Lo scaffale dimenticato – ‘La scopa del sistema’ di David Foster Wallace

David_Foster_Wallace la scopa del sistema - si24 it

David Foster Wallace (foto via: si24.it)

Nato nel 1962 e morto suicida il 12 settembre del 2008, David Foster Wallace ha segnato indelebilmente la storia della letteratura americana, nonostante in vita abbia pubblicato appena due romanzi e una manciata di raccolte di racconti. Wallace ha saputo assimilare la lezione di grandi autori come Proust e Nabokov, e gli insegnamenti del postmodernismo di scrittori quali DeLillo e Pynchon, aggiornandone il messaggio e i contenuti, e producendo un nuovo modo di fare letteratura, caratterizzato da un totale eclettismo sia stilistico che tematico.

LA SCOPA DEL SISTEMALa scopa del sistema è il suo romanzo d’esordio, pubblicato nel 1987 a soli 24 anni, durante una pausa degli studi post-universitari. Un romanzo denso, corposo, che ha permesso a David Foster Wallace di essere identificato come uno dei più talentuosi e innovativi scrittori del periodo. Protagonista del romanzo la 24enne Lenore Beadsman, figlia di un ricco industriale, che si mantiene lavorando come centralinista per la casa editrice Frequent & Vigorous, guidata dall’insicuro e contorto Rick Vigorous, capo e al tempo stesso amante di Lenore. La giovane protagonista sarà al centro della bizzarra scomparsa dell’omonima bisnonna, studiosa e allieva di Wittgenstein, fuggita da una casa di riposo assieme ad altri venticinque tra pazienti e infermieri. La ricerca della nonna da parte di Lenore costituisce il pretesto usato dall’autore per inscenare un gigantesco e bizzarro teatro umano, dove una moltitudine di personaggi iperbolicamente grotteschi (ma in fondo terribilmente reali) ruotano e agiscono, rappresentando con ironia e nonsense tutte le sfaccettature e le contraddizioni dell’animo umano.

PAROLE E LINGUAGGIO – A una lettura nemmeno troppo approfondita appare chiaro come La scopa del sistema rappresenti un chiaro tentativo da parte del giovane ma già maturo autore di scrivere un romanzo nel quale il vero protagonista fosse la parola, ovvero l’arte del raccontare, con tutti i suoi stratagemmi, le finezze e i mescolamenti di stile e di registro: un costante “giocare” con il linguaggio, con lo scopo di analizzare un mondo grottesco e a tratti assurdo, ma che in fondo non si discosta molto dalla realtà quotidiana. Wallace appare fin dalle prime pagine un autentico maestro nell’uso del linguaggio e durante il corso del romanzo non si esime dal mostrare il suo talento, con cambiamenti costanti stile, arrivando a gettare nero su bianco dialoghi assurdi ma incredibilmente chiari nel loro intento, trascrizioni di trasmissioni televisive o colloqui paziente-psichiatra, e vere e proprie short stories all’interno della narrazione principale.

la-scopa-del-sistema - ibs.it

PIANI DI LETTURA – Lapalissiano appare l’enorme background dell’autore, un autentico nerd per quanto riguarda la vastità e complessità degli studi: la filosofia del linguaggio di Wittgenstein, la storia, la psicologia, il sociale, la vita nel college, l’uso delle droghe leggere, il sesso con tutte le sue componenti più problematiche e patologiche, i problemi coniugali, fino ad arrivare a tematiche che necessitano di piani di lettura più approfonditi, come il controllo delle masse, la perdita di fiducia nei confronti del genere umano e in generale il ritratto sotto forma caricaturale di una società il cui vorticoso e costante movimento diventa di difficile decifrazione per l’uomo comune.

PICCOLI DIFETTILa scopa del sistema è un romanzo di altissimo valore letterario che ha mostrato al mondo il talento cristallino di un autore destinato, con il successivo e mastodontico Infinite Jest, a diventare uno dei massimi intellettuali americani degli ultimi 20 anni. Tuttavia, La scopa del sistema non è un romanzo perfetto in senso letterale: la ricchezza di temi e le vorticose sperimentazioni linguistiche possono a tratti disorientare il lettore, confondendolo riguardo al vero significato di alcuni passaggi e insinuando il dubbio che lo stesso autore ci stia prendendo in giro con un puro e semplice esercizio di stile il cui scopo è quello di nascondere alcune pecche a livello di intreccio (su tutte l’ambiguo finale). Inoltre l’immenso background culturale dell’autore porta lo stesso David Foster Wallace a voler strafare in certi frangenti, dando sfoggio di classe e cultura in quello che può essere definito “L’effetto Eco” (che non ha nulla a che vedere con l’effetto acustico, facendo riferimento invece al bravissimo ma talvolta borioso e ostentatore scrittore e filosofo di Alessandria): una manifestazione di eccessiva cultura che rischia di annoiare e disgustare chi in un romanzo vuole trovare trama, profondità e messaggio, e non una lezione di complesse discipline umanistiche. Ad ogni modo questi piccoli difetti rappresentano delle pecche minori di un romanzo di ottima fattura, complesso, surreale e assolutamente originale: l’esordio letterario di uno dei massimi scrittori della sua generazione.

David Foster Wallace, La scopa del sistema, Torino, Einaudi, 2015, pp. 533, € 15.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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