La Spagna cresce ai livelli più alti dal 2007

Nonostante ciò la disoccupazione è ancora alta, gli inattivi sono in crescita e il Paese è insoddisfatto

Mariano Rajoy, premier uscente (www.mirkobellis.it)

Mariano Rajoy, premier uscente (www.mirkobellis.it)

Madrid - La Spagna non smette di crescere. Questa è la notizia del giorno nel Paese, al pari del rinvio al giudizio della Infanta Cristina, membro della famiglia reale. Nonostante ciò, il periodo socio-economico spagnolo non è certo facile. Sembra un paradosso ma è così e la prova di ciò è la maggioranza non raggiunta dal premier uscente, Mariano Rajoy, che non permette al Re di dare un mandato chiaro per il nuovo governo. La crescita economica però c’è e a dirlo è l’istituto nazionale di statistica iberico, INE.

LA CRESCITA - L’anno 2015 ha fatto registrare nel complesso un PIL in crescita del +3,2% rispetto all’anno precedente, un decimo meno delle previsioni ottimistiche del dicastero con a capo Luis De Guindos e un decimo in più di quanto stimato dal guardiano FMI. L’ultimo trimestre ha segnato un +0,8% rispetto al trimestre precedente e +3,5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno passato. Complessivamente si tratta dei migliori dati dal 2007.

DEFLAZIONE E POSTI DI LAVORO - Quel che è chiaro è che la domanda spagnola ormai da un paio d’anni è ripartita. Nonostante ciò, il tasso d’inflazione, cioè l’aumento generalizzato dei prezzi, è rimasto a O. Addirittura proprio oggi arrivano i dati di gennaio dell’indice dei prezzi al consumo che è calato dello 0,3% rispetto al gennaio dell’anno passato. La Spagna è in deflazione ma cresce e molto; una situazione al quanto bizzarra, in parte dovuta al crollo del prezzo del petrolio.

OCCUPATI E DISOCCUPATICirca 520 mila posti di lavoro sono stati creati nel 2015, 80 mila meno di quanto calcolato dal governo. Di questi solo 170.600 sono a tempo indeterminato. Inoltre la disoccupazione è diminuita di 678.200 unità, il che significa che gli inattivi sono aumentati di circa 160 mila unità; aumenta quindi il numero di chi, pur essendo attivo, non cerca più lavoro. Bisogna ricordare che circa il 25% di chi lavora ha un contratto a tempo determinato e il trend è evidentemente in crescita. Inoltre, il 15% dei lavoratori ha un contratto part-time. La disoccupazione nonostante tutto rimane alta al 20,9% con punte del 40% se si guarda a quella giovanile. Inoltre la creazione dei posti di lavoro non è uniforme: se la Catalogna, Madrid e l’Andalusia trainano l’economia vi sono molte altre regioni in seria difficoltà. Nonostante il netto trend positivo degli ultimi due anni non bisogna dimenticare che Rajoy, nel caso in cui non fosse ancora lui il prossimo premier, sarebbe il primo presidente a vedere il numero degli occupati a diminuire da quando è stato investito nel 2011 ad oggi. Nei numeri dunque si leggono alcune delle ragioni per le quali la Spagna è in crisi politica, perché una crescita che non migliora le condizioni di vita serve solo a riempire titoli di giornali e non a vincere le elezioni.

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