La Televisione, i cittadini e la politica

Cosa pensano i cittadini italiani sui mezzi di informazione? Secondo un sondaggio, effettuato da Demos-Coop, più della metà degli italiani ritiene che la forte influenza di Berlusconi sui media danneggi la libertà di informazione e condizioni l’andamento della politica

di Sabina Sestu

La televisione come specchio della società. Italiani poco obiettivi sulla realtà che li circonda. Cittadini di parte e poco attenti alle problematiche sociali e politiche del paese. Telespettatori passivi e supini al governo. Abbonati affamati di stragi, scandali e di mostri sbattuti in prima pagina. Siamo davvero tutto questo noi abitanti dello Stivale? Visionando le statistiche relative al sondaggio dall’Osservatorio Demos-Coop, non è proprio così. Certo l’82,9% dei cittadini del nostro paese usa la televisione come fonte di informazione, ma la percentuale è in calo rispetto al 2007 (87%) e allo scorso anno, quando l’86,7% si informava tramite i Tg, ma comunque resta sempre altissima. Ma ciò che più salta all’occhio è che proprio i Tg considerati più faziosi perdono la maggior parte dei consensi. Il Tg1 di Minzolini passa dal 69% di share nel 2007 al 53,2% di quest’anno, registrando un -15,2%. Mentre il Tg4 perde il -3,3% dei telespettatori attestandosi al 23,6% e Studio Aperto registra un -3,1%. E il Tg5? Ottiene un -10,7% rispetto a tre anni fa e si garantisce un 48,6%. I telespettatori premiamo il Tg di La7, che guadagna un +11,5%,  Rainews24, +17,6, e Sky Tg24, +13,7 . Rimane stabile al 63% il Tg3. Mentre i Tg regionali Rai restano i più apprezzati. E guarda caso proprio pochi giorni fa l’Agcom ha inviato una diffida al Tg4 di Emilio Fede, a Studio Aperto e al Tg1 della Rai.

Perché secondo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni i tre Tg sono fortemente squilibrati a favore del Governo e della maggioranza. I dati in mano all’Agenzia dimostrano, infatti, che durante il periodo luglio – agosto – settembre si è registrato «un forte squilibrio nel tempo dedicato da alcuni telegiornali (Tg1, Tg4, Studio Aperto) a favore della maggioranza e del Governo –si legge nella nota inviata dall’Agcom – la commissione ha pertanto deliberato di impartire una diffida al Tg1 e un richiamo al Tg4 e a Studio Aperto. Qualora lo squilibrio perdurasse verranno adottati ulteriori provvedimenti». Fede si è difeso dalle accuse dell’Agcom. «Dopo 50 anni di giornalismo ai miei livelli – ha affermato il direttore del Tg4 – non c’e agenzia che mi possa venire a dire come devo fare il mio mestiere. Rispondo alla mia coscienza non a quella di Agcom, che è un parlamentino politico dove prevalgono anche scelte ideologiche. Nel mio tg prevalgono le scelte professionali, giornalistiche. Io so come si fa giornalismo, loro no». Il direttore del Tg4 è stato smentito dai telespettatori, come si evince dal sondaggio della Demos.

Il logo di Annozero

Ciò che forse si aspetterebbero gli italiani, almeno dalla televisione pubblica, è più obiettività e meno faziosità.Così come lo richiedono anche coloro che la televisione la fanno. Raffaella Carrà ha, infatti, rivelato che «la Rai mi voleva ma la “guerra interna” mi ha fatto dire no». E  Saviano ha dichiarato sarcastico: «La censura? Oggi non ci arrestano ma abbassano i decibel del volume». E infatti il pubblico premia proprio quelle trasmissioni che il premier e la maggioranza contestano di più e che in più di un’occasione hanno cercato di far tacere. Come Annozero, che nella quarta puntata dedicata alla crisi economica e all’affaire Marcegaglia-Giornale, ha fatto segnare il record stagionale con 6.283.000 telespettatori e il 23,47% di share. Così come piace Report, il programma condotto da Milena Gabanelli, che per la puntata di esordio stagione ha trattato la vicenda della villa ad Antigua del Premier Berlusconi ottenendo il 18,7% di share, pari a 4 milioni 928 spettatori. Report batte la concorrenza (Distretto di polizia, su Canale 5, che ha avuto 4 milioni 194 mila spettatori) anche se il prime time Rai va a Terra ribelle con 5 milioni 153 mila spettatori.

La cronaca nera tiene incollati al video milioni di telespettatori. Per il caso della quindicenne Sarah Scazzi è scoppiata la polemica anche all’interno degli organi di informazione. Il presidente della Fnsi Roberto Natale ha difatti ribadito che «sbaglia l’informazione, sbagliamo noi giornalisti quando pensiamo di non dover filtrare sulla base della rilevanza dei fatti i documenti dei quali siamo venuti in possesso. Il giornalista non è un incontinente che pubblica, mette in pagina o in onda tutto quello che ha – precisa Natale – ma seleziona, in base alla rilevanza e agli effetti che certe pubblicazioni possono avere. Dobbiamo saper scegliere: dove ci sono fatti aggiuntivi e rilevanti ne parliamo, dove c’è solo la ricerca dell’audience, magari facendo leva sull’orrore, lì un bravo giornalista si ferma prima. Il nostro giornalismo – conclude Natale – troppo spesso fruga in queste vicende perché la leva dell’orrore funziona e non fruga abbastanza in altre. In tal senso considero di grande civiltà professionale la scelta fatta, per esempio, dal direttore de La Stampa Mario Calabresi, richiamandoci al rispetto del lenzuolo bianco».

E la maggioranza come risponde? «Sarebbe davvero grave – aveva detto Ghedini riguardo alla trasmissione della Gabanelli – se la Rai mandasse in onda un programma con notizie così insussistenti e diffamatorie e senza alcun contraddittorio». Nicolò Ghedini è l’avvocato penalista del premier e deputato del Pdl, colui che ha sostenuto che la legge non si applica necessariamente allo stesso modo per tutti i cittadini. Mentre Paolo Romani, ministro dello sviluppo economico, ha attaccato Serena Dandini, affermando che «é anche peggio di Santoro». «E’ scoraggiante. In campagna elettorale, quando non poteva fare il programma con ospiti politici – ha detto il ministro – la Dandini ha invitato solo giornalisti chiaramente di sinistra facendo, di fatto, campagna elettorale. Per non parlare poi delle sue domande retoriche e preconfezionate». Mentre apprezza il Tg di Minzolini: “E’ quello che guardo – ha infatti dichiarato tempo fa Romano – se voglio essere sicuro di essere informato in una maniera ragionevolmente corretta». E riguardo ai Tg che considera più disinformativi, il ministro ha detto che «guardo il tg3 o anche RaiNews 24 – e sottilizza – il Tg3 fa danni per 30 minuti. Rainews24 fa danni per 24 ore».

Il Tg3 e RaiNews24 risposero che le affermazioni di Romani «non fanno altro che confermare il fastidio che una certa politica prova nei confronti di un’informazione corretta ed equilibrata. Vogliamo ricordare al viceministro che informazione è cosa diversa dalla propaganda – si legge nella nota congiunta inviata dai due Tg – e, soprattutto nel servizio pubblico, è necessario tenere a mente che un’informazione senza bavagli è fondamentale per la democrazia nel Paese. Anche quando risulta scomoda al governo o a una parte politica. E’ forse a questo che si riferisce Romani quando parla di danni causati dal Tg3 e Rainews24». Carlo Verna, segretario del sindacato dei giornalisti Rai definì le dichiarazioni di Romani “parole indecenti”. Per Verna, il Tg3 e RaiNews24 erano e sono «due testate del servizio pubblico, apprezzate e seguite da molti italiani ma da tempo nel mirino di quei settori della maggioranza vicini al premier». Le dichiarazioni di Verna sono state confermate anche dagli intervistati del sondaggio Demos, considerato che il 55% degli italiani che hanno partecipato all’inchiesta considera il conflitto di interessi del Presidente del Consiglio deleterio per la libertà dell’informazione e condizionante l’andamento della politica.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

2 Risponde a La Televisione, i cittadini e la politica

  1. avatar
    CARLO POCHY RIANO' 29/10/2010 a 20:59

    PURTROPPO E’ CHIARO CHE BERLUSCONI HA UNA FORTE INFLUENZA SUI MEDIA CONDIZIONANDO NON POCO LA POLITICA ITALIANA.DOVEVA ESSERE LA SINISTRA NEGLI ANNI PASSATI A EVIDENZIARE QUESTO CONFLITTO DI INTERESSE CHE NON VI E’ IN NESSUN PAESE DE MONDO.E PURTROPPO SIAMO NOI A DOVERCI SOPPORTARE BERLUSCONI.CARLO POCHY RIANO’ SEGRETARIO GENERALE POLITICO DELLA C.I.L.CONFEDERAZIONE INTERCATEGORIALE LAVORATORI

    Rispondi
  2. avatar
    SabinaS 30/10/2010 a 09:08

    Ha ragione Carlo, ma la responsabilità è anche nostra. Siamo noi cittadini che attraverso il nostro silenzio accettiamo una situazione che in altri Paesi sarebbe considerata inammissibile. Molti italiani amano, o amavano, Berlusconi tanto da volerlo come capo del nostro Governo. Per coloro i quali il conflitto d’interessi è dannoso per una vera democrazia e altera le regole del gioco politico, non rimane altro da fare che protestare ed educare quella parte di popolazione a una reale vita democratica, o almeno provarci. E’ a tutta la classe politica, a mio parere, che piace questa ambiguità della democrazia all’italiana perché è più semplice “giocare” alla politica che farla seriamente.

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews