La Puglia e gli sprechi, parola di Vendola


Vendola

Il governatore della Puglia, Nichi Vendola

Bari – Certo, con le parole è bravo. Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia Libertà nonché governatore della Regione Puglia dal 2005, ha una dialettica formidabile: con un aggettivo azzeccato e un congiuntivo al momento giusto convincerebbe una platea che la Terra è cubica. Il punto è che per amministrare una regione serve qualcosa in più delle parole. Servono fatti e su quelli che riguardano le spese locali, il governatore ha già fatto parecchi tomboloni e molti sperperi.

La secessione –  Il primo a puntualizzare la cosa fu lo scorso luglio il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il quale con un linguaggio più prosaico di quello vendoliano ma altrettanto efficace, diede ai governatori del Sud dei “cialtroni” incapaci di avviare le pratiche burocratiche per accedere ai fondi Ue allo sviluppo. Tra i ciabattoni finì anche Vendola il quale, senza un programma da presentare alla Commissione Europea, stava bruciando 3.064.000 €. Tremonti corse ai ripari: incaricò il ministro degli Affari Regionali, Raffaele Fitto (Pdl), di avanzare un piano di sviluppo, accedere ai finanziamenti prima che venissero stornati altrove e usarli. Vendola, scavalcato in autorità, si infuriò, dimenticò il fair play e dichiarò che il Sud era pronto alla secessione. Capita di tutto nell’italico stivale, anche che i neo-cattocomunisti pugliesi urlino alla rivoluzione come i lùmbard padani.

La sanità – Non finì così. La querelle Tremonti vs Vendola continuò qualche settimana dopo con la vicenda del debito sanitario regionale. Il ministro dell’Economia stroncò senza mezze misure il piano presentato dal governatore che tra le altre cose prevedeva l’assunzione di 8.000 dipendenti senza concorso. La semplicità del ragionamento tremontiano era disarmante: con un programma simile la Puglia sarebbe finita sull’orlo della bancarotta come la Grecia. Vendola negò all’epoca e nega ancora oggi che la sua amministrazione soffra di mala-gestione. Tuttavia la sanità pugliese è da tempo sotto il mirino di inchieste della magistratura e sedute parlamentari per il disavanzo di 1 miliardo di euro prodottosi tra il 2006 e il 2009. Senza contare il saldo dei conti in ritardo, l’eccessivo costo dei farmaci, i troppi ricoveri, assessori e dirigenti indagati dalle Procure per malversazioni gestionali, i reclutamenti dal sapore clientelare e le immancabili gare d’appalto pilotate.

Le spese pazze – Secondo un articolo pubblicato su Panorama solo la testiera in alluminio e magnesio di una delle brande dell’ospedale Di Venere a Bari è costata alla esangui casse 65 mila €, mentre il Policlinico ha ben 4 reparti di ginecologia quando ne basterebbero appena 2.

Le dolenti note sullo sforamento del tetto di spesa dell’Asl Lecce arrivano, invece, dalla Corte dei Conti, la quale ha concluso che la sezione sanitaria ha chiuso il 2008 con una perdita di 53.469.998 € rispetto al limite conceso di 37 milioni. Causa del debito: i costi di produzione eccessivi che si scaricano sulle tasche dei cittadini e minano l’efficienza della sezione leccese costringendo i malati alla migrazione infra e d extra regionale.

Oltre la sanità – la Puglia appare un universo di costi discutibili a partire da quei 1,6 milioni di euro spesi in consulenze, miracolosamente ridotti a 80 mila € nei rendiconti ufficiali. Un prodigio di cui, non a caso, si sta occupando la magistratura. E che dire delle spese per la solidarietà internazionale ed interculturale, il buco nero nel quale tutte le Giunte rosse buttano milioni di quattrini a palate malgrado non riescano a sbarcare il lunario a casa propria. Lo scorso anno, la Puglia ha stanziato 40 mila € per “La salute nei distretti della Cisgiordania”, 20 mila € per il progetto “Palestiniadi”, ovvero la costruzione di impianti sportivi ad uso palestinese in Libano. Altri 50 mila € di aiuti alle popolazioni colombiane mentre 80 mila € sono volati via per la striscia di Gaza.

A questo si aggiungono le spese di “promozione e marketing”, tra cui una delle voci più onerose è quella che riguarda lo stesso governatore il quale, su 13 milioni stanziati per la diffusione del “prodotto Puglia”, si è riservato 160 mila € per la rappresentanza “Vendola”. A proposito di promozione, un altro elenco di spesa dibattuto sono i denari presi dai fondi europei per finanziare le notti bianche: 6 milioni di euro di cui 2 sono stati necessari per organizzare la manifestazione vendola“Salento da amare”.

Sugli sprechi – Per tornare al piano di recupero socio-sanitario pugliese, lo scorso settembre la Regione ha presentato al Governo un nuovo progetto che prevede il depennamento di 2.200 posti letto negli ospedali, l’introduzione dei ticket sulle ricette, il blocco delle assunzioni e il ridimensionamento di tutto il comparto sanitario a fronte di una diminuzione di trasferimenti statali di 500 milioni di euro decisi nella manovra Tremonti. Insomma, misure impopolari soprattutto per un governatore ambizioso che mira a ben più alte cariche rispetto a quella della presidenza regionale. Così, per reggere il brutto colpo mediatico, Vendola si è organizzato: dalla scorsa estate, gira con gli aggiornamenti dell’Agenzia di rating Moody’s la quale ha attribuito alla Sanità pugliese un A1, ovvero un buon voto finanziario motivato dalla prospettiva di stabilità futura. Da mesi Vendola ne fa la bandiera della sua vittoria sulla polemica con Tremonti, affermando che per la Moody’s, la Puglia è la “regione meridionale meglio amministrata”. Non è proprio così. Moody’s non scende nel merito delle gestioni politiche ma solo dei loro effetti sull’economia nazionale e, dunque, globale. Ma d’altronde, si sa, Vendola con le parole ci sa fare.

Chantal Cresta



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3 Risponde a La Puglia e gli sprechi, parola di Vendola

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    Alice out of the wonderland 29/11/2010 a 17:23

    Chantal complimenti vivissimi per questo articolo. È documentato, ben argomentato…e che dire dello stile? L’ho letto tutto d’un fiato. Per quanto concerne l’argomento trattato, sono pugliese, e come tale sono stufa di sentire parlare di Vendola come il profeta del Terzo Millennio. Una voce fuori dal coro (e fuori dalla solita retorica) mancava. Brava!

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    TNEPD 29/11/2010 a 18:13

    A proposito di Vendola… temo di aver intuito cosa sta per cascare sulle teste dei gia’ provati amici elettori di sinistra.

    http://tnepd.blogspot.com/2010/11/chi-saccontenta-gode.html

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  3. avatar
    Chantal Cresta 30/11/2010 a 12:27

    Temo…Anche io temo che sulla testa degli elettori di sinistra si stia per calare la solita pappa di valori retorici ispirati ai fantasmi gloriosi del tempo che fu e all’oscuro orco cattivo di nome Berlusconi.
    Credo che Vendola non farà la differenza. Anzi, credo che – cavalcando l’onda della crisi della sinistra – arriverà in Parlamento, concluderà poco e se ne andrà presto lasciando, forse, il posto all’unica voce che (al momento) mi pare dotata di contenuto oltre che di forma: Matteo Renzi, sindaco di Firenze. E’ solo un’ipotesi, vedremo come andrà a finire.

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