Le aziende e i conti con lo stress

Dare la caccia allo stress dei dipendenti. Questo è l’obiettivo unico delle aziende italiane, cioè imparare a conoscere i campanelli di allarme, gli eventi sentinella, valutarne i rischi per la salute dei lavoratori e trovare le soluzioni. A dir la verità, più che di obiettivo si parla di onere. Infatti , da inizio anno, per tutti i datori di lavoro è obbligatoria la valutazione dello stress – lavoro correlato dei propri dipendenti e l’adozione degli interventi necessari per ridurne le cause, come previsto dal Testo unico del 2008. Tutte le imprese, (di piccole, medie e grandi dimensioni ) dal 1 gennaio 2011, si stanno adoperando per avviare le valutazioni delle possibili fonti di stress, riportando nel documento di valutazione dei rischi la programmazione temporale della verifica interna e il termine finale.

Ma a che punto siamo nella messa in pratica dell’adempimento? Siamo sicuri che tutte le aziende lo conoscono? E’ vero che l’81 % dei datori di lavoro dichiara di conoscere l’esistenza dell’obbligo di valutare lo stress, ma solo il 45% ha già attivato le procedure di “misurazione“ necessarie, mentre il 19% ne ignora proprio l’esistenza. Questo è il risultato di un sondaggio condotto dal Sole24Ore e da Ipr Marketing che ha acceso i riflettori sulle PMI, interrogando un campione di rappresentanti di aziende.

C’è anche chi, pur conoscendo la normativa, la trova del tutto inutile. Infatti, una parte dei “consapevoli” (precisamente il 54%) sono convinti che quest’obbligo sia un mero adempimento burocratico. “Una montagna di scartoffie che costa ogni anno all’azienda anche un mese di lavoro”. A sostenerlo è l’associazione Confartigianato, secondo la quale andrebbe circoscritto il circolo dei “forzati” a misurare lo stress solo ad alcuni comparti realmente esposti a fattori dannosi per i dipendenti e sui quali si dovrebbero porre dei rimedi. Sempre secondo la Confartigianato, infatti, le piccole aziende fanno più fatica ad adeguarsi perché la normativa è sbagliata, imponendo l’obbligo a tutti, senza distinzione di settore e di dimensione. Quello che lamentano di più i datori di lavoro è il fatto che non esista uno strumento di misurazione puntuale: da qui nasce la difficoltà  su come affrontare un tema dai contorni delicati.

Tuttavia, oggi si può valutare lo stress –lavoro correlato con l’aiuto dei rappresentanti aziendali per la sicurezza. In che modo? La valutazione si realizza in molteplici strade, come , ad esempio, la compilazione di una check list relativa agli indicatori aziendali. Si tratta di una griglia da compilare indicando punteggi diversi a seconda che siano aumentati o diminuiti alcuni fattori come gli infortuni, le assenze per malattia, la percentuale di ferie non godute, il numero di procedimenti disciplinari. Per ora le imprese sono ferme a questa prima fase. L’83% delle aziende che hanno attivato l’iter di valutazione dello stress hanno affidato a consulenti esterni l’incarico di decifrare la “metodologia” che le imprese sono tenute a seguire per non risultare fuorilegge. Mentre solo il 17% delle aziende ha provveduto autonomamente. Il 55% delle aziende ha speso, così, fino a 2mila euro, il 10% tra i 2mila e i 4mila euro, mentre il 5% oltre i 4mila euro. Una spesa incredibilmente smisurata.

Alla fine ci si chiede: tutto questo sarà utile e porterà degli effetti positivi? Forse è ancora troppo presto per poterlo affermare, ma quasi sicuramente la risposta è si. Purtroppo, la vita frenetica di tutti i giorni, la precarietà, il contatto quotidiano con i colleghi sono solo alcune delle tante fonti di stress che difficilmente scompariranno. Lo stress è il male del secolo. Perciò la soluzione, almeno al lavoro, potrebbe proprio venire dalla valutazione dello stress- lavoro correlato. L’ importante è che sia corretta…

di Chiara Campanella

 

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Una risposta a Le aziende e i conti con lo stress

  1. avatar
    Torriero 25/04/2011 a 16:53

    Ma perché non analizziamo lo stress correlato alla disoccupazione o alla perdita del posto di lavoro ?

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