La persecuzione ignorata: ecco i cristiani uccisi nel mondo

Persecuzioni contro i cristiani: una pagina di cronaca nera e non solo di storia antica. Ecco dove si muore ancora di religione nel mondo di oggi

cristiani

Asia Bibi, perseguitata per la sua fede (culturaeculture.it)

Città del Vaticano – A sentir parlare di persecuzioni ai cristiani si pensa immediatamente ai tempi della Roma imperiale, quando la disobbedienza nel culto all’imperatore poteva costare la vita; pochi vanno con la mente ai nostri giorni, invece, ritenendo la cristianità accettata, tollerata, addirittura troppo diffusa. I cristiani, invece, da vera minoranza religiosa quale sono rispetto ai sette miliardi di abitanti del pianeta, sono duramente perseguitati in molte parti del globo.

SANTO STEFANO – Stefano fu uno dei primi diaconi della Chiesa, uno dei servitori della comunità originale che comprendeva anche gli Apostoli. Ebreo, fu martirizzato per la sua tenacia nell’annunciare l’Evangelo, la buona novella cristiana della venuta del Salvatore. Accusato da scribi e anziani di aver pronunciato «espressioni blasfeme contro Mosé e contro Dio», Stefano fu lapidato da altri ebrei ed era presenta anche Saulo di Tarso, un viaggiatore siriano, cittadino romano, che si convertirà poi al cristianesimo, illuminato sulla via di Damasco, e cambierà nome in Paolo. Se oggi la Chiesa celebra la memoria del suo protomartire, è anche l’occasione per comprendere come i cristiani siano tutt’ora perseguitati in tutto il mondo.

INTROVIGNE – A Casale Monferrato è stato all’inizio del mese Massimo Introvigne a modellare nei dettagli un quadro del tutto diverso dalle convinzioni radicate in molti italiani. Fondatore del Cesnur – il Centro studi sulle nuove religioni – Introvigne è dal 2012 il coordinatore dell’Osservatorio sulla libertà di religione del ministero degli Esteri e inviato all’Onu per il Vaticano sulla medesima materia. Per vocazione e per lavoro, Introvigne racconta la drammatica situazione dei cristiani nel mondo di oggi: «nella Evangelii gaudium Papa Francesco quando ci ricorda che c’è una mentalità che vuole ridurre la fede ad un fatto puramente privato e chiudere i credenti nelle chiese, nelle sinagoghe e nelle moschee, cioè finché stanno chiusi e pregano va tutto bene, ma quando cercano di manifestare pubblicamente la loro fede nell’agone sociale e politico, cominciano le discriminazioni quando non le vere e proprie persecuzioni

sinodo

Jorge Mario Bergoglio: un Papa che chiede più sicurezza per tutti i cristiani nel mondo

FRANCESCO – Anche nel suo viaggio in Turchia il Papa ha richiamato l’attenzione sulle stragi che colpiscono i cristiani, chiedendo un fronte comune tra le confessioni in cui i fedeli in Cristo si dividono, affinché si possa contrastare al meglio questo fenomeno. Il Papa si è anche rivolto a Erdogan per chiedere un intervento dei leader islamici: «sarebbe bello che tutti i leader islamici lo dicano chiaramente e condannino quegli atti – ha detto il Papa, appellandosi anche alle parole di pace dell’Islam – gli islamici che hanno una identità dicano: noi non siamo questo, il Corano non è questo».

FREDDI NUMERI – È sempre difficile stimare le morti dovute alle testimonianza di fede – vere e proprie persecuzioni – da quelle dovuto ad altri motivi, soprattutto nei teatri di guerra; se l’anno scorso la cifra però era calata, i conflitti che vedono protagonisti i fondamentalisti islamici hanno probabilmente fatto crescere questa cifra, che nel 2014 ha quasi sicuramente superato le centomila unità. Per rendere l’idea, è come se ogni cinque minuti un cristiano fosse ucciso per la sua scelta di fede. Di fede non si muore allora solo nei territori dell’Isis, ma anche in Somalia e Mali, sempre a causa di Al Qaeda, in Nigeria per mano dei fondamentalisti islamici di Boko Haram, nei conflitti locali in Kenya, in Birmania, India e Pakistan per le leggi locali fortemente intolleranti verso il cristianesimo, in Cina e in Corea del nord per scelta repressiva dei regimi comunisti.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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