La Rai è di tutti!…tranne che dei telespettatori

La televisione pubblica è lottizzata dai partiti. Storica la ripartizione delle tre reti pubbliche avvenuta durante la prima Repubblica, con Raiuno democristiana, Raidue socialista e Raitre, l’ultima nata, data in concessione al partito comunista. Ora la nostra tv pubblica sta attraversano quella fase che da più parti viene definita di  “imbavagliamento”

di Sabina Sestu

Mauro Masi

ROMA – Ormai è deciso la Rai va imbavagliata.

Mauro Masi, direttore generale della rete pubblica italiana, “invita” i direttori di rete e testata a «garantire il rispetto puntuale della normativa vigente e della governance aziendale in termini di pluralismo, di contraddittorio e di completezza dell’ informazione». Che tradotto significa: finora avete gestito la televisione pubblica con troppa libertà, è ora di darvi una regolata.

Per cui niente pubblico in studio, in quanto è tutto di sinistra, niente esperti in collegamento esterno se  schierati solo dalla parte avversa a quella di governo, come accade a Ballarò e Annozero. I programmi dovranno diventare imparziali e si dovrà garantire il contraddittorio, tranne quando c’è un ospite unico. E infine il pubblico dovrà essere selezionato dalle strutture aziendali, come ha dichiarato Masi nella circolare inviata ai direttori dei tre canali RAI.

La censura maggiore, operata dal dg, è quella compiuta contro i Talk Show in generale, e Annozero, Ballarò e Parla con me, in particolare,  tutti colpevoli di non essere filogovernativi. E infatti nel “codice Masi”, articolato su cinque punti, nel terzo il dg dichiara che «i talk-show devono garantire, sempre e nella stessa trasmissione,  il rispetto dei principi del pluralismo e del contraddittorio ad eccezione delle trasmissioni articolate su un unico rappresentante politico. A tal fine si considera rilevante e vincolante l’individuazione e la gestione anche degli opinionisti». Insomma il conduttore perde così gran parte della sua autonomia.  E continua a sforbiciare la libertà dei presentatori anche nel quarto punto,  «sempre nei talk-show – si legge, infatti, negli appunti inviati da Masi – in analogia con quanto avviene negli altri paesi europei, il conduttore nel corso della trasmissione deve mostrarsi terzo ed effettivamente imparziale».

Insomma il governo è in crisi e anche la televisione deve fare la sua parte per far recuperare alla maggioranza i punti persi in questi mesi. Fa effettivamente riflettere la sua affermazione secondo cui il conduttore, durante «la trasmissione deve mostrarsi terzo ed effettivamente imparziale», perché sembrerebbe che questo principio valga solo per quei presentatori considerati anti-governativi e di sinistra, ma non per i direttori di TG che usano il  telegiornale che dirigono per esprimere il loro parziale punto di vista. Due pesi e due misure quindi.

La dice lunga l’esultanza della maggioranza che concorda perfettamente con il nuovo “codice etico” dettato dal Direttore Generale Rai. E nel mentre esprime il suo giudizio anche l’amministratore delegato di Sky Italia, Tom Mockridge, il quale afferma che la televisione italiana sia «vecchia per scarsa concorrenza», mettendo nel calderone sia la Rai che Mediaset. Immediata e feroce la reazione di Fedele Confalonieri e del vice direttore generale Rai Antonio Marano. Risposta a dir poco irrispettosa quella del presidente di Mediaset «finalmente Mockridge ha imparato l’italiano con accento napoletano, chiagne e fotte». Più moderata e diretta quella di Marano «mi spiace che Mockridge trovi sponda in alcuni partiti, in ambienti editoriali come se fosse arrivato un liberatore. Qui non c’è nulla da liberare. Chi dice che la Rai deve fare solo servizio pubblico vuol dire “stai buona, i soldi li prendiamo noi”».

A segnare un punto a favore sulle affermazioni di Mockridge è il capogruppo Udc in Vigilanza Rai Roberto Rao: «in altri paesi un atteggiamento così aggressivo come quello di Mockridge sarebbe stonato.

Bianca Berlinguer

In Italia, però abbiamo un clamoroso conflitto di interessi insoluto, mentre persiste ancora un sostanziale duopolio Rai-Mediaset , che le ultime scelte dei vertici di viale Mazzini e del governo avvalorano». Il “codice Masi” e le affermazioni del numero uno Sky Italia, scatenano la guerra degli share. Bianca Berlinguer, direttore del Tg3, risponde con i dati auditel alla mano, alle accuse che le sono state lanciate da Augusto Minzolini, direttore del Tg1,  «non ha precedenti l’attacco di un collega direttore della stessa azienda, – ha infatti affermato la direttrice – che tra l’altro dice il falso. E’ un fatto che apre problemi di correttezza e di stile». I dati in possesso della Berlinguer dimostrano che il Tg da lei diretto, non solo non ha perso telespettatori ma ha guadagnato tra settembre e ottobre oltre un punto di share. Può affermare la stessa cosa il direttore Minzolini? Pare infatti che i telespettatori del Tg1 stiano migrando verso il telegiornale de La7 condotto da Enrico Mentana.

FOTO/ via http://www.socialpost.info; http://xa.yimg.comhttp://www.repubblica.it

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