La vittoria del Portogallo e la regola dei dodici anni

Dopo Danimarca e Grecia, la vittoria del Portogallo conferma l'esistenza della "regola dei dodici anni". Un viaggio tra le tante analogie che legano i tre trionfi

ronaldo

Cristiano Ronaldo alza il trofeo: il Portogallo è campione d’Europa. Emulate le gesta di Danimarca e Grecia (foto: epa/filip)

Sorpresa nella sorpresa, alla fine dei centoventi minuti il Portogallo ha battuto la Francia, conquistando così il Campionato Europeo 2016, primo trofeo della storia della Nazionale lusitana. Un evento inaspettato dentro l’altro, si, perchè la vittoria della “Seleção das Quinas” – con riferimento ai cinque scudi (quinas) che campeggiano sullo stemma – è arrivata al termine di una partita sofferta, giocata non solo contro un’avversaria di caratura superiore, padrona di casa e sopratutto in più occasioni vicina al vantaggio, ma anche e sopratutto nonostante l’inaspettato forfait, dopo appena venticinque minuti, di Cristiano Ronaldo, il cui infortunio ha privato la compagine iberica dell’unico giocatore in grado di trasformarla da modesta figurante in squadra pericolosa e imprevedibile.

LA REGOLA DEI DODICI ANNI – Eppure, ci si creda o no, il calcio è in grado di far rispettare da solo tradizioni e regole non scritte, che prevalgono anche sulle differenze qualitative tra i due “undici” in campo. Non potremmo altrimenti spiegare – in maniera più o meno razionale – le irripetibili occasioni mancate dalla Francia nel corso dei centoventi minuti, le mille parate di Rui Patricio, la traversa sfiorata – a un passo dalla porta – da Griezmann nel primo tempo e il palo preso da Gignac allo scadere della ripresa. È evidente, il “Dio del pallone” aveva già deciso: il Portogallo doveva vincere l’Europeo per perpetuare e rendere legittima quella che fino a oggi sembrava solo il risultato di due circostanze figlie del caso: la regola dei dodici anni, secondo cui alla fine di tale periodo è previsto che l’Europeo debba esser vinto da una squadra che, ai nastri di partenza, non veniva nemmeno considerata nei pronostici.

CENERENTOLA SCANDINAVA – Una storia iniziata nel 1992, con la vittoria della Danimarca agli Europei di Svezia. Cenerentola tra le cenerentole, la Nazionale scandinava non solo non godeva dei favori del pronostico, ma in quel torneo venne ripescata all’ultimo, in conseguenza della squalifica della Jugoslavia, avvenuta in seguito alle sanzioni che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva comminato al Paese balcanico per via della guerra. Nessuna analogia con il Portogallo in questo caso, ma c’è un altro dettaglio che mette in parallelo i due trionfi: anche la Danimarca vinse il trofeo senza una delle sue (tre) stelle: se è vero che Schmeichel e Brian Laudrup erano regolarmente presenti nella spedizione, fece parecchio discutere all’epoca la defezione di Michael Laudrup, poco incline a lavorare con il ct Moller Nielsen e sopratutto tutt’altro che disposto a interrompere improvvisamente le vacanze per partecipare a una competizione che li dava per spacciati fin dall’inizio. Si dovette ricredere, insieme a Francia, Inghilterra, Germania e Olanda, eliminate a sorpresa durante il travolgente cammino della “Cenerentola scandinava”.

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La Danimarca festeggia la conquista dell’Europeo del 1992 (foto: lapiazzettadellosport.it)

MAGNA GRECIA – Ancora più clamorosa, forse, fu la vittoria della Grecia agli Europei portoghesi del 2004. Come i danesi dodici anni prima, neanche la compagine ellenica veniva considerata nei pronostici, attestandosi nei bassifondi degli elenchi diramati dai bookmakers, lì dove le quote raggiungono cifre vertiginose e decisamente poco realistiche. Una squadra con tanti giocatori discreti e un unico potenziale punto di forza, quell’Otto Rehagel, che, tra la fine degli anni settanta e la prima metà degli anni novanta, si era imposto a suon di trofei nel calcio tedesco, tornando in auge con il sorprendente scudetto vinto dal neopromosso Kaiserslautern nel 1998. Un trionfo improbabile, proprio come quello maturato sei anni dopo contro il Portogallo padrone di casa. Deco, Figo e Cristiano Ronaldo contro Vryzas, Zagorakis e Dellas, uno scontro all’apparenza impari, deciso da un guizzo di Charisteas a mezz’ora dalla fine. Così il Portogallo, padrone di casa e grande delusa, si andava ad aggiungere alla lista delle vittime illustri, insieme a Francia, Spagna, Russia e Repubblica Ceca.

SORPRESA NELLA SORPRESA – Così, sommando altri dodici anni, si arriva alla serata di ieri, quando il manifestarsi del terzo evento ha certificato l’esistenza della tradizione. Un’eventualità richiamata fin dall’inizio del torneo dalla stampa sportiva, che in questo senso aveva pronosticato la vittoria di una tra Belgio – seconda nel Ranking Fifa, sinceramente avremmo fatto fatica a capire la “sorpresa” – e Croazia. Invece, stupendo anche i “pronosticatori dell’improbabile”, alla fine il trofeo se l’è portato a casa il Portogallo. La squadra meno quotata ha battuto i ben più forti padroni di casa, come nel 2004, riuscendo nell’impresa nonostante l’assenza, anche se solamente per una partita, del suo giocatore più forte, come nel 1992.

 

Carlo Perigli

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Una risposta a La vittoria del Portogallo e la regola dei dodici anni

  1. avatar
    Portogallo campionato di Euro 13/07/2016 a 12:09

    Ottimo articolo e molto utile. Per la finale del campionato di Euro 2016, tra la squadra nazionale del Portogallo e della nazionale di Francia, non era previsto che il Portogallo andando a vincere. Il gol di Macedo è stato una sorpresa. È bello vedere in questa partita una vittoria del Portogallo, che è la prima volta che hanno vinto campionato di euro. Sono sicuro che Deschamps dovrà rivedere la propria fase offensiva e difensiva per la prossima stagione di euro.

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