La nostra ‘cara pasta’

Nell’ultimo biennio aumentato del 50% il prezzo della pasta: perquisite cinque aziende e Unipi

di Chiara Campanella

Caro vita, cara pasta. Purtroppo anche il prezzo di quest’ultima è aumentato negli ultimi anni così come il gasolio, energia elettrica e gas. In linea con le rilevazioni preliminari, l’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) infatti,  ha confermato in via definitiva che a novembre l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,7% addirittura rispetto al +0,3% del mese di ottobre 2009. Secondo l’associazione Federconsumatori, a determinare questo rialzo, in buona parte, sono stati quei beni che vengono acquistati con maggiore frequenza. Stando così le cose è facilmente intuibile quanto sia stato incisivo il rincaro della pasta, piatto preferito dagli italiani.

Basti pensare che in Italia nel 2008 sono state consumate 1,5 milioni di tonnellate di pasta per un controvalore pari a ben 2,8 miliardi di euro; a fronte di un tale livello di consumo, l’Organizzazione degli agricoltori ha inoltre messo in evidenza come, prendendo in considerazione anche le rese di trasformazione, da un chilo di grano duro, pagato agli agricoltori appena 0,18 euro, si arrivi ad un chilo di pasta che i consumatori a scaffale  pagano ben 1,40 euro.

A tal proposito le Fiamme Gialle, spinte dalle denunce dei consumatori e, su ordine della procura di Roma, hanno perquisito le sedi della Barilla a Parma, della De Cecco a Pescara e Roma, della Divella a Rutigliano (Bari), della Garofalo a Gragnano e della Amato a Salerno, nell’ambito di un’inchiesta su manovre speculative che avrebbero determinato un rialzo dei prezzi alimentari a partire dal settembre 2007. Sottoposto a perquisizione anche la sede dell’Unipi (Unione industriali pastai italiani). Tutte le società hanno dato la massima disponibilità a collaborare, affermando di essere serene.

“Come sempre fatto nell’ambito dell’inchiesta sul caro pasta si continua a dare con la massima serenità collaborazione e disponibilità”, ha tenuto a sottolineare in una nota Massimo Menna, presidente dell’Unipi. “Non possiamo – ha continuato – che ribadire che non vi sono mai state speculazioni né si è mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori”.

Gli investigatori della Finanza attualmente sono alla ricerca di mail, verbali di assemblea e altra documentazione relativa ad accordi  tra  grandi aziende produttrici di pasta per determinare il prezzo che, nell’ultimo biennio, è aumentato quasi del 50%. In questi casi i magistrati procederanno in base all’articolo 501 bis del codice penale che punisce le manovre speculative su merci.

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Una risposta a La nostra ‘cara pasta’

  1. avatar
    Laura Dabbene 20/12/2009 a 14:51

    Tutto ancora da verificare, ma se è vero si tratterebbe dell’ennesimo vergognoso caso di speculazione di pochi sulle spalle di molti. In questo frangente, pur senza le aggravanti degli scandali ospedalieri che coinvolgono la salute, sono colpite tutte le fasce di consumatori, soprattutto le più deboli che fanno della pasta, per i costi contenuti, la base dell’alimentazione. C’è speranza di cambiare tutto questo e frenare la deriva?

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