La pittura figlia dei fiori

Un paesaggio del maestro Van Gogh

Un paesaggio del maestro Van Gogh

Un antico proverbio cinese dice: “Non cogliere un fiore se poi piangi nel vederlo appassire“. Parole semplici, che però come la saggezza orientale insegna agli uomini, ricordano a tutti come il rispetto della natura sia un elemento fondamentale dell’esistenza sociale.

Lo è perchè camminare per strada e vedere un giardino curato, o un fiore sbocciare, è sinonimo di purezza e di incontaminazione. Sempre più difficile allo stato attuale della modernità trovare tutto questo, e troppo spesso, non si fa altro che buttare via queste meraviglie.

Tuttavia, un modo semplice e davvero poco impegnativo di ammirare la bellezza di madre natura ci viene data dalla Storia dell’Arte e dalla pittura, da grandi maestri che hanno saputo cogliere con sapienti pennellate aspetti ecologici al limite della magia e capaci di riprodurre sulle tele punti di vista ignorati ma se ben “ascoltati“, di forte impatto.

E’ un percorso lungo, che inizia oggi a muovere i primi passi su queste pagine. Ma bisogna tuttavia chiarire un concetto importante prima di iniziare un viaggio alla scoperta di un mondo completamente diverso da quello razionale e logico a cui è troppo spesso abituati: il rapporto intercorrente tra la rappresentazione della natura e il metodo. In base alle varie epoche storiche, alla scoperta di tecniche pittoriche  sempre più evolute e ricercate, l’ambiente ha avuto una immagine diversa.

Essenzialmente tuttavia, esso è stato proposto secondo quattro precisi canoni come la natura morta, ovvero la semplice rappresentazione di oggetti inanimati. Nella maggior parte dei casi, si tratta di frutta o fiori, anche se spesso possono figurare elementi come strumenti musicali o in casi particolari, animali.

Una natura morta del Caravaggio

La bellissima natura morta del Caravaggio

Vi è poi il paesaggio, su cui non basterebbe una intera enciclopedia a spiegare le varie possibiltà con cui esso viene proposto. In modo sintetico si può definire come la pittura realistica di ambienti all’aperto, o la loro riproduzione idealistica. Il tempo ha regalato esempi numerosi di un genere la cui bellezza non appassisce mai. Il paesaggio può avere funzione terapeutica, visiva, può rappresentare uno stato d’animo o un particolare momento della giornata. Molte altre volte ha termini metaforici.

Vi è poi la pittura astratta della natura, in cui essa è vista e dettata secondo le intenzioni dell’autore, che decide in primis cosa di essa sottolineare e mostrare all’occhio. E’ una tecnica concettuale di complessa interpretazione, ma se ben riuscita colpisce con forza, generando situazioni evocative. Vi è infine la pittura dello spazio, in cui i soggetti sono il cosmo e gli stessi pianeti del sistema solare, come a voler indicare la strada per l’uomo di elevarsi fino al cielo.

Si tratta di quattro aree di interpretazione che danno solo una indicazione molto generale e non chiariscono le numerose categorie che subentrano in gioco.  Ma è il punto di partenza per iniziare un bellissimo viaggio alla scoperta di un altra natura lontana dai nostri sensi percettivi. Un cammino che la settimana prossima partirà dalla cultura ellenica.

Adriano Ferrarato

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