La Polverini chiude Facebook ai dipendenti pubblici, ma non a tutti

Il 70% usa il social network durante l’orario lavorativo. Nessun provvedimento per dirigenti e assessori

di Nicola Gilardi

Renata Polverini, presidente della Regione Lazio

ROMA – Basta Facebook ai dipendenti pubblici. Ad accogliere l’invito del ministro Brunetta, stavolta è stata Renata Polverini governatrice del Lazio, che ha deciso di chiudere il rubinetto del social network più famoso per gli oltre 3000 dipendenti pubblici.

A motivare la decisione è stato uno studio condotto proprio fra i dipendenti della Regione Lazio. Circa il 70% dei lavoratori accede a Facebook durante l’orario lavorativo, mentre il 20% si divide fra YouTube e Messenger. Un uso massiccio, insomma, della rete a scopi personali che potrebbe distogliere dalle proprie mansioni.

Davanti a questi dati la governatrice ha autorizzato il segretario generale ad inviare alcune circolari che hanno lo scopo di proibire l’uso di Fb durante l’orario di lavoro. «Avendo riscontrato un utilizzo ludico o, comunque, non attinente all’attività lavorativa della rete internet da parte dei dipendenti regionali» gli uffici competenti della Regione hanno verificato «che l’impiego improprio di tali risorse pregiudica e ostacola l’attività dell’amministrazione regionale».

Questa non è l’unica iniziativa, attraverso un’altra circolare, infatti, è stato disposto il controllo dei computer messi a disposizione dei dipendenti. Lo scopo è quello di verificare l’eventuale inserimento di software che nulla avrebbero a che vedere con le mansioni che dovrebbero essere svolte.

I dirigenti della Regione, comunque, hanno rassicurato tutti sul fatto di non voler iniziare alcuna «crociata». L’intento di questo provvedimento, infatti, è quello di «ricondurre l’uso di internet agli scopi cui sono preposti i nostri impiegati e responsabili di settore».

Tutto giusto, ma allora perché il provvedimento non è stato esteso proprio a tutti? Alcuni dipendenti, infatti, non sono stati vincolati in nessun modo, come quelli dell’ufficio di Presidenza, quelli dell’ufficio di Gabinetto, dell’ufficio del Segretario generale, dei responsabili delle strutture che collaborano col Segretario generale. Neanche sfiorati dall’iniziativa assessori regionali e segreterie, così come i direttori di dipartimento e quelli regionali.

Migliorare il servizio pubblico è cosa buona e giusta, ma considerare “non fannulloni a priori” i dirigenti, oppure gli addetti ai lavori negli uffici più importanti, è qualcosa di ingiusto, soprattutto per quelle persone che, da dipendenti pubblici, hanno un comportamento esemplare e che troppe volte vengono ingiustamente additate.

Foto: www.fabrizio.zellini.org; www.commons.wikimedia.org; www.kliaekspres.com

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