La tassa al 75% e il terremoto del calcio in Francia

Cavani real city (calcioquotidiano.it)

Tutti gli stipendi sopra il milione di euro (compreso quello di Edinson Cavani) saranno tassati al 75% per la parte eccedente il milione

Parigi – Il presidente della Repubblica Francese, François Hollande, ha ricevuto all’Eliseo i presidenti delle principali squadre di calcio della Ligue 1, la massima serie calcistica francese, in un incontro finalizzato a discutere gli effetti dell’applicazione della tassa al 75% sugli stipendi dei calciatori superiori a 1 milione di euro.

La decisione dell’esecutivo transalpino, che come primo effetto ha ottenuto quello di cancellare la giornata di campionato del 30 novembre, durante la quale tutte le squadre aderiranno a uno sciopero (tanto la serie maggiore quanto quelle minori), è sotto accusa per i gravi squilibri finanziari che – a detta delle squadre – porterebbe nei bilanci aziendali.

Se già nella stagione 2012-2013, si lamentano i presidenti del calcio, c’è stata una perdita complessiva di 60 milioni di euro, i 44 milioni richiesti dallo Stato attraverso questa tassa (un calcolo approssimativo e non ancora definitivo, basato sugli stipendi che percepiscono i campioni di Monaco, Paris Saint German e via dicendo) porterebbero il buco di bilancio a oltre 100 milioni di euro, con numerosi problemi organizzativi e con il rischio concreto di «uccidere il calcio francese».

Il modello francese, che negli ultimi anni ha visto l’invasione dei petrodollari – i quali hanno permesso di portare sotto la Tour Eiffel campioni del calibro di Zlatan Ibrahimovic, Thiago Silva ed Edinson Cavani, con esborsi colossali – è però nel suo DNA fallimentare, a causa degli scarsissimi introiti pubblicitari e di biglietteria (che rappresentano il 26% dei guadagni, contro una media europea del 44%), rispetto a quelli dei diritti Tv, che dominano i bilanci con il 54% (+17% rispetto agli altri grandi club del Vecchio continente).

«Non ho costruito un nuovo stadio per farci giocare una squadra di dilettanti», si è lamentato Michel Seydoux, presidente del Lille, che lo scorso anno ha inaugurato in pompa magna lo Stade Pierre-Mauroy, costato quasi 300 milioni di euro. Ebbene, a lamentarsi sono solo i pesci più grandi, per i quali la tassa peserà gravemente sul bilancio, ma con un effetto chiarificatore sull’attuale dinamica del calcio: più i giocatori vengono pagati, minori sono i vantaggi effettivi.

Lo si è visto in Spagna con un Real Madrid che, pur ricoprendo di milioni Mourinho e Cristiano Ronaldo, non ha neanche sfiorato la sua decima Champions League, e lo si vede ora in Francia, che nonostante navighi nel petrolio, non ha portato il suo calcio ai vertici d’Europa. Come al solito, le logiche di mercato interessano solo chi ha quei soldi per lamentarsi, se è vero che le quattro squadre più piccole della Ligue 1 (Ajaccio, Guingamp, Bastia e Valenciennes) vedranno un effetto massimo dello 0,6% sul budget con l’applicazione di questa tassa hollandiana.

«Saremo costretti a cedere i giocatori migliori», gridano dalle parti del PSG, che verserà nelle casse dello Stato 20 milioni di euro (circa il 5% del budget annuale, stimato in 430 milioni), ma Hollande insiste che la tassa riguarderà tutte le aziende che applichino stipendi superiori al milione. Per una volta, il calcio dovrà arrendersi alla realtà dei fatti, e alla campagna moralizzatrice della quale ha tanto bisogno.

Stefano Maria Meconi

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