La scienza “inutile” per l’utile buon senso

scienceIl mensile di divulgazione scientifica, Focus, gli ha definiti i 9 studi più “inutili” degli ultimi tempi. Si tratta di ricerche che malgrado siano state approvate dai comitati scientifici e pubblicate su grandi network del settore all’apparenza sembrano solo delle grosse bufale condite di nozionismo tecnico. Qualche caso.

Le montagne – Nel gennaio 2010, la rivista Science ha presentato un’analisi dell’Università del Maryland, Mountaintop mining Consequences. La conclusione alla quale sono giunti i ricercatori statunitensi è la seguente: far esplodere una montagna deteriora l’equilibrio ambientale. Ancora.

Lo sportIl Qualitative Research in Sport and Exercise nel novembre 2009 ha divulgato le conclusioni di William Strean, dell’università di Alberta. Lo scienziato ha sottoposto 24 soggetti a un sondaggio arrivando a stabilire che se un bambino ricava dallo sport delle esperienze negative, sarà un’adulto disamorato dell’attività fisica. Altro caso.

I fratelli – La collaborazione tra l’Università del Missouri e quella di Rochester nell’aprile 2010 ha prodotto un’analisi edita sul Child Developement: i fratelli litigano quando non vanno d’accordo.

E si potrebbe continuare. Ce n’è per tutti i gusti: dall’Università di Toronto che sostiene la tesi – statistiche alla mano – che gli ambientalisti sono portati a ritenersi immotivatamente individui dotati di una certa superiorità morale, agli studiosi Jason M. Watson e David L. Strayer (Università dello Utah) sicuri che un conducente alla guida mentre parla al cellulare è distratto nel 97% dei campioni esaminati.

La scienza – A quanti si stanno già domandando perchè i ricercatori non trascorrano le giornate in maniera più costruttiva, si chiede un po’ di pazienza. In effetti, quel che appare banale non lo è poi tanto. Per esempio, se si tornasse nel verde Maryland, si scoprirebbe che lo scopo della ricerca era quella di sensibilizzare l’opinione pubblica americana sulla pratica di utilizzare l’esplosivo per trovare giacimenti di carbone. Il minerale è abbondante al di sotto della catena montuosa degli Appalachi in Canada, uno degli ecosistemi più fragili del mondo. Stessa cosa se si riprendesse in mano il lavoro delle università Missouri e Rochester, il cui valore è dato dal tentativo di capire come i conflitti famigliari siano all’origine di forme patologiche e maniacali.

Insomma, il vecchio detto è sempre buono: l’abito non fa il monaco e – in questo caso – neppure la bufala. Senza contare che i 9 studi pongono un quesito neppure questo tanto scontato: fermo restando che le scoperte scientifiche sono il motore del progresso, che ruolo ha, oggi, la scienza? Già, perché a ben guardare, le ricerche suggeriscono un punto: più che avanzare una tesi innovativa, gli studi sembrano avallare le più oneste regole di vita con l’aggiunta dell’attendibilità dell’onere scientifico. Una sorta di vademecum della buona educazione sociale e della sana abitudine: non scientistbere troppo, non guidare distratto, fai attenzione ai tuoi figli, rispetta il tuo prossimo, prenditi cura dell’ambiente e così via. Ovvero i consigli della nonna analizzati al microscopio e sottoposti al principio di falsificazione. Il che ha dimostrato due fatti: la nonna aveva ragione e, magari, avrebbe potuto diventare un luminare.

In secondo luogo la conoscenza scientifica si è resa disponibile a scendere dallo scranno accademico per entrare nella quotidianità degli individui. Collaborare con essi, vagliandone le consuetudini, le virtù, i vizi e le manie al fine di contribuire – secondo l’antico ideale baconiano – al miglioramento della qualità di vita. Insomma, una relazione più diretta e solidale per il benessere comune. Idilliaco, certamente ma tornando ai 9 studi: siamo sicuri che sia indispensabile la scienza per ricordarsi le buone maniere e il buon senso?.. Forse, la prossima ricerca lo chiarirà.

Chantal Cresta

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