La Nasa sceglie Parmitano, il primo italiano sullo spazio e menù mediterraneo

Luca Parmitano

Luca Parmitano

Si chiama Luca Parmitano, ha trentasei anni ed è di origini siciliane (esattamente di Paternò) il “prescelto” italiano dalla Nasa tra gli astronauti del prossimo volo nella Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Dunque, Luca sarà il primo italiano a compiere una passeggiata cosmica. Ma dallo spazio arriva anche un’altra novità che riguarda il nostro Paese, che è rappresentata dalla dieta e dal “menù spaziale”, che sarà per la prima volta italiano. Finora vi erano solo due menù spaziali, uno americano e uno russo, ma d’ora in poi gli astronauti potranno optare anche per la dieta mediterranea.

Parmitano, pilota collaudatore dell’Aeronautica Militare e astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa), decollerà a Baykonur il prossimo 28 maggio a bordo della navicella Soyuz in compagnia dell’americana Karen Nyberg e del russo Fyodor Yurchikhin e rimarranno sulla Iss per sei mesi. Luca esprime il suo entusiasmo per la missione: «È sempre stato il mio sogno, sin da ragazzo quando vedevo gli astronauti dello shuttle uscire dall’astronave. Mi sono addestrato per due anni a questo compito nell’apposita piscina costruita dalla Nasa a Houston per simulare le operazioni in orbita. Ma realizzarla davvero sarà certamente ben più entusiasmante».

Alla domanda su cosa farà durante questi sei lunghi mesi, Parmitano risponde: «I miei colleghi che hanno volato prima di me mi dicono che sei mesi sembrano lunghi ma poi passano in fretta perché ci sono tantissime cose da fare che lasciano poco tempo libero. Io sono un grande lettore di fantascienza e di libri in genere ma non ne porterò lassù perché c’è già una discreta biblioteca a bordo. Mi piacerà di più la musica, l’altra mia passione dopo la lettura, e sarà straordinario suonare la chitarra, anch’essa già a bordo, guardando dalla cupola le meraviglie della Terra»

L’astronauta siciliano poi chiarisce dei dettagli “tecnici” sulla missione: «Il viaggio che faremo sarà all’insegna della novità, perché collauderemo definitivamente una tecnica diversa e molto più rapida per raggiungere la base orbitale impiegando sei ore invece di due giorni. I vantaggi sono notevoli. Prima di tutto perché rimanere rinchiusi così a lungo sulla piccola navicella Soyuz in tre persone non è molto agevole e tantomeno confortevole. La privacy non esiste, ovviamente. In secondo luogo al posto di caricare viveri e acqua possiamo ospitare materiali utili sulla stazione. In marzo un equipaggio russo effettuerà per la prima volta questo tipo di viaggio e noi completeremo l’opera come equipaggio internazionale»

Sonia Carrera

@soniasakura89

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