La spia degli Ayatollah incastrata da Israele

La spia degli Ayatollah incastrata da Israele

La spia degli Ayatollah incastrata da Israele

Tel Aviv - Se quello che è accaduto fosse il titolo di un film non potrebbe essere che Intrigo internazionale. All’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, lo Shin Bet, l’agenzia di intelligence per la sicurezza degli affari interni, ha sottoposto a fermo il sig. Alì Mansouri, cittadino belga ma di nascita iraniano, con l’accusa di spionaggio e pianificazione di attività terroristiche a danni di Israele.

Lo ha reso noto lo stesso Shin Bet con una nota comunicata ai media nazionali, indicando il compimento dell’operazione di intelligence lo scorso 11 settembre. Secondo la ricostruzione del servizio di sicurezza il sig. Alì Mansouri, una volta sottoposto ad interrogatorio, avrebbe confessato di essere stato arruolato ed addestrato dall’unità speciale al-Qods delle Guardie della Rivoluzione, conosciuti in Occidente come Pasdaran, al fine di realizzare operazioni contro obiettivi americani ed israeliani.

Altresì, l’accusato avrebbe rivelato agli ufficiali dello Shin Bet anche il piano di infiltrazione in Israele. Avrebbe realizzato un’identità ad hoc per l’operazione di spionaggio. Presupposto fondamentale per la sua attività segreta era acquisire una cittadinanza di copertura, cosa che avvenne nel 2006 quando sposò una cittadina belga per poi successivamente divorziare. Con in attivo la cittadinanza comunitaria, sotto il falso nome di Alex Mans, imprenditore belga con aziende in Israele, avrebbe dovuto beffare i controlli di sicurezza e costituire una rete di intelligence iraniana sul territorio israeliano.

Ma l’Agenzia per la sicurezza interna dello Stato ebraico era in attesa dell’arrivo della spia all’aeroporto di Tel Aviv dal momento che aveva messo piede sull’aereo che l’avrebbe portato in Israele. L’hanno pedinato e seguito in tutti i suoi spostamenti, hanno documentato la sua attività di fotografo, hanno indagato ed accertato che le società costituite in Israele dal fantomatico signor Alex Mans altro non erano che delle scatole vuote il cui reale fine era quello di giustificare la presenza della spia stessa nel Paese della stella di Davide. Il giorno della ripartenza è stato fermato dalla sicurezza degli affari interni e trovato in possesso di fotografie relative all’ubicazione di edifici governativi israeliani e sedi diplomatiche statunitensi presenti nel Paese. Quanto necessario per incastrarlo con l’imputazione del reato di spionaggio a danno di Israele e a favore di altra potenza straniera.

Lo stesso Mansouri rivela che gli era stato promesso un milione di dollari qualora fosse riuscito a usare la sua posizione di imprenditore per creare una rete di informatori in Israele per conto dell’intelligence iraniana, “per danneggiare interessi israeliani e occidentali”. L’uomo era già stato in Israele nel luglio 2012 e lo scorso gennaio. Come in tutti questi casi in cui le spie vengono “acciuffate” dallo Stato spiato, anche Teheran ha negato di avere qualsiasi legame con un uomo arrestato in Israele il mese scorso con l’accusa di spionaggio per conto del regime degli Ayatollah. Marzieh Afkham, portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha definito le accuse israeliane come prive di fondamento bollando il tutto come miseri tentativi del regime sionista di fare una campagna contro l’Iran.

La spia degli Ayatollah incastrata da Israele

La spia degli Ayatollah incastrata da Israele

Siamo entrati in una nuova fase di rapporti tra Iran ed Occidente. Differentemente dal passato, il presidente Rouhani manda chiari segnali di disgelo e dialogo con i Paesi che dal 1980 sono i due più accaniti avversari. Anche se l’episodio della spia Mansouri rimane un fatto grave, gli Stati Uniti sembrano intenzionati a lasciar passare per non pregiudicare gli sforzi iraniani di instaurare un dialogo che, forse, è mancato da troppo tempo per la volontà di entrambi i contendenti.

La maggiore paura dell’Occidente rimane il piano atomico iraniano ma se, dall’altra parte, esistono persone riformiste come Rouhani alle leve di comando forse l’atomo fa un po’ meno paura. Se il Paese intende davvero cambiare direzione nel corso della Storia, i riformisti dovranno scendere per strada con la stessa intensità dimostrata nelle passate contestazioni al presidente Ahmadinejad ma, diversamente da allora, questa volta dovranno sostenere e appoggiare il loro presidente riformista nell’arduo sentiero che porta alla democrazia.

Marco D’Agostino

Foto: Associated Press, Ben Hartman

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