Le aperture di Papa Francesco e il silenzio della curia

Papa Francesco è una minaccia per gli equilibri secolari della Chiesa?

Papa Francesco è una minaccia per gli equilibri secolari della Chiesa?

Città del Vaticano – Interviste, telefonate ai fedeli, bagni di folla che settimana dopo settimana si fanno sempre più grandi e lunghi. L’avvento di Papa Francesco, che ha da poco superato il traguardo dei sei mesi di pontificato, è stata una vera e propria boccata d’ossigeno per la Chiesa di Roma, avvolta, negli anni di Benedetto XVI, da una coltre di sospetti e scandali dal vago sapore medievale.

Eppure, non tutti sembrano essere contenti di questo Jorge Mario Bergoglio, l’uomo venuto «quasi dalla fine del mondo», come egli stesso si era presentato alla folla festante il 13 marzo, giorno della sua elezione al soglio petrino. Soggetti in vista o meno che, nonostante gli appuntamenti pubblici segnino un riavvicinamento del fedeli alla Chiesa, sembrano preoccupati dalle sempre maggiori aperture del papa argentino.

La curia romana, quella enorme massa di cardinali, vescovi e addetti alla enorme macchina burocratica del Vaticano, inizia a mostrare i segni di una insofferenza basale alle parole e a gesti di Bergoglio che chiama “fratelli e sorelle” gli omosessuali, le donne che decidono di abortire e i divorziati, che apre le porte della Chiesa anche ai non credenti, concedendogli quel perdono che fino a qualche anno fa era l’eterna dannazione, e che si esprime con la lingua del popolo, senza ricorrere a barocchismi linguistici o liturgie di rinascimentale memoria.

L’ortodossia cattolica, portata avanti pedissequamente da Joseph Ratzinger sul piano dottrinale (sebbene vada a questi riconosciuta una considerevole capacità di aprire le porte al dialogo con le altri correnti cristiane), gode infatti tra il clero di numerosi, numerosissimi sostenitori, per la sua capacità di mantenere inalterati gli equilibri e i giochi di potere, quelli incarnati dall’ex segretario di Stato Tarcisio Bertone che, in una intervista seguita all’annuncio della nomina di Parolin come suo successore, si è fatto avanti riconoscendo i suoi meriti, quasi a volersi scagionare da un peccato non commesso.

Riformare la Chiesa è, per Bergoglio, un compito e un dovere fondamentale: cambiare gli assetti istituzionali sì, ma soprattutto modificare l’approccio che il clero ha nei confronti della gente, delle genti di ogni credo e provenienza. Tornare a quei principi fondanti, contenuti nei Vangeli, appare però pericoloso, poiché porterebbe inevitabilmente a rendere pubblico il nervo scoperto del sistema vaticano, ovverosia la secolarizzazione della fede, un elemento contro il quale si scagliò Martin Lutero nel 1517, e contro il quale si scagliano gli stessi cattolici “romani”, convinti che la linea di Francesco sia l’unica possibilità per permettere alla Chiesa di sopravvivere.

Un alto prelato, del quale non si conosce il nome, ha dichiarato: «Quello del pontefice è un atto di onestà assoluta. Rendere pubbliche le linee maestre della sua volontà riformista, per essere coerente rispetto ai dubbi e alle pressioni che sicuramente giungeranno». Come dire: io metto le mani avanti, parlo con il popolo, e il popolo sarà testimone di ciò che voglio e che è necessario. Tra il dire e il fare, c’è di mezzo un enorme mare, ma la nave capitanata da Bergoglio è salpata, e le speranze che giunga a destinazione si fanno, giorno dopo giorno, sempre più forti.

Stefano Maria Meconi

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