La riforma sanitaria negli States

Viene finalmente approvata il fiore all’occhiello delle promesse elettorali del presidente americano

di Plinio Limata

Barack Obama

L’aveva promesso e l’ha fatto. Sul filo del rasoio, al termine di estenuanti trattative, con 219 voti favorevoli e 212 contrari, Barack Obama ha visto approvare la sua riforma sanitaria. “Non una riforma radicale, ma una grande riforma”, queste le parole del presidente dopo il voto alla Camera. Una riforma che da molti è stata già definita storica per la copertura assicurativa che fornirà a 32 milioni di americani.

Con un occhio alle dinamiche interne, le stesse reazioni dei quotidiani statunitensi confermano la straordinaria portata di una tale riforma. Si va dal New York Times che sottolinea l’importanza storica del risultato, seppur non rinunciando a mettere in evidenza il definitivo abbandono di una politica bipartisan in merito (la riforma è stata approvata solo con i voti dei democratici), fino al Washington Post che  suggerisce ad Obama un “Yes We Did”, lasciando da parte ormai quel “Yes We Can” che aveva lanciato con la campagna elettorale. Sulla scia del risultato, insomma, la stella del Presidente sembra aver ripreso a brillare come non faceva da mesi. Ma la domanda che poniamo è: questa riforma è davvero storica? Per rispondere è necessaria un’occhiata al sistema paese America.

Ricordiamo che gli Stati Uniti, insieme a Canada e Messico, rappresentano la triade degli unici paesi facenti parte dell’Ocse a non avere un sistema che sia completamente definibile come Single Payer, un sistema cioè dove sia lo stato a occuparsi di tutte le spese. Dei meccanismi di tale genere furono però introdotti negli anni sessanta, quando fu introdotta la riforma che costituì effettivamente un cambiamento epocale per il welfare americano: quella del Medicare e del MedicAid del 1965 (e presentate come emendamenti del Social Security Act del 1935), che portava la firma dell’allora Presidente Lyndon B. Johnson. Ma cosa rappresentano tali misure?

Il Medicare è l’unico sistema Single Payer in America che offre una copertura assicurativa a circa 45 milioni di cittadini statunitensi over 65, mentre il MedicAid si configura come sistema Dual Payer (ripartisce le spese tra casse federali e statali) ed offre assistenza a 49 milioni di persone. Con tali numeri è ben evidente quanto il sistema sanitario non copra tutti, ed è cosi infatti che ad oggi si stima che il 58% degli americani abbia una polizza privata. E mancano le novero coloro che non dispongono di alcuna copertura.

Come detto i cittadini che usufruiranno di tale riforma saranno circa 32 milioni. Tecnicamente la riforma appena varata dal Congresso USA non ha il merito di ampliare il servizio pubblico, ma estende obbligatoriamente quello privato a coloro che fino ad oggi non potevano usufruirne. Sono previste infatti da un lato agevolazioni per i meno abbienti, e dall’altro limitazioni al comportamento delle compagnie assicurative, che ad esempio non potranno rifiutare una polizza a chi ha una storia medica preesistente, come invece avveniva in passato. È svanita dal testo, seppur promessa (molto cautamente), la Pubblic Option”, la possibilità, cioè, di acquistare una polizza emessa da un ente pubblico, e che rappresentava uno degli elementi cruciali per la natura innovativa della riforma.

Sembra pertanto, che il vero merito della riforma di Obama sia stato quello di conseguire dei risultati in un ambito che aveva visto la sconfitta di tutti coloro che vi si erano avvicinati. In ambito sanitario, però, non si va ad introdurre alcun sistema innovativo, ma si estende quello esistente. Ed è questo aspetto a porre i maggiori problemi, rappresentati proprio dai costi e dall’aumento del debito pubblico che tale provvedimento comporterà. Ed è in questi ambiti che si gioca la guerra. La battaglia sembra essere stata vinta da Obama, ma la guerra sta per cominciare. È bastato, infatti, aspettare l’indomani dell’adozione della riforma da parte del Congresso USA, perché tredici Stati, capeggiati dal Procuratore della Florida, presentassero ricorso battendo sulla incostituzionalità del provvedimento. Ovviamente tutto ciò non sminuisce il risultato politico, ma sarà solo il tempo a poter dimostrare come verranno applicate e monitorate le nuove regole previste, e i conseguenti benefici per il popolo statunitense. E speriamo che non sia troppo presto per festeggiare …

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