La truffa dello spread, ma Renzi non vuole il risarcimento

Agenzie di rating a processo per le oscillazioni dello spread italiano, ma il governo rifiuta di costituirsi parte civile. Una storia da verificare

S&P (investireoggi.it)

Standard & Poor’s, una delle agenzie incriminate (investireoggi.it)

Almeno una decina di miliardi di risarcimenti per l’Italia: questa poteva essere la cifra incassata dal nostro paese in una causa civile contro le agenzie di rating per la manipolazione dei titoli di stato e dello spread, ma il governo italiano sembra aver rinunciato a costituirsi parte civile, lasciando indietro la possibilità di ricevere una cifra non decisiva ma sicuramente importante, vista anche la congiuntura economica.

LA VICENDA DELLO SPREAD – L’indagine prende piede dalle oscillazioni del secondo semestre 2011, quelle che portarono prima alla caduta del governo Berlusconi e poi al governo Monti. Standard & Poor’s e Ficht, due delle principali agenzie di rating, declassarono i nostri titoli di stato, causando un crollo finanziario ed economico. Poi un crollo politico. Il tutto condusse alle note politiche di austerity del governo Monti, unica soluzione del sistema per porre rimedio a sé stesso.

INTERESSI E PERDITE, L’INDAGINE DI TRANI – In mezzo a tutti questi cambiamenti, lo stato si trovò a pagare interessi extra sui titoli di stato, almeno cinque miliardi. Così da Trani è cominciata un’indagine complessa, che sembra però poter dimostrare la pianificazione del tutto o, quantomeno, la non liceità delle scelte delle agenzie di rating, principali responsabili del balzo dello spread e del declassamento italiano. Il materiale raccolto dal pm Michele Ruggiero ha convinto un giudice per andare a processo: il reato ipotizzato è “Manipolazione del mercato” e, qualora si concretizzasse, avrebbe anche conseguenze notevoli sulle nostre casse. O meglio: avrebbe potuto avere.

Moodys_rating_italia_crisi_economica - iljournal it

Lo spread italiano, frutto di valutazioni errate sul rating dei titoli di stato?

LA PARTE CIVILE – Il 4 febbraio si è celebrata la prima udienza, ma nessuna parte civile si è costituita formalmente, né il governo, né il ministero dell’Economia. Silenzio dai palazzi romani, forse preoccupati di offendere chi ancora ha in pugno le sorti di interi paesi; eppure sarebbe questa proprio una pietra eccezionale da porre nella diga contro lo strapotere di chi decide il rating senza essere controllato da nessuno e dello spread ha fatto un fantasma orrorifico che aleggia sull’Europa.

RIMBORSI – Nel caso si stabilisse che le agenzie avessero commesso un errore – anche in buona fede – scatterebbe il meccanismo del risarcimento da trattare in sede civile; perché di spread si può morire e qualcuno deve pagare. C’è un precedente: negli Stati uniti S&P ha patteggiato una multa da un miliardo di dollari con il governo a stelle e strisce, riguardante il caso Lehman brothers. Perché in Italia, invece, il governo tace? Le stime del procuratore generale della Corte dei conti del Lazio forse esagera – quantifica a 120 miliardi, almeno, il rimborso – ma anche fossero solo 12 si tratterebbe comunque di ossigeno vero per le manovre del governo. E per gli italiani.

FONTI GIORNALISTICHE – A seguire il caso sembra essere solo Il Giornale, il che rende un po’ parziale l’analisi della vicenda; difficilissimo trovare notizie su altre testate e, comunque si legga questo dato, ha del preoccupante. Perché o si tratta di una montatura antirenziana del giornale berlusconiano, o molte altre testate stanno ignorando una notizia che, quantomeno, ha la dignità di essere riportata.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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