L’amore contro l’invidia e l’odio. Il PdL in piazza tra proclami e polemiche

Berlusconi arringa la folla a Roma e si scaglia contro l’opposizione e i magistrati. Il giuramento dei candidati alla poltrona di governatore, la Polverini balla e canta sul palco con la Santanchè

di Francesco Guarino

Si attendevano scintille, alla fine è stato un vero e proprio falò. Come ogni volta che il premier ci mette la faccia in prima persona (anche quando ce la rimette, come in occasione dell’ultimo comizio pubblico a Milano), i riflettori del circo mediatico si accendono una settimana prima e non ne vogliono sapere di spegnersi.

Il fuoco alle polveri lo dà il coordinatore Denis Verdini dal cuore di Piazza San Giovanni, palcoscenico del raduno del Popolo della Libertà di sabato 20 marzo: «Siamo più di un milione». Berlusconi raccoglie prontamente l’assist e arringa la folla, numerosa ma di sicuro quantitativamente ben lontana dalle stime di Verdini.

Il corteo PdL In piazza San Giovanni

IL CORTEO – La guerra delle cifre inizia dal numero di pullman arrivati a Roma: 700 secondo la questura, 3300 per il PdL. Ad ogni modo, il corteo si snoda pacificamente lungo le vie della Capitale, tra riferimenti ironici ai retaggi del vecchio Governo di centrosinistra (questione rifiuti sugli scudi) e facili ironie sul caso Marrazzo, con l’ex governatore della Regione Lazio “transessualizzato” nei manifesti con la capigliatura della Bonino. L’intento è quello di mettere in scena una enorme protesta pacifica, contro le avverse decisioni dei tribunali delle ultime settimane e contro i nuovi scandali intercettazioni, con relativa fuga di notizie, che vedono ancora una volta protagonista il premier.

La Russa si improvvisa capopopolo e invita i partecipanti ad intonare la canzone dei fratelli: per fortuna parte l’Inno di Mameli e non “Meno male che Silvio c’è”. In prima fila, a reggere lo striscione “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”, ci sono tutti i ministri azzurri e, a seguire, i tredici candidati a governatore. La Polverini sembra non accusare la tempesta mediatica del caos liste ed è tra le più attive, assieme al ministro Meloni, a “tirare” la volata al corteo, accusando ironicamente i colleghi di essere vecchi e non reggere il passo. Sul palco di Piazza San Giovanni, infine, la sindacalista di destra si scatena letteralmente: prima canta a squarciagola sulle note di “Un’avventura” di Lucio Battisti,  poi improvvisa un balletto, coinvolgendo persino una compassata Daniela Santanchè.  Male che vada nel Lazio, la Polverini si è già candidata ad un posto da velina.

Silvio Berlusconi

ONE MAN SHOW – Il momento clou della giornata è ovviamente l’apparizione di Silvio Berlusconi, che non richiamava la folla per un evento targato PdL dai tempi della manifestazione di protesta al Governo Prodi. Il premier ne ha per tutti: in primis per la sinistra, accusata di essere «un’opposizione inutile e poco produttiva», poi per la magistratura, accusata di fare fronte politico a sé stante e di aver architettato scandali ad orologeria per indirizzare la campagna elettorale. Il presidente del Consiglio si cimenta anche in un botta e risposta con i manifestanti, ai quali chiede se piacerebbe loro essere spiati dalla mattina alla sera oppure se vorrebbero che i clandestini avessero la facoltà di entrare in Italia senza controlli accurati né eventuali rimpatri. Alle scontate risposte negative della folla, Berlusconi sorride compiaciuto e ringrazia: «Bravi, si vede che avete studiato». Ultimo tocco teatrale è il “giuramento” sul palco, letto all’unisono dal Premier e dai candidati a Governatore: una serie di linee guida da seguire al momento dell’elezione, per un governo regionale all’insegna della trasparenza, della legalità e dell’attivismo nelle riforme.

GUERRA DEI NUMERI – Dicevamo del milione di partecipanti annunciato da Verdini. Tra il milione e Milioni, il Popolo della Libertà sembra avere poca confidenza con i numeri a sei zeri. La Questura, forte dell’appoggio del ministro dell’Interno Maroni, stima in circa 150mila le presenze alla manifestazione. Apriti cielo: indignazione e scandalo sul fronte PdL, con Gasparri che accusa il questore Giuseppe Caruso di aver dato i numeri in tutti i sensi, in preda ad una crisi etilica. Il reggente PD della Regione Lazio, Esterino Montino, difende il questore e minaccia querele a Gasparri, che gli augura a sua volta brutte sorprese. Una giornata di telefonate e poi, dalla sede del primo partito italiano, tacciono i proclami: i numeri della questura vengono accettati. «Comunque – conclude La Russa – eravamo molti, ma molti di più della manifestazione del centrosinistra» (200 mila secondo gli organizzatori, 25mila secondo le autorità). Ecco dove si voleva arrivare. Quello che conta, ancora una volta, è la quantità. Per la qualità si prega di ripassare.

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