La Russia apre le porte agli immigrati

Mosca - Gosduma (il Parlamento russo)  si prepara a discutere il progetto di legge che semplifica la procedura di acquisizione della cittadinanza russa per decine di milioni di stranieri.

La situazione demografica nella Russia post sovietica è molto problematica: negli ultimi venti anni, la popolazione russa è diminuita a 143 milioni di abitanti e gli immigrati, soprattutto provenienti da Paesi ex-sovietici, occupano i posti di lavoro liberi, quelli meno qualificati. In questa situazione di calo demografico l’immigrazione rimane l’unica risorsa per evitare la crisi del mercato del lavoro, ma per contro, essendo spesso illegale, provoca dei problemi sociali agli immigrati e alla popolazione di etnia russa.

Secondo i dati ufficiali ad agosto 2012 sul territorio russo si contavano 10 milioni dei immigrati, un terzo di quali clandestini, si suppone comunque che la cifra reale sia molto più elevata. Le persone che hanno il permesso di soggiorno in Russia pagano le tasse, ma non hanno diritto alla pensione e hanno accesso solo al minimo dei servizi sanitari. La legislazione attuale prevede che dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno e aver vissuto un  certo periodo (variabile secondo la situazione) sul territorio russo, un immigrato può richiedere la cittadinanza.

La legge sull’immigrazione, al momento molto rigida, è stata approvata da Putin nel giugno 2012. Quasi subito dopo, nell’agosto 2012, i senatori della Russia Unita (il partito di Putin) hanno annunciato cambiamenti sostanziali al fine di rendere molto più semplice l’acquisizione della cittadinanza. Questa iniziativa ha provocato accesi dibattiti nei media. Kommersant FM ha accusato i politici di tentare di ricostruire l’Unione Sovietica usando come mezzo la cittadinanza.  C’è da ricordare che la Georgia nel 2003 ha accusato la Russia di favorire i movimenti separatisti nell’Ossezia del Sud e in Abcasia, province sotto il governo di  Tbilisi fino al 2008, agevolando il rilascio di passaporti russi ai cittadini locali.

Il nuovo documento avrà significato politico anche perché prevede il diritto alla cittadinanza russa non solo a chi è nato nell’ex Unione Sovietica, ma anche a chi abbia parenti nati in territorio russo, questo vuol dire che più di 150 milioni di persone potrebbero  diventare cittadini della Federazione Russa che diventerebbe, così, l’erede dell’impero Sovietico.

Il grosso problema è rappresentato dal fatto che il sistema sociale russo, dove crescono nazionalismo e xenofobia, non è pronto ad accettare 150 milioni di immigrati, buona parte dei quali alimenterà anche la criminalità organizzata che in Russia è spesso etnicamente definita.

A parte lo scopo politico, la nuova legge sull’immigrazione lascia perplessi. Ogni cittadino dell’ex Unione Sovietica, volendo, potrà ottenere la cittadinanza russa ed evitare i controlli obbligatori per gli immigrati, creando così un peso addizionale sul sistema sociale. La soluzione più logica sarebbe stata quella di legalizzare i clandestini che già lavorano in Russia e favorire la loro integrazione culturale.

Considerando la legge approvata nel mese di giugno 2012, che aveva un orientamento totalmente opposto, e prevedeva, tra l’altro, l’aumento delle misure di sicurezza, l’esame obbligatorio della lingua e della cultura russa, il progetto presentato oggi è da considerare soprattutto un’iniziativa politica che garantirebbe al regime di Putin i voti dei neo-cittadini, ma il rischio è che possa distruggere l’equilibrio etnico così fragile nella società russa.

Anastasia Samaeva

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