La vita da fiaba del piccolo Nicolas

Un film tenero e sincero sul mondo dei bambini, ma adatto a tutte le età. E con una forte nostalgia del passato 

di Adriano Ferrarato

Locandina

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“Mi chiamo Nicolas. Ho otto anni e la mia vita mi piace molto. Ho due genitori che mi vogliono bene, un gruppo di amici fantastici con cui mi diverto tantissimo e non ho per niente voglia che qualcosa cambi…Un giorno ho sentito i miei genitori che parlavano e ho capito che la mamma aspetta un altro bambino. Ma questa è una catastrofe! Penseranno solo a lui e nessuno si occuperà più di me! Forse si vorranno persino sbarazzare di me…Devo assolutamente correre ai ripari! Con la mia banda di amici riusciremo a fare un piano per evitare che tutto questo accada!”.

Nato dall’adattamento per il grande schermo di uno dei più importanti classici per l’infanzia francesi, “Il piccolo Nicolas e i suoi genitori” rappresenta senza dubbio una delle più interessanti novità cinematografiche di questa primavera. Le avventure del giovanissimo personaggio interpretato da Maxime Godart e dalla sua bizzarra banda di amici (tra cui l’ingordo Alceste, il somaro Clotaire e il ricco Geoffroy) sono presto diventate un successone in Francia e anche in Italia la pellicola sta riscuotendo un ottimo indice di gradimento.

Il merito è senza dubbio del regista Laurent Tirard (il quale ha già confermato di occuparsi al più presto della direzione del nuovo “Asterix e i britanni”), che è così riuscito a compiere una missione praticamente impossibile: lavorare ad una pellicola con un gran numero di piccoli attori, la maggior parte dei quali completamente a digiuno da qualsiasi esperienza cinematografica: “Sicuramente è difficile lavorare con i bambini di questa età, perché riescono a restare concentrati al massimo quattro ore, è stato come costruire un modello della Torre Eiffel con i fiammiferi, ma il risultato finale è davvero magico per la loro spontaneità”. Ne è nato un film davvero gradevole, capace di incantare e far pensare: “Nelle storie del piccolo Nicholas c’è sicuramente tanta poesia” spiega Tirard, “ma anche tanta ironia, non c’è quello sguardo benevolente che si ha nel guardare i bambini dall’alto in basso, ma la storia viene raccontata mettendosi allo stesso livello”.

A livello scenico, le avventure del giovane Nicolas si basano su un meccanismo molto semplice (esattamente nello stile fumettistico delle omonime vignette disegnate da Jean-Jacques Sempè e sceneggiate  dal suo grande amico Renè Goscinny): quello delle gag autoconclusive, in cui in ogni sequenza uno o più attori vengono coinvolti nelle situazioni più spassose, sia all’interno dell’edificio scolastico (in cui il personaggio di Clotaire niente ha da invidiare a quello collodiano di Lucignolo), sia fuori (come ad esempio i divertenti commenti sul cibo di Alceste o lo sfoggio di ricchezza e opulenza che Geoffroy mostra con enorme orgoglio ai suoi amici).

Ma l’ambientazione principale, dove tutta la pellicola ruota, è la casa, dove il piccolo si confronta con la realtà adulta, con i problemi di un bambino della sua età, un universo praticamente perfetto dove la realtà esterna delle marachelle, burle, note scolastiche è quasi totalmente assente e prevale la famiglia. Straordinari a tal proposito gli attori, Kad Merad e Valérie Lemercier, spontanei, molto freschi ed espressivi, genitori favolosi in grado di arrabbiarsi in maniera comica e pieni di amore per il loro maschietto.

Il giovane attore Maxime Godart

Il giovane attore Maxime Godart

Viene infatti da sorridere nel vedere la madre di Nicolas imparare a prendere lezioni di guida o sbellicarsi nel vedere il marito affrontare le frustrazioni al lavoro nei confronti del suo datore, il signor Moucheboume (Daniel Prévost): una vita piena di caratterizzazioni, un microcosmo di ottimismo e fanciullezza composto da due percorsi, due interpretazioni separate ma non contrapposte: il mondo infantile e delle amicizie e quello della vita nelle mura domestiche. Con una forte consapevolezza e nostalgia del passato, proprio come spiega il regista: “La motivazione principale nel fare questo film è stata proprio la nostalgia dell’infanzia è ciò che mi manca più di essa è quella consapevolezza che tutto è possibile, mentre oggi purtroppo so che non è così”. Ed è assolutamente vero.

La mente dei piccolissimi attori è in modo inattaccabile un sincero calderone dove ogni problema ha una soluzione sempre realizzabile, dove si possono inventare pozioni miracolose per trovare la forza e metodi ingegnosi per fare soldi. E in cui tutti, nel bene o nel male sono sempre amici. Non è un caso quindi che il film sia stato ambientato e adattato nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale: “Un’epoca in cui non c’è violenza, non c’è criminalità e tutto era molto più stabile, dalla società alla famiglia. Il pubblico degli anni Cinquanta trovava già nostalgiche le storie di Nicolas, ma la cosa fondamentale è che non si trattava di una nostalgia del periodo ma dell’infanzia vissuta in un mondo da favola in cui tutto è perfetto per i bambini. Gli anni Cinquanta si prestavano perché erano un periodo successivo alla guerra in cui tutti erano pieni di speranza per il futuro”.

“Il piccolo Nicolas e i suoi genitori”è così un lavoro artistico innovativo, originale, serio. E’adatto a tutti: ai bambini che possono imparare meglio a capire i propri genitori e agli adulti, che hanno finalmente la possibilità, grazie all’opera di Tirard, di avere un’ottica più flessibile e comprensiva nei confronti dei propri rampolli. Esattamente come lui stesso ha detto: “Sono sicuro che anche oggi ci sono ragazzini come i personaggi del film e quando lo abbiamo fatto vedere nelle scuole molti alunni si sono immedesimati in loro, per questo ritengo che anche oggi Nicolas e i suoi amici troverebbero il loro spazio”. Chiunque vedrà questo film, non potrà sostenere niente di diverso: parole sante.

 




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