La Serbia verso il prolungamento del commissariamento europeo fino al 2014

Francesco Florit, a capo dei giudici Eulex in Kosovo

Pristina – Lo European Union Rule of Law Mission in Kosovo non terminerà più alla fine del mese, come previsto, ma verrà prolungato fino al 14 giugno 2014.

Atifete Jahjaga, la presidente del neonato stato balcanico, proclamatosi indipendente il 17 febbraio 2008, ma il cui riconoscimento internazionale non è ancora universalmente condiviso (sono 51 gli stati membri dell’ONU che non lo riconoscono come tale), ha infatti ottenuto dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, la britannica Catherine Margaret Ashton, di far terminare proprio nel 2014 la missione civile europea.

L’Eulex, una costola ad hoc della Politica europea di sicurezza e difesa (così come introdotta dal trattato di Lisbona del 2007), ha preso il via subito dopo la dichiarazione di indipendenza del governo del Kosovo, recependo il mandato dell’amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite, approvata a sua volta nel 1999 con la resolution 1244, ed è composta di 3.200 membri (1.950 stranieri, provenienti dai paesi membri dell’Ue, Norvegia, Svizzera, Turchia, Croazia e Stati Uniti d’America e 1.250 kosovari).

Tra i compiti dell’Eulex vi sono quelli giuridici, con l’invio di numerosi magistrati che assisteranno il processo di evoluzione e riforma del sistema giudiziario, di sicurezza interna e controllo delle dogane e il livellamento dei nuovi apparati statali agli standard previsti e incoraggiati dall’Unione Europea.

Nello specifico, i tribunali retti da magistrati europei e impegnati in un fittissimo calendario di udienze e sentenze, garantiranno il rispetto dei diritti dei cittadini al di là di ogni possibile influenza politica o istituzionale. I membri dell’Eulex, diretti dal giudice friulano Francesco Florit (responsabile anche di una serie di bollettini informativi distribuiti alla cittadinanza sull’attività dei giudici) sono divisi su tre livelli di competenza, sia per quanto riguarda i procedimenti civili che quelli penali: tribunali municipali (Pristina, Prizren, Peja, Mitrovica, Gjilan, Klina, Ferizaj, Istog, Klina, Lipjan, Viti, Deçan, Gllogovc, Podujeve), corti distrettuali (Pristina, Prizren, Peja, Mitrovica, Gjilan) e Corte suprema.

Il lavoro dei tribunali non è cessato durante questa estate, così come informa il sito ufficiale della missione (disponibile in lingua inglese, albanese e serba), ma anzi è proseguito a ritmi serratissimi per smaltire la mole di procedimenti in corso, prevalentemente accuse di corruzione verso membri dei vecchi governi, omicidi, detenzione illegale di armi e cospirazione.

Il progetto del nuovo palazzo di Giustizia di Pristina, finanziato dall'Unione Europea

In una conferenza stampa del giugno 2011, proprio il giudice Florit aveva parlato di segnali positivi nel sistema giudiziario kosovaro, che grazie al lavoro di reverting portato avanti dalle Nazioni Unite ha permesso di sollevare dagli incarichi ricoperti giudici che avevano operato nella Serbia degli anni ’80, portatori di una giurisprudenza obsoleta e fortemente anti-kosovara, e di sostituirli con nuovi giudici giovani ed esperti, formati secondo i nuovi dettami del diritto internazionale, che saranno istruiti dal pool che fa capo al giudice italiano fino al completamento della missione.

Per Florit, però, c’è ancora molto da fare sul piano non già giuridico, ma sociale e morale: in un paese giovane (età media di poco inferiore ai 26 anni), sconvolto e disilluso da anni di sottomissione alla Serbia, con un basso tasso di alfabetizzazione rispetto alla media dei paesi vicini, è facile che gli interessi di gruppi legati alla malavita organizzata possano prevalere sulla costituzione di una coscienza civile predominante, e che proprio questi flussi illegali vadano ad inquinare, nel giro di venti anni, l’Europa, verso la quale il Kosovo, tanto come la Serbia, sono naturalmente proiettati.

Benché, come si è visto, gli sforzi congiunti Europa – Kosovo stiano dando i loro frutti, e il prolungamento della missione Eulex porterà sicuri benefici al pilastro giudiziario dello Stato, il futuro della nazione continua ad essere osteggiato dalla Serbia, che si rifiuta di riconoscerne l’indipendenza, ma che ha iniziato ad ammorbidire le sue posizioni, concedendo al Kosovo il diritto di rappresentanza autonoma nei summit internazionali, sotto la pressione costante e giustificata dell’Europa.

Secondo il premier Van Rompuy, infatti, se la Serbia non completerà il riconoscimento della sua ex-provincia e non siglerà tutti gli accordi del caso, metterà a rischio la possibilità di accedere allo status di candidato per l’Unione Europea. Tra i punti critici, in particolare, la realizzazione dei posti di confine tra le due nazioni, e le condizioni di vita proprio delle zone confinanti del Kosovo, definite ancora troppo volatili e suscettibili di variazioni positive.

La situazione è complessa, così come accaduto per tutti gli stati che hanno dichiarato, nel corso degli anni, la loro indipendenza. A favore del Kosovo, però, una maggioranza ampia di stati che ne riconoscono i diritti, e il supporto della missione europea. Fra due anni si saprà se gli sforzi compiuti avranno restituito, almeno nella giustizia e nella sicurezza, i risultati auspicati.

Stefano Maria Meconi

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