La Passione secondo…Saltrio!

VARESE – Per chi ha visto il film “La Passione”, il confronto è d’obbligo. E forse il regista ha preso davvero qualche spunto dalla rappresentazione sacra che ormai da due decenni si rinnova puntualmente il sabato precedente la domenica delle palme.

 

Saltrio, paesino in provincia di Varese, a pochi passi dal confine Svizzero, per una sera si trasforma nella Gerusalemme di duemila anni orsono, duemila meno trentatre! Il 16 aprile scorso anno domine 2011, con una settimana di anticipo, Cristo è morto. L’intera comunità, e qualche “forestiero” intruso, ha dato vita alla rievocazione storica della Passione di Cristo, dall’ultima cena alla Resurrezione. Un evento sentito sia dai protagonisti che hanno sfilato, sfidando il freddo pungente, sia dagli spettatori che in gran numero si sono accalcati lungo le strade per seguire da vicino la via crucis.

 

A partire dalle ore 20, con il calar delle luci, i caffè gremiti si sono svuotati. La folla si è riversata nella piazza della palestra comunale ove gli apostoli e Gesù attendevano sul palco per dare inizio all’ultima cena, sciogliendo finalmente la trepidante attesa degli astanti.Una messa in scena credibile ed intensa, nel quale Massimo, ovvero il Cristo, ha dato prova di grande presenza scenica e capacità attoriale, impersonando un ruolo tutt’altro che facile.

 

Al termine della “celebrazione”, accompagnati dal suono della voce che recita il testo sacro, ha il via la processione. Centurioni romani con le dita infreddolite nei sandali, sommi sacerdoti con le scritture, figuranti in vesti dell’epoca, cavalli e cavalieri con armature, elmi e lance, Ponzio Pilato e i due ladroni incatenati al giogo e frustati ad ogni passo,…La folla segue rapita le cadute del Cristo con tanto di corona di spine sul capo e fronte sanguinante che trasporta sulle spalle la pesante croce sino al monte, al Calvario. Sono solo due le croci innalzate sulle quali vengono legate i due ladroni. Poi Gesù, insanguinato, spogliato degli abiti – tanto di cappello all’attore che conscio del proprio ruolo soffre in silenzio- inchiodato alla croce -risuonano nell’aria i colpi del martello che picchia nel legno è innalzata alla vista di tutti. E muore. Giuda si impicca (in sicurezza grazie ad un gancio infilato dietro al collo) ad un albero. Un angelo annuncia la resurrezione. Ed eccolo, il Cristo, emergere da una nuvola di bianco fumo e benedire i presenti. Nemmeno un attore professionista avrebbe potuto fare di meglio.

 

L’applauso è d’obbligo e meritato. La tradizione pasquale è salva.

Chiara Albricci

Foto| via l’autore

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