La Palestina è pronta a richiedere all’Onu un riconoscimento ufficiale

New York – Potrebbe trattarsi di una svolta storica per i palestinesi e più in generale per i rapporti internazionali e la politica medio-orientale: venerdì prossimo, infatti, il presidente palestinese Abu Mazen consegnerà al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon la richiesta ufficiale di riconoscimento dello Stato palestinese.

L’argomento domina le fasi preliminari della 66esima assemblea generale delle Nazioni Unite, che entrerà nel vivo mercoledì, ma che già nelle ultime ore ha visto l’arrivo a New York di numerosi premier e ministri degli esteri. Nel pomeriggio è atteso anche l’arrivo del Presidente Barack Obama.

Sul tema si è espresso anche il nostro Ministro degli Esteri Franco Frattini, convinto della necessità di dare ai palestinesi “qualcosa d tangibile e non solo un annuncio”. A fargli eco è il collega francese Alain Jupp, apparso preoccupato della possibile esplosione di violenze in Medio Oriente. “Ci sono solo pochi giorni per trovare una soluzione equilibrata che possa scongiurare uno scontro in sede di Consiglio di Sicurezza, dove gli Stati Uniti hanno già ripetutamente messo in chiaro che bloccheranno con il veto qualsiasi richiesta di riconoscimento palestinese”.  Queste le parole del Ministro degli Esteri francese.

Una posizione, quella degli Stati uniti, difficile da comprendere e da sostenere, secondo le parole del premier turco Tayyip Erdogan.
Lo scontro sembra però inevitabile. Poco dopo essere arrivato a New York, Abu Mazen è andato da Ban Ki-moon e lo ha ufficialmente informato della sua intenzione di presentare allo stesso segretario generale una richiesta di adesione come Stato delle Nazioni Unite.
A quel punto, Ban dovrà, in base alla Carta delle Nazioni Unite, trasmettere immediatamente la richiesta al Consiglio di Sicurezza, dopo un controllo formale.

Lo stesso giorno, Abu Mazen parlerà poi all’Assemblea generale, per tratteggiare lo Stato che ha in mente, all’interno dei confini antecedenti il 4 giugno del 1967. Poco dopo sul podio della sala salirà il premier israeliano Benyamin Netanyahu per spiegare le ragioni di Israele contro l’iniziativa palestinese, destinata a suo avviso al fallimento, nonostante le parole del Presidente palestinese il quale sostiene di aver dalla propria parte oltre 126 Paesi dei 193 che formano l’assise.

Redazione

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