La Siria fornisce già informazioni sulle armi chimiche

La guerra in Siria imperversa ormai da oltre due anni

La guerra in Siria imperversa ormai da oltre due anni

Damasco – Sono iniziate a trapelare, da parte del governo ufficiale di Damasco, le prime informazioni sull’arsenale chimico dell’esercito della Siria. «Una prima divulgazione iniziale», come è stata definita dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (che collabora con le Nazioni Unite), alla quale faranno seguito ulteriori informazioni, che verranno rilasciati nei prossimi uno-due giorni.

Si tratta di un passaggio fondamentale dopo l’accordo raggiunto tra Stati Uniti d’America e Russia che, lo scorso 14 settembre, avevano rilasciato un documento congiunto affermando la necessità di un “censimento” rapido delle armi chimiche possedute dal regime di Bashar al-Assad, che andranno distrutte quanto prima, per evitarne l’uso sui civili in battaglia.

Oggetto di particolare interesse per la Opcw e per le due superpotenze coinvolte sono cinque elementi: gli strumenti di produzione delle armi chimiche, le sostanze con le quali le armi vengono riempite e mescolate, le armi complete e incomplete e i sistemi di “consegna” (ovvero il loro effettivo utilizzo in battaglia), gli agenti e precursori chimici e i materiali – chimici e strumentali – impiegati a scopo di ricerca e sviluppo delle armi chimiche.

Usa e Russia hanno concordato, di concerto con la Organisation for the Prohibition of Chimical Weapons, che gli agenti chimici impiegati per fabbricare le bombe (gas nervino e così via) dovranno seguire un iter ibrido per la distruzione, con la rimozione coatta dal paese e la distruzione, che dovrebbe essere operata nelle aree costiere, dove la concentrazione della popolazione è minima.

Il processo informativo sulle armi chimiche in Siria sta seguendo un iter particolarmente rapido: rispetto ai 60 giorni canonici, infatti, si è passati a soli sette giorni, «a causa della straordinaria preoccupazione sulle armi in Siria», ha riferito il portavoce dell’Opcw, Michael Luhan, che ha aggiunto come questa procedura sia «irregolare e mai affrontata prima», ma che in ogni caso richiederà diverso altro tempo, attraverso il comitato tecnico dell’organizzazione, per studiare come meglio procedere all’eliminazione delle armi.

Le armi chimiche sono state utilizzate in numerosi attacchi durante il conflitto tra lealisti e ribelli, ma a risvegliare l’attenzione della comunità internazionale è stato l’attacco alla periferia di Damasco del 21 agosto scorso, nel quale sarebbero state uccise circa 1.400 persone, in uno dei più sanguinosi attacchi dall’inizio della guerra civile, due anni fa.

Stefano Maria Meconi

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