La questione morale delle 3 P: Pdl, Pd e Procure

Marco Milanese

Marco Milanese (Pdl), indagato nella P4, in attesa di voto alla Camera per l'arresto

Roma – Doveva succedere prima  o poi. A furia di parlare della questione morale degli avversari, rivendicando diversità superiori etico-antropologiche, l’ex Pci, poi Pds, poi Ds, poi Ulivo e ora Pd è andato a sbattere contro la cruda realtà: buoni e cattivi, giusti e delinquenti non sono categorie di adesione politica ma riduzionismi da film di indiani e cow-boy e Pier Luigi Bersani, segretario democratico, non sembra proprio il sosia di John Wayne.

Tangentari & Co. – Sarà per questo che il povero Gigi non ne imbrocca una da quando le Procure si sono allertate e hanno iniziato a frugare nell’armadio degli scheletri dei compagni. Bisogna capirlo. Del resto il buon Gigi e tutte le comitive rosse non sono abituate a tanti scomodi interessi mediatico-giudiziari che, fino a poco tempo fa, erano esclusiva di Pdl e del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Così, sarà per la mancanza di riflessi che Gigi appare turbato, nervoso e spaesato. Non sa con chi prendersela per i fascicoli di indagini che la magistratura ha aperto a carico dei vari Franco Pronzato (irregolarità in alcuni appalti ENAC ), Vincenzo Morichini (oscuri movimenti finanziari e possibili storniture sui conti della Fondazione dalemiana Italianieuropei), Filippo Penati (tangenti miliardarie per la riqualificazione dell’ex Area Falck), Alberto Tedesco (senatore Pd già indagato per presunti abusi sulla gestione delle forniture sanitarie pugliesi, prima di essere eletto al seggio parlamentare che gli ha relagato l’immunità). Scatenare ire contro i pm non è possibile. Dopo anni di fede giustizialista professata per scopi politici, Bersani apparirebbe ora quanto meno fuori luogo.

Allora, che fare? Bersani ha covato e, oggi, si è liberato: una class action contro i quotidiani Libero e Il Giornale perché denunciano i fattacci del partito. Bella idea: uno strumento a tutela dei consumatori usato come arma politico-giudiziaria. Senza contare che Gigi avrebbe difficoltà a coniugare un tentativo di censura giornalistica con il principio della difesa “sacrosanta della libertà di stampa”. Insomma, Gigi che fa il Caimano qualunque risulterebbe un’iniziativa controproducente oltre che priva di fantasia.

La Morale – Resta il fatto, tuttavia, che le vicende similari per reati contestati (corruzione, concussione, tangenti, illeciti presunti, ecc.) di Pd e Pdl mettono in luce il problema della questione morale, o meglio delle morali della politica italiana che, oramai, è chiaro sono sostanzialmente 2: quella giustizialista rivendicata dalla sinistra ma che cominica ad andare stretta al Pd e quella garantista del Pdl che inizia ad andare stretta alla Lega Nord. Il che ha prodotto le débâcle parlamentari alle quali si è assistito la scorsa settimana: Alfonso Papa, pidiellino invischiato nell’indagine sulla P4, è agli arresti a Poggioreale; Tedesco è indagato ma libero perché salvato dal voto senatoriale.

Si dirà: però i presunti mariuoli di sinistra si dimettono dagli incarichi quando occorre. Vero, quasi sempre. Il punto è capire se la pratica del giù le mani, insieme con le braghe, sia efficace ovvero se richiama i consensi dell’elettorato o è solamente un elemento di disconoscimento della politica già offuscata dal nerofumo dell’antipolica.

Il primo caso sarebbe possibile se un’indagine ed eventuale processo si protraessero per pochi mesi, nei quali rintracciare prove convincenti (di colpevolezza o innocenza) che decidessero del futuro del soggeto in questione. Sappiamo che in Italia le cose non funziano così. Al contrario. Dunque, resta solo la seconda possibilità che si sta traducendo in una presenza sempre più invasiva della giustizia nelle Aule della politica.

Le Procure – Obiezione. Se ci sono dei reati è necessario indagare. Vero. Ma la domanda è: i reati ci sono? A leggere delle inchieste sui giornali quello che traspare, per il momento, sono un mucchio di maneggioni ammanicati. Che i tomi, però, siano davvero responsabili di qualcosa di penalmente rilevante finora

filippo-penati
Filippo Penati (Pd), neo-dimissionario dal Consiglio regionale lombardo

non c’è traccia. Significa che sono tutte vittime del fumus persecutionis? Certamente no. Qualcuno dei signori sarà pure colpevole ma sbattere al gabbio, prima del tempo, non è etico e vellica il concreto timore che in queste inchieste vi sia molto di politico, per 2 ordini di ragioni. Uno. Le elezioni si avvicinano e il fatto che gli investigati siano tutti uomini vicini ai principali leader di destra e sinistra non lascia ben sperare. Dunque, se tanto da tanto, più ci si avvicinerà al suffragio più le Procure potrebbero accanirsi. Due. Se le indagini sono davvero di natura politica (e ci si augura che così non sia), viene da domandarsi quanto ci impiegheranno le toghe ad aprire fascicoli sui colleghi di opposte bandiere. Insomma, finiti i parlamentari si passa a darle a se stessi. Scopo: deligittimarsi a turno con richieste di arresto preventivo, querele, accuse d’abusi e quanto altro. Speriamo siano solo falsi allarmi perché se la cosa dovesse verificarsi, a quel punto, sarebbe il caos.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

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