La Sicilia del clientelismo sulle spalle del cittadino

sicilia-flagPalermo - Se l’ex governatore della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro (ex UDC), in carica dal 2001 al 2008 e l’attuale presidente, Raffaele Lombardo (MpA), non fossero mai esistiti, qualcuno avrebbe dovuto inventarli. Senza di loro mancherebbero degli esempi in carne ed ossa di cosa significa buttare via milioni di euro in pratiche clientelari il cui abnorme costo si rovescia sulle tasche dei contribuenti.

Burocrazia – La prima voce di sperpero è certamente la mastodontica macchina burocratica. Secondo il Copaff (Commissione tecnica per l’attuazione del federalismo), l’amministrazione della Regione Sicilia divora 1.550.845.064 miliardi di euro. Una enormità che trova paragone solo con la spesa sostenuta dai cittadini per pagare gli stipendi all’esercito di impiegati e funzionari: 1.744.681.578 euro. In sostanza, ogni impiegato pesa sulle tasche del contribuente 349 € e il rapporto tra il costo degli stipendi e la spesa complessiva – relazione cardine all’attuazione del federalismo per valutare la qualità delle amministrazioni e stabilire quali dovranno reggere gli oneri maggiori della manovra antideficit – si aggira intorno al 10,4%. Al confronto, regioni come il Molise e la Calabria, che pure annegano nella spesa pubblica stipendiale, si limitano al 4,25% e al 3,8%. Eppure la Sicilia avrebbe dovuto per legge ridurre il numero degli impiegati già nel 2008, come ricorda il procuratore generale Giovanni Coppola, presso la Corte dei Conti della regione, a partire dallo sproporzionato numero di dirigenti. Troppi, rispetto ai dipendenti in un rapporto di un alto funzionario ogni 5,6 subordinati. Invece, fatta la Finanziaria, approvato l’inganno. Tra il 2009-2010, si è preferito assumere degli altri impiegati piuttosto che mandare a casa i superiori. Risultato: si sono arruolate “15.600 unità di personale non dirigenziale”. Un affare.

Al di là delle nude cifre, per capire quanto l’attività clientelare sia diffusa nei palazzi e palazzetti della politica locale, basta dare un’occhiata al Comune di Palermo che paga gli stipendi a 9.594 dipendenti su una popolazione di 656.667 individui il che, tradotto, implica che c’è 1 occupato nel pubblico impiego ogni 68 abitanti.

Consulenze - Non è finita. Se la Regione con i suoi 20 mila dipendenti ritiene che un posticino sicuro a spese dello Stato non si neghi a nessuno, pare al contempo essere convinta che la pratica si possa estendere anche ai collaboratori esterni. Nell’ultimo anno, la Sicilia ha sfiorato quota 14.169 contratti di collaborazione, circa il 5% in più rispetto al 2008. Dunque, nuova spesa, nuovo interesse della Corte dei Conti, la quale – dati alla mano – ha calcolato che il costo di tante partecipazioni vale circa 200 euro in più, pro capite, sulla spesa corrente contributiva.

Il lavoro – Un’altra incredibile voce di bilancio isolano è quella della Politica per il lavoro, un settore che impiega 452.389.933 milioni di euro di cui circa 240 milioni vengono spesi per la “Formazione professionale”. Secondo il pg Coppola, tanti quattrini servono per pagare un generoso numero di insegnati che tengono corsi di qualificazione. Ogni corso costa più o meno 108 mila euro e le classi non superano gli 11 studenti. Il tutto perchè circa uno studente e mezzo – questa la media – trovi un posto di lavoro. Dunque, per la Corte dei Conti permettere ad una potenziale forza professionale di essere inserita in una attività lavorativa costa circa 72 mila euro a testa con risultati molto deludenti.

Scandali – A proposito di lavoro e clientelismo, in Regione non mancano gli episodi di nepotismo e dubbio comportamento. Nel 2004, per esempio, Cuffaro assunse 23 giornalisti esterni designandoli al ruolo di redattore capo. La sostanziosa ventina venne reclutata senza concorso e a stipendio pieno: 3.800 euro mensili. All’apparenza nulla di strano se non fosse che ognuno dei fortunati giornalisti professionisti o pubblicisti (dunque incaricati senza reali requisiti di professionalità) erano tutti vicini ad alti esponenti della politica e/o stretti conoscenti di assessori regionali. Insomma, il lavoro non è bello se non è raccomandato. Peccato che l’efficiente Corte dei Conti sicula non la pensi allo stesso modo e nel 2009 ha sollevato il dubbio di illegittimità delle assunzioni sostenendone l’immotivata natura nonchè l’assenza di una modalità contrattuale chiara e definita. In effetti, secondo la legge tutte i reclutamenti di personale esterno devono essere a tempo determinato e giustificati dalla mancanza di qualifica del personale già in sede. Invece, Cuffaro li prese senza giusta causa, li tenne ad oltranza e Lombardo nel 2008 li riconfermò. Risultato: la magistratura ha chiesto il conto. Nel gennaio scorso i due governatori sono stati condannati a rimborsare alle casse isolane 7 milioni 300 mila euro.

Raffaele Lombardo

Raffaele Lombardo, attuale governatore Regione Sicilia

Per Cuffaro, però, le grane non finiscono qui. La giustizia, all’inizio di dicembre, ha imputato all’ex governatore anche un danno erariale pari a 37 milioni di euro. Il motivo è un altro nugulo di assunzioni, questa volta nel Pronto intervento del 118. In sintesi, la Regione e la Cri (Croce Rossa Italiana), tra il 2005 e il 2006 – giusto in prossimità della campagna elettorale locale – hanno deciso per un improvviso aumento del numero di ambulanza con conseguente necessità di nuove assunzioni. Anche qui la Corte non ha mancato di fornire dei dati sorprendenti: per ogni mezzo di soccorso attualmente in Sicilia girano circa 3.200 barellieri e una spesa corrente che nel 2008 ha sfiorato i 90 milioni di euro.

E via così – Naturalmente si potrebbe continuare ancora: dal costosissimo sistema socio-sanitario, il cui costo, tra truffe farmaceutiche ed esami inutili si aggira sui 100 miliardi di euro, alle frodi alla Ue. Tali e tante che il Times, qualche tempo fa, osservava come la Sicilia, nel periodo 2000-2007, abbia ottenuto e mandato in fumo 7,4 miliardi di sterline, ovvero circa 8 miliardi di euro. Lo scopo del progetto, Agenda 2000, era di consentire alla Sicilia di mettersi alla stregua produttiva del resto d’Italia e dell’Europa. Non ci è riuscita.

Chantal Cresta


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