La terra italiana piange soffocata dal cemento

La penisola è al quarto posto mondiale per il fenomeno di “Impermeabilizzazione” che  sta degenerando la vitalità del suolo

di Adriano Ferrarato

Viti chine sulla terra, come donne in preghiera, sentieri sinuosi su poggi di muri di terroso sasso, come rettili al sole. Uomini e donne uguali nel viso e nell’abito. Eriche e felci e pini, rovi e verghe d’oro, in gara verso il sole, che cantano al vento odi eterne sussurranti”. Sono le parole di Pablo Neruda, in questa splendida poesia “Vigneti delle cinque terre” a raccontare con passione la bellezza e lo splendore della natura, con una profondità così grande da poterla toccare quasi con mano.

Amare la terra, coltivarla, gestirla e soprattutto rispettarla è un dovere di tutti. Ma la società moderna ha purtroppo dimenticato questa importante necessità, trasformando il suolo in un banale oggetto da sfruttare, togliendogli anima e vitalità. E questo, ancor peggio, soprattutto nel nostro Paese.

Paradossalmente – ma questo ormai non stupisce più – l’Italia vanta una ricchissima moltitudine di biodiversità (superando di gran lunga stati come la Spagna e l’Inghilterra), non investendo tuttavia su una maggiore tutela di questo variegato insieme, presente sul suolo, di così tante specie animali e vegetali viventi. Non a caso, lo “Stivale” risulta agli ultimi posti, secondo quanto affermato dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per quanto riguarda la ricchezza di vita biologica. I terreni italici sono poco fertili, poveri di carbonio e di scarsa qualità produttiva, con gravi e alti rischi di erosione.

La superficie nostrana è in stato di degrado, complici il maggior numero di specie animali parassite invasive (come ad esempio la terribile lumaca killer, che infesta e uccide interi raccolti nelle campagne), l’effetto serra e soprattutto l’edilizia, che ha dato origine ad una sorta di fenomeno di “Impermeabilizzazione”, condannando a morte per soffocamento il sistema ecologico, massacrato (e questo avviene soprattutto a danno delle povere piante, a cui sono tolte luce e ossigeno necessari ai processi di fotosintesi) e schiacciato dal cemento.

La penisola è purtroppo tra i primi quattro Paesi al mondo ad avere questo grave problema (nel 2008 sono state prodotte ben 43 milioni di tonnellate di calcestruzzo), tanto da essere appellata come la “Cenerentola” della biodiversità.

Tuttavia, nonostante questo triste e costante processo di degenerazione, arrivano anche dei segnali confortanti confermati dalla stessa Ispra e dal suo commissario, il prefetto Vincenzo Grimaldi, che hanno parlato di una bozza di strategia nazionale in cui per la prima volta in assoluto è stata posta l’ideazione e l’attuazione di un piano di monitoraggio del suolo, allo scopo di controllarlo e rivitalizzarlo. La speranza è che il progetto diventi presto realtà concreta, evitando a tutti i costi di diventare una triste predica nel deserto di un territorio sempre meno vivo.

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2 Risponde a La terra italiana piange soffocata dal cemento

  1. avatar
    brandisilvana@hotmail.it 26/02/2010 a 12:19

    grazie… c’e’ qualcuno che ama e sente la madre terra … bravo

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  2. avatar
    Adriano Ferrarato 27/02/2010 a 01:44

    Grazie mille a te Silvana!!!!

    Rispondi

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