La Marcegaglia sminuisce la manovra finanziaria

Alla Confindustria non piace la riforma fiscale 2011-2012, è troppo timida. Il presidente Marcegaglia propone le riforme strutturali che, secondo gli industriali, sono necessarie all’Italia per uscire fuori dall’impasse economica

di Sabina Sestu

Silvio Berlusconi ed Emma Marcegaglia

Milano – L’assemblea degli industriali smorza l’entusiasmo del governo per la manovra finanziaria. «La manovra non contiene riforme strutturali – afferma il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia – e non rilancia lo sviluppo».  Secondo gli industriali la riforma «traccia il ridimensionamento della spesa pubblica», ma tutto poi «va reso strutturale». Non si possono chiedere sacrifici al paese se la politica non da per prima l’esempio. È quindi imperativo  ridurre «per prima ed energicamente i suoi privilegi – ha rimarcato la Marcegaglia – è arrivato il momento nel quale i politici italiani, dal Parlamento giù giù sino all’ultima comunità montana, taglino i propri stipendi e le dotazioni per le loro segreterie e collaboratori, disboschino esenzioni e agevolazioni».

Per il presidente di Confindustria,  il bilancio della crisi economica per l’Italia è «pesantissimo», per cui «la sforbiciata data con la Finanziaria agli enti e ai costi della politica è sacrosanta, ma è solo un buon inizio». Per la Marcegaglia la riduzione del 10% delle indennità dei membri del governo, sbirciata da un’ottica internazionale, è solo «un timido esordio». E infatti aggiunge che: «è assolutamente opportuno che vi si adeguino gli organi costituzionali. Le rinunce devono essere fatte da tutti». La presidente, inoltre, chiede che vi sia una razionalizzazione delle Province, anche perché era stata una promessa già fatta dalla maggioranza: «il cui numero, secondo i programmi del governo, doveva diminuire» ha affermato decisa la Marcegaglia.

Per gli industriali è fondamentale l’analisi della situazione economica italiana. Si sono persi, rispetto ai picchi del primo trimestre 2008, « quasi sette punti di Pil e oltre 700mila posti di lavoro». Di grande rilievo anche: «il ricorso alla cassa integrazione guadagni che è aumentato di sei volte». Pessima anche la situazione della produzione industriale, «crollata del 25%, tornando ai livelli di fine 1985: cento trimestri bruciati. In alcuni settori l’attività produttiva si è dimezzata». «E’ in corso un rimbalzo che potrebbe anche risultare superiore alle attese – afferma la Marcegaglia – la produzione sta aumentando del 7% annuo e accelera il passo. Ma su questo recupero gravano le incognite della crisi europea in atto. Comunque, non si tratterà di un duraturo innalzamento del nostro ritmo di sviluppo. Uno scenario davvero poco incoraggiante».

Confindustria avanza le sue proposte di riforme strutturali e lo fa affrontando 8 punti sostanziali. Per quanto riguarda le infrastrutture, le opere devono essere di qualità, con tempi e costi certi. Bisogna riformare le regole. Solo così si può recuperare il gap ed elevare stabilmente al 2,5% del Pil gli investimenti in opere pubbliche. Per finanziarle si possono usare le entrate delle dismissioni patrimoniali, interventi maggiori della Cdp, capitali privati.  Altro punto discusso è quello dell’energia, occorre ridurre il prezzo, superiore del 40% alla media europea, agendo sul mix di combustibili, impedire la segmentazione del mercato interno, potenziare le infrastrutture energetiche, rendere operativa l’Agenzia per il nucleare per individuare i siti, riportare ogni decisione a livello centrale, investire in efficienza energetica.

Il presidente di Confindustria durante una conferenza

Per la ricerca, si propone di far diventare strutturale il credito di imposta e concentrare risorse pubbliche su grandi progetti. Il capitale umano viene considerato come la risorsa più preziosa, ma formata poco e male. Le scuole e le università devono avere piena autonomia per quanto attiene l’assunzione dei docenti, gli insegnanti più meritevoli vanno premiati. Per il fisco vi deve essere un’azione condivisa con le parti sociali. Riduzione delle tasse su imprese e lavoratori ed estendere la lotta all’evasione fiscale. Non mancano le note sulla Giustizia. Confindustria  afferma che i tempi della giustizia devono essere più veloci.

Pubblica Amministrazione: è la parte che viene colpita più duramente dagli industriali. Le inefficienze della burocrazia, infatti,  ostacolano la crescita, prosciugano risorse, bloccano gli investimenti: la riforma della P.A. è quindi prioritaria e sono necessarie misure di razionalizzazione degli assetti amministrativi, non si esclude la revisione dei principi costituzionali.

Credito: le relazioni tra banche e imprese devono essere più moderne e trasparenti e bisogna ampliare i canali di finanziamento alternativi al credito bancario. Liberalizzazioni: esistono margini notevoli per effettuarla e che devono ancora essere realizzati, poiché i mercati sono ancora troppo “pubblici”. Lavoro: occorre puntare sulla produttività, attuando la riforma del 2009 e privilegiando la contrattazione di secondo livello; è necessario riformare gli ammortizzatori sociali e la formazione, e tolleranza zero sul lavoro nero.

Berlusconi ha proposto Emma Marcegaglia come ministro dello sviluppo economico. La presidente di Confindustria ha detto “no”, e  l’assemblea degli industriali risponde freddamente alla proposta del premier.

FOTO/ via http://media.panorama.it/media/foto/2009/02/19/499d3bb06c0eb_zoom.jpg

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