La rabbia non passa, colpa della corteccia prefrontale laterale

Una ricerca dell’Università di Harvard dimostra che la scarsa attività di una zona specifica del cervello favorisce l’emotività negativa

di Chantal Cresta

hateSe dopo un evento stressante come un litigio si resta a lungo di cattivo umore può dipendere dalla scarsa attività della propria corteccia prefrontale laterale, una zona del cervello che modula i ritmi biochimici decifrabili in successivi stati emotivi. Questo è quanto è emerso da un recente studio condotto da Christine Hooker, assistente neurologa presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Harvard (Florida) insieme ad un team di neuro scienziati dell’Università di Berkeley (California).

La tesi della Hooker sostiene che la “pigrizia” di questa regione del cervello può essere causa di blocchi emotivi, depressione, difficoltà relazionali e – nei casi più complessi – può contribuire allo sviluppo di nevrosi e schizofrenia. Da tempo gli scienziati conoscevano il legame esistente tra l’attività della corteccia prefrontale laterale e la regolazione biochimica-emozionale, ma non si era mai esaminata la relazione con l’analisi di laboratorio di campioni umani e dei loro relativi stati d’animo quotidiani.

Così, per capire il funzionamento della zona neurale, la Hooker ha testato una trentina di adulti sani e coinvolti in un rapporto di coppia da più di 3 mesi. I soggetti sono stati sottoposti a risonanza magnetica scanner (fMRI) mentre erano intenti ad osservare alcune fotografie dei loro partner con espressioni del volto negative, positive o neutre. Poi, i partecipanti sono stati monitorati per stabilire le loro capacità cognitive, la facoltà di gestire gli impulsi, le attività di spostamento e deambulazione e il livello di concentrazione. Inoltre, a tutti è stato chiesto di tenere un diario on-line dove annotare gli avvenimenti della giornata, le situazioni di stress come i litigi di coppia e, soprattutto, i propri stati d’animo.

I risultati non lasciano dubbi: i soggetti che di fronte alle immagini dei partner con volto negativo hanno mostrato una maggiore attività cerebrale nella zona prefrontale laterale sono più capaci di sopportare lo stress da litigio e – rimbalzando indietro le alterazioni negative – riescono a ristabilire il proprio equilibrio emotivo anche subito dopo l’evento stressante. Inoltre, essi possono contare su happymigliori attività cognitive e su una più alta ricettività agli stimoli esterni.

Al contrario, nei casi in cui il circuito “pacificatore” della corteccia prefrontale è meno attivo gli individui hanno riscontrato più vulnerabilità alle emozioni negative e minor controllo dei propri impulsi.

Lo studio, finanziato dal National Institute of Mental Health insieme al National Allience for Research on Schizophrenia and Depression e pubblicato sulla rivista scientifica Biological Psychiatry, è ancora in divenire, tuttavia, esso segna una tappa importante nell’analisi del cervello e dei disturbi psico-neurali. «Il fattore chiave è l’attività cerebrale dei soggetti studiati rispetto alla loro esperienza di vita – ha chiarito la Hooker – se siamo in grado di collegare ciò che vediamo nello scanner con le capacità emotive vissute giorno per giorno da un individuo, questo potrebbe aiutare neurologi e psichiatri a “predire” se e quanto bene le persone rispondano agli eventi stressanti della loro vita».

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