La Spagna ai tempi della crisi, tra calcio e austerità

Madrid – Fino a non molti anni fa, la Spagna ha rappresentato il baluardo della libertà giovanile di mezza Europa. Andare in Spagna per vacanza, per studio o per lavoro rappresentava il coronamento di un sogno, il raggiungimento di uno stato di gioia assoluta, grazie al grande benessere, alle leggi moderne e a un generale clima di serenità ormai scomparsa.

La Spagna del 2012 è un Paese che fa letteralmente a pugni con lo spread e la crisi bancaria, che contesta un governo eletto sei mesi fa con una maggioranza schiacciante – la più forte del post-Franco – poiché costretto ad applicare misure di contenimento del deficit ben peggiori di quelle attuate dall’esecutivo italiano, ma che trova la forza e la gioia di celebrare l’ennesimo successo della Roja, come estremo tentativo di riscatto.

Con il 24,6 percento di disoccupati – benché in consistente calo rispetto al mese precedente – il Paese del sempre meno amato re Juan Carlos I ha avviato un programma di ampie riforme e aggiustamenti, che coinvolgono tanto il mondo del lavoro quanto i bisogni primari delle famiglie, a cominciare da un risparmio di 450 milioni di euro possibile eliminando il ticket da diversi farmaci non-salvavita. Un provvedimento contestato dalle sigle sindacali, dall’opposizione guidata dal Psoe di Rubalcaba e non applicato dai Paesi Baschi, ma che garantisce un risparmio di non poco conto in tempi di austerity obbligatoria.

Benché impopolare, Mariano Rajoy ha ottenuto una grande vittoria nell’ultimo vertice europeo, alleandosi con Mario Monti affinché venisse garantita la possibilità di “calmierare” lo spread utilizzando il fondo salva-stati. La presa di posizione congiunta dei due giganti impoveriti del Mediterraneo è più fisiologica che patologica. Per quasi trent’anni, Spagna e Italia hanno avuto una storia totalmente opposta: l’Italia, con un debito pubblico in crescita esponenziale e uno scarso aumento del Pil, la Spagna con forti tassi di crescita spinti dai finanziamenti europei che hanno consolidato la ritrovata democrazia.

Con l’avvento della crisi economica mondiale, entrambe le nazioni hanno sperimentato un rallentamento consistente, che si è poi ulteriormente accentuato con la crisi del debito, che in Spagna ha visto una sua ulteriore espansione con il dramma di Bankia, una delle prime banche sull’orlo del fallimento, con conseguente richiesta all’Europa di un prestito di quasi cento miliardi di euro per far fronte all’emergenza bancaria, eventualità questa non accaduta nel Bel Paese.

L’estate è giunta, il Mediterraneo è tra due morse: il caldo e l’austerità. Il recupero sarà lento e graduale, ma ci sarà, perché la storia insegna che dalle crisi si esce, ma nel frattempo ci si consola con il calcio. La Spagna, vincente, riscrive la storia dello sport. L’Italia, pur sconfitta, ma con il prezioso scalpo teutonico, dimostra di non essere la Cenerentola d’Europa.

Stefano Maria Meconi

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