La scuola post-Brexit di Theresa May

La riforma proposta dal nuovo Primo Ministro inglese divide i critici ma piace al popolo assetato di risposte alle disuguaglianze

Theresa May, Primo Ministro inglese (static.independent.co.uk)

Theresa May, Primo Ministro inglese (static.independent.co.uk)

Londra - La Gran Bretagna come tutti sanno è ancora un membro dell’Unione Europea, nonostante il referendum del 23 giugno. La nuova cancelliera Theresa May ha il compito di traghettare il Paese in questo periodo di transizione che di fatto vede il Regno Unito fuori dai vertici del Consiglio UE. Coloro i quali pensavano di risolvere tutti i problemi del regno votando la Brexit sono o saranno presto delusi: il Paese vive in una società ampiamente dedicata al terziario e alla finanza di Londra che sta creando estreme disuguaglianze sociali. Consapevole di ciò il nuovo Premier vuole ripartire da un settore fondamentale per qualunque stato di diritto: la scuola. La riforma proposta però sta scatenando enormi polemiche.

LE GRAMMAR SCHOOL E LA RIFORMA BLAIR - “Ogni ragazzo dovrebbe essere in grado di emergere secondo dove lo porta il proprio talento” avrebbe detto ai suoi Theresa May attraverso il suo portavoce a Downing Street. L’obiettivo del Premier inglese è riattivare quella mobilità sociale oggi spenta attraverso una riforma che ha un punto chiave: l’introduzione delle Grammar School. Queste scuole sono nate nel sedicesimo secolo e nel 1944 sono diventate quello che in realtà continuano ad essere oggi e cioè scuole accademiche. Dagli 11 ai 16 anni i ragazzi hanno in queste scuole un’infarinatura importante che servirà nel mondo accademico. Fino al 1998, anno in cui il Governo Blair con il Labour’s School Standards and Framework Act vietò l’apertura di nuove Grammar School e auspicò la chiusura delle esistenti, ogni studente all’età di 11 anni compiva un test che avrebbe deciso la sua carriera scolastica e lavorativa. Il test era basato su quesiti di grammatica, logica, creatività e matematica; chi lo passava aveva l’accesso alle Grammar School, chi no invece accedeva alle Secondary School create per istruire i ragazzi verso il commercio. Le Grammar School pubbliche oggi esistono ma sono 163 su un totale di 3000 scuole medie inferiori e superiori britanniche.

Jeremy Corbyn (www.newstatesman.com)

Jeremy Corbyn (www.newstatesman.com)

LA SOCIETA’ MERITOCRATICA – Nonostante la riforma Blair, a livello privato queste scuole non sono mai andate fuori moda e chi se le può permettere paga fior di quattrini per iscrivere i bambini alle Grammar School private far rientrare il figliolo nella classe dirigente del Paese. A livello pubblico oggi il test non c’è più e si accede a delle Comprehensive School che accolgono tutti. Con questo sistema in teoria più egualitario oggi il 7% dei genitori che scelgono scuole private da 25 mila euro annui creano almeno il 40% della classe dirigente inglese. Le antiche Grammar School erano gratuite e sulla base del merito sceglievano i futuri alunni. Così la scuola di Theresa May porterebbe alla trasformazione delle migliori scuole in Grammar con quote previste per ragazzi provenienti da famiglie indigenti che passeranno il test. Quest’ultimo non sarebbe solo fatto agli 11 ma anche ai 13 e 14 anni. Il movimento contro queste scuole però è di antica origine: nacque nella sinistra anglosassone dagli anni 60′ a causa della bassa qualità delle Secondary School e per colpa di chi, pagando scuole private per i figli, li istruiva meglio degli altri per far passare il test. Nel 1998 così il governo inglese per essere più meritocratico ha creato una società ancora più classista.

LE REAZIONI DEI LABOUR – Tra tutte le reazioni non si sono fatte attendere quelle del partito laburista che ha accusato la May di voler far tornare indietro la Gran Bretagna di 50 anni. Qualche giorno fa, John O’Farrell, laburista che ha duellato con l’attuale Premier in Maidenhead nel corso delle elezioni nazionali nel 2001 ha scritto una lettera aperta al Guardian nella quale ricorda il trauma dell’11-plus test per decidere se un ragazzo dovesse andare alla grammar o alla secondary school. Un trauma psicologico che, a detta del laburista, ti portava ad essere figo o sfigato per la vita dall’età di 11 anni.

Theresa May in visita in una scuola inglese (www.st-peterscatholic.warwickshire.sch.uk)

Theresa May in visita in una scuola inglese (www.st-peterscatholic.warwickshire.sch.uk)

L’OPINIONE DELLA GENTE - Ma cosa ne pensa la gente delle Grammar School? Reintrodurre quelle pubbliche e gratuite aiuterebbe la mobilità sociale nel Paese o causerebbe cittadini di serie a e b? La risposta della May è che lo stato delle cose ha portato in quasi 20 anni a fare aumentare la forbice e a creare cittadini di serie A e serie C. Il Primo Ministro, nel corso di un dibattito con Jeremy Corbyn in parlamento, ha affermato che senza Grammar School ne lei ne il suo oppositore sarebbero al loro attuale posto. I cittadini britannici, stando agli ultimi sondaggi, starebbero per un buon 40% dalla sua parte e una larga parte non avrebbe un’opinione ben definita.

DISUGUAGLIANZE CRESCENTI E SOLUZIONE MANCANTE - In realtà le disuguaglianze in UK così come in tutto l’occidente sono in costante aumento, per lo meno da quando una che poi “la storia” considerò statista come Margaret Thatcher iniziò la politica di deregolamentazione e privatizzazione che poi ha guidato e guida le politiche economiche di un intero continente. Oggi in UK il top 10% della popolazione per stipendio netto guadagna 9 volte di più del 10% della popolazione più povero, 24 volte di più se si considera il reddito lordo medio. Se si passa a considerare la ricchezza e quindi il patrimonio degli inglesi, il 10% di famiglie più ricche ha il 45% della ricchezza totale, mentre il 50% più povero detiene l’8,7%. Il coefficiente di Gini che misura le disuguaglianze, secondo i dati dell’OCSE, in UK è al 67.8% comunque più basso della media OCSE che si attesta al 71.8%. Se la May vuole affrontare le disuguaglianze, rendere la scuola pubblica più accessibile può essere considerata una buona misura in tal senso come potrebbe esserlo calmierare i prezzi delle case o intervenire sulle banche e sul sistema monetario. Si potrebbe approfondire però il perché doverlo fare creando di nuovo due tipi di scuole, invece che programmi differenziati a seconda delle potenzialità degli alunni.

Domenico Pellitteri

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