La Mafia nelle confraternite di Monreale, l’attacco dell’arcivescovo

L'arcivescovo Michele Pennisi ha emesso uno statuto per liberare la presenza mafiosa dalle confraternite dell'arcidiocesi

mafia

Michele Pennisi

L’arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, ha mandato un messaggio forte e netto nei confronti della Mafia legata alle confraternite dell’Arcidiocesi. Il messaggio di Pennisi è giunto in occasione della chiusura dell’anno accademico del  Centro studi culturale del Parlamento della Legalità a Palermo.

VIA LA MAFIA DALLE CONFRATERNITE – L’arcivescovo ha dichiarato: «La Chiesa come comunità inserita nella storia che esercita una responsabilità verso l’intera società non può non promuovere la legalità connessa con la moralità e contrastare fenomeni devianti come la Mafia e le sue conseguenze: il pizzo, l’usura, lo spaccio della droga, i guadagni illeciti. È un segno positivo l’attuale sensibilità che la Chiesa italiana, a vari livelli, mostra nei confronti del fenomeno mafioso. È una sensibilità che si esprime nella denuncia dal pulpito e in una serie di iniziative concrete volte a creare un costume e una mentalità alternativi a quella della cultura in cui alligna la Mafia».

FENOMENO RADICATO – A differenza di quanto si possa pensare senza analizzare con attenzione il fenomeno, la presenza della Mafia all’interno delle confraternite è un problema ancora fortemente presente in Sicilia con il controllo del territorio e i grossi interessi in ballo. Basti pensare agli eventi delle ultime settimane tra cui la decadenza di Stefano Comandè, superiore e confrate della della Confraternita delle Anime sante nella parrocchia Madonna di Lourdes di piazza Ingastone, arrestato nell’ambito di un’operazione antimafia.

UN NECESSARIO CAMBIO DI MENTALITA’ – Michele Pennisi ha inoltre sottolineato l’importanza di un rinnovo radicale nella Regione Siciliana che non può avvenire senza un cambio di mentalità necessario sin da piccoli: «La lotta alla mafia, il contrasto alle piaghe del pizzo e dell’usura e la moralizzazione della vita pubblica passa attraverso un rinnovato impegno educativo che porti ad un cambiamento della mentalità, che deve iniziare fin da bambini. Per contrastare questi fenomeni criminali è necessaria una mobilitazione delle coscienze che, insieme ad un’efficace azione istituzionale e ad un ordinato sviluppo economico, può frenare e ridurre il fenomeno criminoso».

Gian Piero Bruno

@GianFou

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