La principessa e il ranocchio: se la realtà è meglio del sogno

Esce domani 18 dicembre in tutte le sale italiane l’ultimo capolavoro della Disney che si appresta a diventare un “classico” senza età

di Barbara D’Alessandro

New Orleans, anni ’20. Siamo nel periodo d’oro della musica americana, negli anni di esplosione del jazz, del soul, del blues. Tiana non è una vera principessa, né una ricca ragazza bianca della Lousiana, ma una cameriera nera, che vive nei sobborghi e lavora senza sosta per poter concretizzare un giorno il sogno che fu di suo padre e che ora è il suo: aprire un ristorante. È una donna forte, determinata, intraprendente, diversa dalla maggior parte delle protagoniste dei classici Disney  perché non sogna ad occhi aperti aspettando il principe azzurro, ma vuole guadagnarsi  il suo personale “vissero felici e contenti” nel presente, con fatica e sudore.

Eppure la magia di quest’ultima creazione degli Animation Studios  è la stessa dei cartoni di sempre e regge il confronto con le favole più belle: tutto è curato nei minimi particolari, con il semplice uso della matita e della tecnologia 2D (“Dove sono finiti i tavoli da disegno?” sembra abbia detto Lesseter, il capo degli Studios, una volta ottenuta la carica), per creare un’atmosfera fiabesca e sognante e allo stesso tempo realistica ed “educativa”. I registi John Musker e Ron Clements si sforzano quindi di piacere anche alle mamme dell’era Obama, insegnando alle bimbe nere e bianche a rimboccarsi le maniche per costruirsi il futuro, senza  dimenticare però il romanticismo, già magistralmente espresso dai due directors in opere  quali “La sirenetta” e “Aladdin”: infatti a Tiana il principe azzurro, trasformato in ranocchio come vuole la classica favola da cui si prende spunto, “pioverà dal cielo”. Un principe squattrinato donnaiolo e scansafatiche al quale lei insegnerà il valore dell’impegno e del lavoro, e dal quale si lascerà trasportare in un mondo sconosciuto fatto di musica, balli e divertimento.

Un amore che si presenta quindi come un dare-avere, in cui non conta l’aspetto fisico (entrambi sono verdi ranocchi coperti di muco), né le possibilità economiche, ma semplicemente chi si è e che cosa si vuole dalla vita. La magistrale colonna sonora di Randy Newman è sicuramente uno dei punti forti del film: melodie jazz, lente e più movimentate che i bambini di tutto il mondo non dimenticheranno una volta usciti dal cinema e che riempiranno per anni le nostre case. Questo grazie anche ai fantastici personaggi del regno animale che la Walt Disney regala da sempre al grande pubblico, come, nel caso specifico, un coccodrillo trombettista e una sdentata adorabile lucciola resi rispettivamente con le voci di Pino Insegno e Luca Laurenti. Sempre nella versione italiana, da segnalare anche la bella voce di Karima Ammar, cantante uscita qualche anno fa dal talent-show “Amici”.

Il cartone riesce a districarsi perfettamente tra i vari “mondi”: il regno umano, animale, dei sogni e dell’aldilà si alternano in una spirale che non confonde, anzi appassiona lo spettatore, che coglie i temi sociali inseriti, a volte al limite del cliché (bianchi= ricchi in dimore da sogno, neri= poveri) e altre in modo molto forte (frasi come “una donnetta della tua condizione è meglio resti al suo posto” sono decisamente aggressive, in un contesto per altro di pubblico infantile che non comprende del tutto) ma non ne rimane infastidito. Anzi, il coinvolgimento nei confronti della vicenda di Tiana prescinde dal colore della sua pelle per il carisma, la forza e la personalità del personaggio.

Bellissime anche le ambientazioni: vanno per la maggiore le sponde del Mississipi e il paesaggio campestre, ma alcune vedute di interni e esterni della città  sembrano vere e proprie fotografie d’epoca, solo a colori. Inoltre il Dr Facilier, lo stregone voodoo antagonista del principe, è uno dei peggiori “cattivi” nella storia della Disney perché gioca con i sogni delle persone, promette di realizzare facilmente i desideri più intimi, sapendo di non poter mantenere le sue promesse.  Questo insegna, non solo ai bambini, a non fidarsi degli sconosciuti e delle facili scorciatoie, ma solo di se stessi e della propria determinazione, senza però smettere di credere intensamente nei sogni: così facendo forse non avremo ciò che vogliamo, ma “ciò di cui abbiamo bisogno sì”, come insegna la vecchia streghetta che spezzerà l’incantesimo, Mama Odie.

Insomma, il lieto fine e il disegno tornano  padroni dell’animazione e il prodotto finale è davvero ben riuscito e all’altezza dei maggiori capolavori Disney. Il consiglio è di andarlo a vedere tutti, grandi e piccini, perché a volte un sorriso e un sospiro di quelli che solo la magia delle fiabe può donare è davvero meglio di un bel regalo, anche a Natale.

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Una risposta a La principessa e il ranocchio: se la realtà è meglio del sogno

  1. avatar
    Chiara Campanella 18/12/2009 a 12:46

    sono curiosa!! voglio andare a vederlo

    Rispondi

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