La seconda natura: un documentario di Marcello Sannino – Recensione

La locandina del film "La seconda natura" (cinemaitaliano.info)

La locandina del film “La seconda natura” (cinemaitaliano.info)

Ad oggi, è un anno buono che il documentario La seconda Natura di Marcello Sannino si fa ascoltare e guardare in sala. L’ultimo riconoscimento gli arriva dal Cinema Aquila di Roma, che gli ha da poco assegnato il primo premio Contest – il documentario in sala nell’ambito della terza edizione della rassegna dedicata al cinema del reale.

Il premio romano suggerisce la capacità del documentario di Sannino di farsi apprezzare in arene ben attente non solo ai linguaggi e i format di più difficile comprensione, ma anche ai codici sperimentali della cinematografia descrittiva, tutte scelte che spesso caratterizzano i format meno narrativi, quali il documentario. E La seconda Natura di Sannino, che aspira a fare un ritratto dell’avvocato Gerardo Marotta, fondatore, nel 1975, dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, era infatti già piaciuto a Torino e al suo Festival, nell’ambito del quale, per l’edizione 2012, aveva ricevuto una menzione speciale della giuria di Italiana.Doc.

Forse il merito è di ciò che rappresenta il suo protagonista straordinario, l’Avv.Marotta, un uomo che fa indubbiamente parte della storia e che incarna il ruolo di un umanista contemporaneo in lotta ormai da mezzo secolo per la diffusione della cultura come vettore necessario all’affermazione della giustizia sociale. Una figura imponente che non si può, anche solo per rispetto, evitare di stare ad ascoltare. E che comunque, malgrado questo, sembra non bastare alle immagini.

Sì perché l’intento del film, seppure rispettabilissimo, profondo e necessario, certo non traspare per via delle sue immagini e della sua visione documentaristica. Si ha lenta intuizione dell’importanza del concetto che sta dietro al melting pot delle immagini, solo per i protagonisti presenti e passati che vengono citati, oppure perché si ha esatta cognizione di chi sia e di cosa rappresenti l’avvocato Marotta. Questo rende il documentario un esempio decisamente per pochi. Condizione che, tra l’altro, mal si plasma su quel che è il messaggio vero e proprio di Marotta che chiede una cultura come necessaria e diffusa.

Insomma il documentario di Sannino, per quanto apprezzato, forse anche per colpa di quel dannato carico di aspettativa che i premi gli hanno conferito, delude parecchio e resta un’opera noiosa, sbiadita, decrepita, sconclusionata ed antiquata. La seconda natura non basta infatti a se stesso. Resta un contenitore vuoto se non si indaga prima circa questa vita appassionata, condita dallo spirito impetuoso di un uomo che ha affrontato numerose lotte, dipanando il suo pensiero filosofico, storico e politico. Sannino infatti sceglie o non riesce a presentarci lo zelo del suo protagonista, tanto che, addirittura per chi conosce la vita di Gerardo Marotta, il film appare una parabola sospesa, un racconto che non riesce mai ad arrivare al punto.

L'avvocato Gerardo Marotta, protagonista del film "La seconda natura" (radiocinema.it)

L’avvocato Gerardo Marotta, protagonista del film “La seconda natura” (radiocinema.it)

Gerardo Marotta cita infatti l’umanesimo napoletano, e accenna ai secoli densi di epiphanie filosofiche, ma non ci spiega mai a cosa serva parlarne, né quale sia l’importanza dell’Istituto di Studi Filosofici. Si limita ad accennare le forme senza contestualizzarle, allo stesso modo in cui resta sospeso e vago il suo desiderio di ritrovare i giovani di oggi animati dalla stessa passione che muoveva Gramsci. Questo fa del lavoro di Sannino un minestrone di luoghi comuni, senza alcun concetto ispiratore, senza alcuna manifesta conclusione o sintesi.

In particolare, La seconda natura è un documentario che poteva sviluppare decisamente meglio la domanda che arriva al suo ventesimo minuto di scena, «Dove abbiamo sbagliato?», e che invece si propone come un confuso scorrere di immagini piatte che, purtroppo, non sembrano parlare di un uomo saggio.

L’avvocato diventa infatti l’uomo dai molti anni sulle spalle che dimostra una sfrenata voglia di raccontare e al quale, per la tanta foga, non riesce che un lancio casuale di coriandoli tematici intorno ai quali probabilmente il regista ha sperato di intessere un percorso significante, che invece resta dubbio, o senz’atro molto vago. E questo non rende giustizia, né al film né all’illustre Gerardo Marotta.

Al termine ci si sente solo più disillusi di quanto si è iniziato. Peccato. L’intento è solo intuibile. Lo sfruttamento del mezzo espressivo prescelto decisamente deludente.

(Foto: radiocinema.it / cinemaitaliano.info / teatromercadantealtamura.it)

Valentina Malgieri

@V_Malgieri

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews