La spazzatura non esiste: in Spagna una bio-moneta per provarlo

Economia circolare (elsalmoncontracorriente.es)

Economia circolare (elsalmoncontracorriente.es)

Madrid – Siamo talmente abituati a vedere il mondo come ce lo mostrano che difficilmente riusciamo nel nostro quotidiano a pensare fuori dagli schemi. Se nel ventunesimo secolo la spazzatura è ancora un problema o percepita come un costo in gran parte d’Italia, è perché noi lo vogliamo. Questo messaggio arriva dalla Comunità Autonoma di Madrid, dove una associazione sta iniziando un progetto di moneta complementare che valorizzi il sistema di rifiuti.

Il PROBLEMA – Gestire la raccolta dei rifiuti, differenziata o no, non è certo un compito facile a seconda del contesto e della dimensione della città. Quando noi ricicliamo il secco dall’umido, sappiamo più o meno cosa si farà e perché si ricicla vetro, carta, plastica, alluminio e così via. Però l’umido dove va? Il processo si chiama compostaggio e serve per spiegare un trattamento che trasforma il così chiamato umido in ammendante agricolo o concime naturale. Ogni 100 kg, mediamente si estraggono 30-40 kg di compost per l’agricoltura o anche del biogas. Bene questo processo costa in Spagna dai 150 ai 300 €/tonnellata; in Austria lo stesso processo è di 50 €/tonnellata. Perché? La risposta è efficienza.

Impianto di compostaggio di rifiuti industriali, Salerno (www.aiigcampania.org)

Impianto di compostaggio di rifiuti industriali, Salerno (www.aiigcampania.org)

LA SOLUZIONE – A Madrid, la Asociación Economías BioRegionales sta portando avanti un progetto di bio-moneta garantita dall’Euro e complementare. Il concetto di moneta complementare, sviluppato negli ultimi 30 anni ma in Italia ancora poco conosciuto, sostiene che la moneta sia un accordo e che un solo accordo non basta a soddisfare tutti i bisogni. Questa moneta favorirebbe l’economia circolare, cioè quella economia che utilizza le risorse in maniera costante, cioè no ad un modello produrre-usare-buttare, ma si ad un modello dove non si butta via niente.

IL MECCANISMO – Quindi basta chiamarli rifiuti ma risorse. Ecco come. La fase di lancio prevede che un’amministrazione locale finanzierà con 10.000 € l’associazione, la quale si occuperà, grazie anche ad una seconda impresa, dei bio-rifiuti ed emetterà 10.000 unità di bio-moneta locale che andranno assegnate agli agricoltori iscritti al programma. I cittadini potranno portare i loro rifiuti verso specifici punti di raccolta (per esempio orti urbani), organizzati in nodi: gruppi informali di 20 famiglie, che ogni 10 nodi formeranno una rete. L’impresa di gestione si occuperà di trattare il compost e venderlo in parte in moneta locale agli agricoltori. Questi venderanno i loro prodotti parte in bio-moneta e parte in euro. L’obiettivo è far inserire vari negozi e attività locali nella rete della moneta per incentivare il consumo locale. La moneta sarà presentata in un tour per tutto il mese di luglio. 

Domenico Pellitteri

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