La Primavera dell’acero infiamma il Canada

Anche il Canada sta vivendo la sua rivolta studentesca, già ribattezzata Primavera dell’acero. È infatti dal 13 febbraio che migliaia di studenti manifestano nella provincia del Québec per la decisione del governo liberale di Jean Charest di aumentare del 75 percento le tasse universitarie nei prossimi cinque annianni. Se oggi gli studenti pagano circa 2200 dollari canadesi all’anno, secondo il programma del governo tra cinque anni ne pagheranno 3800, cifra per una retta universitaria superiore a quelle dei Paesi europei, ma comunque inferiore a quelle delle altre provincie canadesi o degli Stati Uniti.

Questo è strettamente legato alla storia della provincia, che negli anni settanta con la Quiet Revolution, pose le basi della scolarizzazione, creò lo stato sociale delegando la gestione dell’istruzione e della sanità allo Stato, precedentemente affidato alla Chiesa cattolica, e congelò le rette universitarie. Con l’inizio dell’estate  le proteste si sono placate, per il ritorno  a casa di molti studenti costretti a lavorare e per le ferie dei parlamentari,  ma il movimento promette di non fermarsi.

Dibattiti  accesi come quelli degli ultimi mesi non si vedevano in Québec da quando, nel 1995, ci fu il referendum sull’indipendenza. L’intensità e la durata del movimento sono dovuti in principio  all’annuncio dell’aumento delle tasse e successivamente al rifiuto del governo di negoziare con gli studenti. Il primo ministro ha aspettato ben due mesi prima di avere un colloquio con i loro rappresentanti, per poi rispedirli a casa accusandoli di essere violenti e intransigenti, e mandando la polizia a interrompere bruscamente le manifestazioni.

Inoltre,  con l’avvento del nuovo ministro dell’Istruzione Michelle Courchesne, incaricata il 14 maggio dopo le dimissioni della precedente collega, il governo ha deciso di usare il pugno di ferro. È stata infatti varata il 18 maggio una legge speciale, la legge 78, chiamata anche “legge manganello”, con la quale si sospende il semestre universitario e si reprime fortemente il diritto a manifestare. Coloro che impediscono il normale svolgimento delle lezioni universitarie rischiano infatti di ricevere una multa tra i mille e i 125 mila dollari canadesi. La nuova legge impone, inoltre,  agli organizzatori di dichiarare con almeno otto ore di anticipo il luogo di partenza, l’itinerario e la durata dei cortei.

Chiaramente una provocazione da parte del governo al quale gli studenti , capitanati da Classe, la più grande associazione studentesca con circa 80 mila aderenti – ha inoltre attivato un ricorso davanti al tribunale per la sospensione della legge 78, con l’obiettivo di provare la sua incostituzionalità – hanno risposto immediatamente, intensificando le proteste. Nel centesimo giorno di protesta, hanno sfilato decine di migliaia di persone, molte delle quali nude, studenti ma anche professori, sindacati e semplici sostenitori del movimento, ma la repressione da parte della polizia è stata dura e la giornata si è conclusa con l’arresto di oltre 700 manifestanti e alcuni feriti. E l’onda di protesta si è allargata a Quebec City, Sherbrooke,  fino a Toronto, Calgary e Vancouver.

Il sostegno al movimento è arrivato anche da parte di grosse personalità come il regista americano Michael Moore e il gruppo musicale degli Arcade Fire, che durante una loro esibizione al Saturday Night Live hanno sfoggiato sui loro abiti un quadratino rosso, simbolo della protesta studentesca canadese.

La politica locale è in subbuglio e con le voci di possibili elezioni in autunno i partiti cercano di raccogliere più consenso possibile in un clima di vera e propria campagna elettorale. Schierandosi contro la maggioranza del Partito liberale, la fazione di centro-sinistra, il Parti Québecoise , ha appoggiato il movimento indossando il quadratino rosso, ma senza realmente proporre alternative valide, mentre il partito di sinistra,  Québec solidale, ha partecipato alle proteste in maniera attiva e alimentando il dibattito sul futuro della società québecchese. Gli studenti canadesi hanno ricordato al mondo che anche in un paese ricco e democratico la libertà la si conquista ogni giorno e non bisogna mai darla per scontata. La Primavera dell’acero preannuncia un autunno infuocato.

                                                                                                                                                                                 Gian Piero Bruno

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