portata dell’avvenimento. Grazie.
    8 La Ballarin (dicono gli atti) fu parte integrante in tutto e per tutto dell’azione omicida. Lei sostiene di essere stata coinvolta sotto la manipolazione del ragazzo. Volpe, al contrario, afferma che lei era sempre stata presente e concorde. Capito perché non mi soffermo sulle dichiarazioni degli imputati?!
    9) Anche qui non ci siamo. Picozzi dà altre date. Ad eccezione dei 3 mesi che però, da quel che mi risulta, hanno preso Monterosso e Zampollo in aggiunta ai loro anni di galera. Ho considerato il particolare poco rilevante, ma ricordarlo torna utile.

    Temo che i nostri punti di disaccordo resteranno tali, tuttavia, grazie per l’intervento. Molto attento.

    Rispondi
  4. avatar
    emanuela 16/06/2011 a 14:32

    ciao,mi dispiace dissentire..io ho letto gli atti del processo,quello che ti ho detto è stato da me letto negli atti del processo(sentenze,udienze,ecc).

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    Chantal Cresta 16/06/2011 a 18:36

    Sì, sì, sono convinta delle buone fonti sulle quali basi le tue osservazioni. Infatti, una delle difficoltà che spesso ho riscontrato nello scrivere di questi casi è selezionare le informazioni, tutte (o quasi) valide.
    Il fatto è che questi casi hanno una divulgazione a massima gettata. Le notizie arrivano dalle Procure, le questure, gli obitori, gli specialisti. Poi i media le approfondiscono, le riorganizzano, mettono in luce alcuni aspetti e non altri, ognuno a proprio modo. Alla fine le informazioni si moltiplicano nei dettagli fino allo spasimo e il problema – pare incredibile – non è di sapere come sono andati i fatti (su quelli, generalmente, sono tutti concordi) ma come si sono svolti nei minimi particolari.
    Chi legge gli atti giudiziari ha una visione d’insieme che spesso non è quella di chi ne deve solo fare la cronaca e che, a sua volta, si affida a qualche addetto ai lavori che si rifa alle stesse carte. Roba da mal di testa. E la cosa meno gratificante (secondo me) consiste nel fatto che è proprio la moltitudine di informazioni a rappresentare l’anima dell’interesse (e del commercio) intorno alla cronaca nera.
    Ad ogni modo, grazie per la chiacchierata. Averne di lettori così…

    Rispondi

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