L’altra faccia di Milano: quella dei clochard

Milano – Esiste una Milano ‘da bere’, il ‘Quadrilatero della Moda’, la ‘Milano finanza’ di Piazza Affari: molte facce per un’unica metropoli che, di notte, si trasforma in una città parallela. Una di queste è la Milano dei clochard, dove la panchina di una stazione può diventare un letto.

Lo scorso mese di marzo, l’Università Bocconi, in collaborazione con la Fondazione Rodolfo Debenedetti e con il Comune di Milano, ha realizzato il secondo censimento dei senza fissa dimora a Milano, con l’operazione ‘racContami’. Al progetto hanno partecipato più di 900 volontari: don Virginio Colmegna, presidente della ‘Casa della Carità’, ha tenuto a precisare, commentando i dati del censimento, che il lavoro svolto per l’assistenza ai clochard milanesi si basa principalmente sui volontari che se ne occupano ogni giorno, nonostante l’amministrazione comunale stia tentando di attuare delle politiche efficaci e durature riguardo ai senza tetto. Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche Sociali, riconosce che c’è ancora molta strada da fare: «Siamo efficaci sul terreno dell’accoglienza, ma non lo siamo nella promozione della persona».

Infatti, la spesa italiana per la lotta all’emarginazione e alla povertà è ben al di sotto della media rispetto al resto d’Europa: solo 16 euro per ogni cittadino, mentre in Francia sono 210 pro capite. Non basta nemmeno il segnale positivo che emerge dallo studio bocconiano, ovvero che oltre l’80 per cento dei senza fissa dimora passi la notte nei dormitori: secondo Don Colmegna bisognerebbe investire di più nel sociale e nel lavoro, per evitare che il fenomeno della richiesta di un posto letto si cronicizzi. Inoltre, osserva altri fenomeni preoccupanti: l’aumento della tensione nei campi nomadi e il passaggio di numerosi senza tetto dai dormitori ai servizi psichiatrici. Questo che indice che l’accoglienza notturna non basta più.

Inoltre, dai dati del censimento emerge che, negli ultimi cinque anni (2008-2013) i senza tetto, a Milano, sono aumentati del 69 per cento. Le persone censite sono state 2.616: in maggioranza uomini e stranieri (ma anche molti italiani). L’età più rappresentata è la fascia che va tra i 44 e i 60 anni (30 per cento), a cui segue la fascia d’età compresa tra 25 e 34 anni (25 per cento) e, infine, quella compresa tra 35 e 44 anni (21 per cento). Tra le cause principali della loro emarginazione dalla società ci sono: la perdita del lavoro, la separazione dal/la proprio/a compagno/a, le dipendenze (da alcol, droga o gioco d’azzardo).

Tra i volontari che hanno partecipato a questo progetto, c’era anche un gruppo di giovani vicini al Movimento dei Focolari di Milano: armati di thermos pieni di thè caldo e brioches, hanno intervistato centinaia di clochard tra Piazza Duomo e la stazione di Milano Lambrate. Da queste interviste è emerso che, tra i senza fissa dimora, ci sono tanti italiani, anche molto giovani. «Gente con profondi valori, ricca di umiltà, semplicità e soprattutto dignità. Abbiamo trovato persone normali è questa è stata la vera sorpresa per noi», dice qualcuno del gruppo.

Obiettivo del censimento era principalmente quello di fornire un’analisi attendibile del fenomeno dei clochard nell’area metropolitana milanese. Questa è la prima volta nella quale l’amministrazione comunale partecipa direttamente alla realizzazione del censimento: «Finalità del censimento non sarà la mera individuazione di un numero di persone che non hanno dimora, ma una reale conoscenza del bisogno attualmente presente sul territorio, elemento da cui partire per modificare, migliorare e rendere più efficaci  i nostri servizi diretti non solo a offrire il sostentamento in situazioni in cui è la vita stessa dei senzatetto a essere in pericolo, ma a proporre un percorso di accompagnamento verso una piena autonomia», ha concluso l’assessore Majorino.

Mariangela Campo

Foto via culturaeculture.it; inx.papaseparati.org;corriereuniv.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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