L’autista di Falcone si sfoga “Sono stato dimenticato”

falcone

Giuseppe Costanza (foto via: www.blumedia.info)

Sono passati 21 anni dalla Strage di Capaci: il 23 maggio del 1992, 400 kg di tritolo nascosti in un condotto sotto l’autostrada nei pressi dello svincolo di Capaci, a pochi chilometri da Palermo, esplosero, togliendo la vita al magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Sopravvissuto a quella tragedia fu Giuseppe Costanza, autista della macchina sulla quale viaggiava Falcone.

Costanza è stato ospite questa mattina a 24 Mattino, nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci. Costanza ha dichiarato con rabbia come le istituzioni lo abbiano totalmente emarginato nel corso degli anni. Lo scorso martedì, durante la trasmissione Ballarò, il presidente del Senato Pietro Grasso lo ha definito “l’autista”, senza ricordarne il nome e senza dire che è sopravvissuto alla strage.

Oggi Costanza, intervistato a 24 Mattino si sfoga così: «Sono indignato per come si sono comportati e continuano a comportarsi. A Ballarò la seconda carica dello Stato, Pietro Grasso, che peraltro mi conosce, mi definisce autista. Io sono un dipendente del ministero della Giustizia, ho un nome e un cognome, ho guidato la macchina di Falcone negli ultimi 8 anni della sua vita, ho rischiato la vita ogni giorno. E ora come vengo trattato? Come un numero. Io conosco Grasso da sempre e ora lui mi chiama “autista”? E poi senza dire se sono vivo, o morto. E’ il modo di fare? Sono stato completamente dimenticato per più di 20 anni. L’anno scorso, grazie all’intervista fatta a Radio 24, arrivò per la prima volta l’invito a partecipare alle commemorazioni.»

«Mi chiamò l’allora ministro all’Istruzione Profumo. – prosegue Costanza – Poi mi chiamò anche la sorella di Falcone, Maria. Anche quest’anno è arrivato l’invito ma io non ci andrò. Oggi, 23 maggio, lo passerò a casa. Io voglio dire a tutti che sono vivo, non sono morto. Però forse se ero morto venivo ricordato. E ancora non capisco queste celebrazioni e queste sceneggiate di chi si presenta sul palco a parlare… Ma chi sono? Dov’erano allora? Io ho vissuto una guerra per 8 anni, io ero a Capaci, altri no».

Un drammatico urlo di rabbia da parte di un uomo che ha servito l’Italia rischiando la vita per anni, che è sopravvissuto miracolosamente alla strage di Capaci, ma che è stato progressivamente e ingiustamente dimenticato dallo stesso Stato che ha servito per tanti anni.

Alberto Staiz

Foto homepage: cultura.biografieonline.it

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