La Palin lancia un’idea: Obama sotto impeachment

Barak Obama sotto impeachment: questa la strategia dei conservatori per bloccare la legge sull'immigrazione. Ma potrebbe essere un boomerang

Barak Obama, presidente degli Stati Uniti, potrebbe essere posto sotto impeachment dai repubblicani

Barak Obama, presidente degli Stati Uniti, potrebbe essere posto sotto impeachment dai repubblicani

Washington – Barak Obama sotto impeachment: questa la nuova strategia dei Repubblicani, su spinta di Sarah Palin. Il Gop tenterebbe di spodestare Obama puntando sui suoi “abusi di potere” e confidando nel sostegno dei Senatori conservatori e di qualche dissidio interno ai Democratici. La pietra che ha generato la tempesta sarebbe, questa volta, una legge sull’immigrazione che Obama starebbe preparando e che i Repubblicani vorrebbero bloccare: l’impeachment, quindi, sarebbe una moneta di scambio per convincere il Presidente a desistere.

ORDINI ESECUTIVI – La materia che desta scandalo tra le fila repubblicane sono gli “ordini esecutivi” del Presidente, sorta di decreti che, firmati direttamente dall’occupante della Casa bianca, non necessitano di un voto del Congresso statunitense. Barak Obama ne ha usati 147 dal giorno della sua elezione, un numero rilevante ma non così determinante.
Anche la riforma dell’immigrazione passerebbe con un ordine esecutivo, come già fece Bush con la sua sanatoria: oltre alla Palin, a parlare di un possibile impeachment è stato anche lo speaker della Camera dei  rappresentanti Boehner, e i sondaggisti parlano di un supporto popolare attorno al 33% per questa iniziativa.

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Sarah Palin, già governatrice in Alaska e candidata alla vice presidenza degli Stati Uniti

DEMOCRAZIA PARLAMENTARE – La Costituzione statunitense parla di «tradimento, corruzione, e altri gravi crimini o infrazioni», un comma un po’ generico per l’impeachment; dipende quindi di volta in volta dalla Camera dei rappresentanti stabilire se ci siano o meno i margini per ricorrervi, delegando poi la sentenza al Senato, che decide con una maggioranza dei 2/3.
Nell’ultimo secolo la procedura è stata utilizzata solo due volte, con Nixon e Clinton. Il primo, accusato all’interno dello scandalo Watergate, si dimise prima che il Senato potesse sentenziare, il secondo fu assolto dall’accusa di aver mentito sotto giuramento durante il processo Lewinsky. Nel 1868 era toccato ad Andrew Johnson, salvato al Senato da un solo voto.

VITTORIA ELETTORALE – Il compito di giudicare, quindi, spetterà al Senato, dove i Repubblicano sperano di avere la maggioranza già da novembre, quando si svolgeranno le elezioni di medio termine che rinnoveranno una parte dei parlamentari Usa. Questo successo, almeno così si augurano i Conservatori, dovrebbe spostare l’equilibrio e consentire quantomeno di fare pressione sulla politica presidenziale.

Obama

Una nuova preoccupazione per Obama?

ACCUSA TRABALLANTE – L’accusa mossa a Obama non sembra così fondata: se è ver che il presidente statunitense ha fatto ricorso in maniera massiccia agli ordini esecutivi, è anche vero che i suoi predecessori abbondarono anche di più: Bush ne scrisse 173, Clinton arrivò a quota 200 e Reagan – repubblicano – addirittura ne produsse 2013. Per questo motivo, esiste la possibilità che i Repubblicani si limitano a far causa alla Casa bianca senza passare per l’impeachment.

PIANO POLITICO – Le due scelte sono frutto di strategia politica: lanciare un’accusa di impeachment potrebbe rivelarsi controproducente per i Repubblicani, anche fino a far loro perdere le elezioni di medio termine. Un rischio che, nonostante le dichiarazioni belligeranti degli estremisti conservatori, potrebbe spingere l’ala moderata del partito a ritirarsi in acque più tranquille.

 

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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