Lo scaffale dimenticato

Heinrich Mann

Heinrich Mann

Heinrich Mann, fratello del ben più noto Thomas, è stato uno scrittore tedesco vissuto a cavallo tra ottocento e novecento(1871- 1950).

La sua opera più famosa è L’Angelo Azzurro (1905), titolo reso celebre dalla trasposizione che ne fece Josef Von Sternberg nel 1930 e che fece da trampolino di lancio a una giovane Marlene Dietrich.

Romanzo e Pellicola prendono due direzioni diverse, restano accomunati però da una inarrestabile parabola discendente che travolge il Professor Unrat privandolo della sua dignità e di tutto ciò che lo rende umano.

In una cittadina di campagna ogni qual volta il porfessor Rat passa per le stradine si sente urlare da ogni dove il suo soprannome, UNRAT cioé Spazzatura, Sporcizia.

Il professore sembra non corurasene anzi sembra quasi preda di una distorta gioia interiore.

Unrat tiranneggia la sua classe di liceo come un tiranno che abbia in mano vita e morte dei suoi sudditi, per lui la Città, altro non è che un prolungamento del Liceo.

Difatti egli si riferisce agli abitanti come a degli Alunni.

Nella distorta visione del mondo di Unrat, gli alunni sono dei sudditi sempre pronti alla rivolta, sempre intenti a tramare contro il tiranno, per l’appunto incarnato dal professor Rat.

Unrat sente il dovere di controllare e moralizzare tutti gli aspetti della vita dei suoi studenti, compresi quelli più intimi ed è questo suo febbrile attaccamento alla disciplina che lo porterà alla rovina.

L’ossessione di Unrat per beccare chi gli urla il suo soprannome si concentrerà su tre studenti in particolare ed è seguendo questi che il Professore finirà per approdare all’Angelo Azzurro,sordido localetto di infimo ordine.

Qui il professore si troverà di fronte a qualcosa a cui non aveva minimamente pensato:i suoi istinti e le sue passioni, incarnate dalla conturbante e sfacciata ballerina Rosa Frolich.

Unrat finirà invischiato in un rapporto morboso e patetico, fatto di gelosie infantili, assurde e distruttive rivincite che lo condurranno a perdere prima il suo ruolo, la sua reputazione e infine la dignità.

Heinrich Mann, a differenza di quanto poi farà Sternberg nella sua pellicola, ci mostra la vita interiore di tutti i personaggi coinvolti facendoci vivere la vicenda da punti di vista estremamente diversi:per primo troviamo il protagonista, Unrat, una figura grigia e austera che vive al di fuori della realtà relegato in un mondo dove egli è al di sopra di tutti, una superiorità del tutto immaginata che avrà però conseguenze tangibili sul futuro della città.

Unrat è descritto pienamente dalle parole della sua amata Frolich: un bambino invecchiato che odia cosi intensamente come solo un infante che ha subito un torto potrebbe fare.

Rosa Frolich, causa scatenante della tragedia, viene dipinta da Mann in modo diverso da come appare La Dietrich sullo schermo, non già una tentatrice mangiauomini ma una persona insicura, istintiva, ingenua e seducente incerta dei suoi stessi sentimenti.

locandina
Marlene Dietrich ne ”L’Angelo Azzurro” – locandina

Gli studenti, tra cui spicca il serafico e romantico Lohman, vengono rappresentati come preda di passioni adolescenziali e regole formali che non riescono a capire, né a controllare.

I cittadini, coinvolti loro malgrado nella tragedia che si consuma, hanno un atteggiamento strano nei confronti di Unrat, divisi come sono tra il disprezzo di quelli appena usciti dalla scuola e la nostalgia divertita di quelli per cui la scuola è un lontano ricordo.

Un libro che è il ritratto di una società che di li a qualche anno si sarebbe ritrovata nella follia del primo conflitto mondiale ma che già in precedenza mostra il logoramento di una cultura arroccata su rigide convenzioni di facciata e rituali vuoti ormai inadatti ad affrontare la Contemporaneità.

Il vero fulcro della vicenda del romanzo è Unrat (difatti il titolo originario è “professor Unrat”), al contrario di quanto avviene nel film dove Lola Lola ruba la scena all’austero professore.

Il lubrico e viscido Unrat, imbevuto di una cultura umanistica polverosa e priva di qualsiasi contatto con la realtà, sembra rappresentare appieno quella Società che dietro una facciata di perbenismo nasconde un anima marcia e corrotta.

In definitiva, un romanzo che vale la pena riscoprire per la sua lucida analisi delle passioni e delle debolezze umane o anche solo per vedere da dove Sternberg abbia tratto una storia di una potenza drammatica inaudita.

Davide Schiano di Coscia

Foto || http//img2.webster.it ; http://1.bp.blogspot.com


 

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