La Top Ten mondiale dell’inquinamento

L’associazione ambientalista Blacksmith Institute ha stilato, come ogni anno, la classifica dei luoghi più inquinati e degradati della Terra

di Giovanna Miceli

Solitamente leggiamo di classifiche dei luoghi più belli e incontaminati del mondo. Contrariamente, questa top ten riguarda i luoghi più inquinati e deturpati della Terra. A curarla è stata l’associazione ambientalista americana Blacksmith Institute, che da anni si occupa di salvaguardia ambientale.

Ce n’è per tutti i gusti: dalle dispersioni di metalli pesanti dell’industria mineraria alle nubi radioattive delle centrali nucleari. Ognuno di questi dieci luoghi ha una storia diversa da raccontare che coinvolge, direttamente o indirettamente, la vita di milioni di persone.

Tutti questi posti, però, hanno in comune un unico fattore: la preminenza degli interessi economici e del denaro rispetto alla tutela dell’ambiente e alla salute delle persone. Il Blacksmith Institute da anni si spende per rendere nota all’opinione pubblica l’entità di queste catastrofi ma anche per cercare i fondi per finanziare progetti di bonifica.

Da un lato, si preme sulle autorità governative e sulle industrie per far chiudere gli impianti più obsoleti e inquinanti e, dall’altro, si cerca di finanziare i progetti, raccogliendo fondi economici da soggetti privati e organizzazioni internazionali.

Di seguito, la top ten dei disastri ambientali:

- Sumgayit, Azerbaijan.  Questa città è stata per molti anni uno dei poli petrolchimici più importanti dell’ex Unione Sovietica. Adesso gli impianti più vecchi sono stati chiusi ma il carico di inquinanti prodotto è stato talmente alto che le conseguenze continuano a farsi sentire  tuttora. A Sungayit vi è un’alta incidenza di tumori con un tasso superiore del 51% rispetto alla media nazionale registrata in Azerbaijan. Inoltre, vi è un’alta percentuale di aborti spontanei e nascituri con malformazioni gravi. Vista la grave situazione, il Governo si sta muovendo per attuare un programma di recupero ambientale della città, ma si è solo all’inizio.

- Linfen, Cina. Si trova nella regione dello Shanxi in Cina Nordorientale. Da qui si estraggono i 2/3 del fabbisogno totale di carbone della Cina. Vi si trovano concentrate miniere di carbone, raffinerie e impianti siderurgici. Il problema principale è rappresentato dalle ceneri di carbone, di monossido di carbonio e di ossidi di azoto, rilasciati dalle industrie minerarie, che rendono l’aria malsana e irrespirabile. Gli effetti sulla popolazione sono bronchiti, polmoniti e soprattutto tumore ai polmoni. Attualmente le amministrazioni locali stanno cercando di migliorare la situazione, sostituendo gli impianti inquinanti con altri più efficienti.

- Tianying, Cina. Qui si lavora il piombo che viene estratto dal sottosuolo o recuperato. Purtroppo, l’arretratezza delle industrie ha devastato il territorio attraverso il rilascio incontrollato del metallo. Nell’uomo, il piombo colpisce prevalentemente il sistema nervoso. Così, tra la popolazione, c’è un alta percentuale di encefalopatie, disturbi mentali e sensoriali e ritardo mentale. Essendo una delle città più inquinate del Paese, il Governo cinese si era proposto di tasferire la produzione di piombo in un’altra zona, con impianti più moderni. Ma ad oggi mancano notizie certe al riguardo.

Sukinda, India

- Sukinda, India. E’ stata battezzata “la valle della cromite“, dal cromo che da qui si estrae. Miniere e industrie del cromo scaricano senza alcun controllo i loro rifiuti direttamente nel fiume Brahmani che bagna la città. Tra gli abitanti di Sukinda c’è un’alta percentuale di aborti spontanei, tassi di infertilità e malformazioni congenite. Le autorità di controllo ambientale della regione hanno ordinato alle industrie  minerarie di dotarsi di impianti di trattamento delle scorie. Ma finora poco è stato fatto.

- Vapi, India. E’ una delle regioni più inquinate dell’India. Contemporaneamente è anche la zona più industrializzata del Paese. Fino al 1994 le industrie hanno riversato nell’ambiente qualsiasi tipo di scorie senza alcuna limitazione. Negli ultimi anni, ad opera di organizzazioni non governative, sono stati presentati i primi progetti di bonifica ambientale.

- La Oroya, Perù. Sorge a 4000m d’altezza, sulle Ande peruviane. Dal 1922 una compagnia americana estrae e lavora i minerali del sottosuolo, principalmente rame e piombo. Per decenni l’industria ha rilasciato nell’ambiente fumi e scorie senza controllo. Nel sangue dei bambini, le autorità sanitarie locali hanno riscontrato una concentrazione di piombo 3 volte superiore ai limiti consentiti. La compagnia americana Doe Run, che gestisce il complesso minerario, recentemente si è impegnata a introdurre impianti più efficienti per il trattamento delle emissioni inquinanti. Molto deve essere ancora fatto, ma almeno è un buon inizio.

- Dzerzhinsk, Russia. Questa città della Russia europea si è guadagnata il triste primato di “città più inquinata della Terra”. I responsabili di questo immane disastro ambientale sono le industrie belliche che hanno riversato nell’ambiente circostante tonnellate di agenti chimici, utilizzati per la costruzione di armi chimiche. Le autorità ambientali hanno trovato concentrazioni di diossine e fenolo ben 17 milioni di volte oltre i limiti. E’ stato calcolato che il tasso di mortalità, in questa regione, supera del 260% quello di natalità e la speranza di vita è tra le più basse al mondo, con 42 anni per gli uomini e 47 per le donne. Finora sono stati avviati dei progetti di bonifica ambientale che riguardano solo piccole aree circoscritte. Tuttavia, manca ancora un piano di recupero serio e generale.

- Norilsk, Russia. Ancora una volta sotto accusa le industrie minerarie che da decenni estraggono nichel, rame, cobalto, palladio e altri minerali rari. Tonnellate di anidride solforosa vengono riversate ogni anno nell’ambiente attorno. La Norsilsk Nichel, la compagnia russa che gestisce il complesso industriale, è accusata di essere una delle più inquinanti dell’Unione Sovietica. Ultimamente, la compagnia sostiene di aver intrapreso un programma di controllo e di riduzione delle emissioni inquinanti e nel 2007 ha aperto i suoi impianti al Blacksmith Institute. Secondo gli esperti locali, però, le concentrazioni di nichel, rame, anidride solforosa e fenolo sono addirittura aumentate in questi ultimi anni.

Chernobyl, Ucraina

- Chernobyl, Ucraina. Chi non ricorda la catastrofe di Chernobyl? Il 26 aprile 1986 è avvenuto il più grande disastro nucleare mai verificatosi, maggiore di Hiroshima e Nagasaki. I media hanno ampiamente informato l’opinione pubblica sulla disastrosa situazione del luogo ma purtroppo molto si continua a dire perchè le conseguenze non sono ancora terminate. Si pensi alle migliaia di casi di leucemia e tumori delle popolazioni del luogo, che tuttora continuano a mietere vittime.

- Kabwe, Zambia. E’ stata per molti decenni l’area industriale più importante dello Zambia, grazie ai suoi giacimenti minerari sfruttati sin dal 1902 dagli inglesi. Poi, nel 1994, le miniere vennero chiuse e alla città rimase solo un disastro ecologico di gigantesca portata con cui fare i conti. Nel sangue degli abitanti è stata rilevata una concentrazione di piombo 10 volte superiore al limite massimo consentito, con gravi conseguenze per bambini e adolescenti in fase di sviluppo fisico. Purtroppo, gli interventi di bonifica necessari sono molto costosi. Il Blacksmith Institute sta cercando i fondi per iniziare i lavori.

Questa triste classifica è lo specchio dell’azione dell’uomo sull’ambiente. In un mondo sempre più antropizzato e devastato, non è solo la natura a soffrirne ma è lo stesso genere umano a rischiare la sua sopravvivenza. Tutto ciò deve far riflettere ognuno di noi su cosa sia possibile fare per cambiare questo avvilente stato delle cose.

 

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