La ‘mafia che uccide’ di Pif: un racconto di satira, tragedia e realtà

Il poster del film

Il poster del film

Roma – Chi non conosce Pif, nome d’arte di Pierfrancesco Diliberto, la “iena” dell’omonimo programma divenuta “il testimone” per l’altrettanto omonimo programma di MTV?

PIF IL TESTIMONE – Personaggio di grande cultura, Pif è un giornalista che ha sempre caratterizzato la sua carriera da una satira tagliente ed incisiva, ma capace di raccontare qualunque tipo di storia, dalla più comune alla più celebre. La sua forza sta nel parlare direttamente allo spettatore. Nel programma Il testimone, di cui è protagonista e ideatore, la sua tecnica è semplice, quasi banale: prendere una telecamera e filmare da solo ciò che necessita, a parer suo, di un’attenzione particolare. Il risultato che ne viene fuori è a dir poco efficace, poiché lo spettatore non respira un’aria di finta formalità e, quindi, di distaccamento da ciò che vede; ma anzi una percezione più informale, più diretta. Una percezione più vera.

La vita di Pif, però, non è dedicata al solo giornalismo, ma anche al cinema. Già nel 1998, infatti, è assistente alla regia di Franco Zeffirelli in Un tè con Mussolini e l’anno successivo è assistente di Marco Tullio Giordana nella pluri-premiata pellicola I cento passi. Nel 2000 inoltre diventa autore televisivo e solo in seguito diventerà un inviato de Le Iene. Quest’anno Pif unisce la sue passioni, facendo così il suo debutto alla regia cinematografica: uscirà nelle sale italiane il suo La mafia uccide solo d’estate, che sarà presentato in anteprima anche al Torino Film Festival. Ad accompagnare Pif in questo viaggio ci sono attori come Cristiana Capotondi, Claudio Gioè e Ninni Bruschetta.

Il "testimone" Pif

Il “testimone” Pif

LA TECNICA E IL GENERE - Una delle prime domande è rivolta a Pif e Marco Martani sulla nascita dell’idea del film e a quale genere esso appartenga.

«In realtà non mi sono ispirato ad un film in particolare» risponde Pif, «ma la nascita è dovuta ad un’idea che mi venne quando mi trasferii da Palermo a Milano, dove tutti mi facevano domande sulla mafia. C’era questo grande equivoco dell’immagine del mafioso-contadino, immagine che per molti tutt’ora rimane. La mafia però era anche la “Palermo bene”, quella di persone rispettabilissime. A forza di raccontarlo mi sono messo a leggere dei libri, approfondire cose che sapevo in maniera superficiale e mi sono chiesto com’era possibile che a Palermo la mafia entrasse così prepotentemente nella vita delle persone e in pochi la combattevano. La risposta è nel fatto che, oltre ai collusi, molti rinnegavano non la mafia, ma la pericolosità di questa. Un atteggiamento che ha isolato tutti i vari Boris Giuliano e Dalla Chiesa, fino alle stragi del ‘92».

Interviene, a tal proposito, anche Marco Martani:

«Il discorso del tono che il film doveva avere non è stato facile. La complessità è stata proprio nel riuscire a conciliare il tono della commedia con quella di fatti emotivamente coinvolgenti. Questa soluzione, però, che all’apparenza può sembrare strana, è arrivata nella ricerca documentaristica. La ricerca ha permesso di raccontare quello che dicevano i mafiosi che, nel film, sembrano battute ma sono vere dichiarazioni che appaiono esilaranti ma fanno anche riflettere». Alcuni chiedono, poi, informazioni sull’uso del materiale di repertorio, molto usato nella pellicola. Come Tir e Sacro GRA, vincitore degli ultimi due festival italiani (Roma e Venezia, ndr), anche questa pellicola riflette con le immagini del reale, in questo caso un reale passato. «Abbiamo inventato la vita di Arturo, ispirata a quella di molti palermitani, che si incastrava con fatti realmente accaduti. Le immagini ci davano delle informazioni: non serve datare un’immagine, perché già i vestiti, ad esempio, ce lo dicono. Le teche Rai comunque sono state la nostra fonte».

Pif e Cristiana Capotondi sul set del film

Pif e Cristiana Capotondi sul set del film

I GIOVANI E LA SATIRA – Ma cosa vuole trasmettere l’ex Iena con la sua pellicola a un giovane palermitano di oggi, e perché ha scelto una denuncia satirica anziché una denuncia palese e più documentaristica?

«Oggi la mafia sicuramente è meno potente» ha risposto Pif, «ma proprio per questo lo Stato ci deve essere e bisogna continuare la lotta. La mafia più pericolosa è quella silenziosa: bisogna continuare a combattere anche se non si vede. La satira attira più gente, l’importante è che non offenda la tragedia e la verità».

L’OPINIONE DI CRISTIANA - Alla domanda rivolta alla Capotondi relativa alla sua opinione sull’esperienza trascorsa, la giovane attrice ha risposto:

«Quella che si racconta è un pezzo di storia del nostro Paese che non si può ignorare, a cui non si può prescindere per capire anche quello che viviamo in questi giorni. L’argomento in questione mi ha sempre incuriosito e affascinato. Ero curiosa di capire come questi personaggi completamente analfabeti potessero aver gestito un’intera regione e aver impedito un progetto di legalità, quasi aver costruito uno stato parallelo». E poi aggiunge: «Come La vita è bella aveva raccontato l’Olocausto con un punto di vista tale che riuscivi a ridere e capire lo stato drammatico del momento affezionandoti al personaggio, così qui ti affezioni a Boris Giuliano o Carlo Alberto Dalla Chiesa, che sono così umanizzati a tal punto che il loro sacrificio appare ancora più grande. Raccontare questi fatti con leggerezza significa giungere a un pubblico giovane che ancora non può leggere queste storie su i libri ma può capirle con le immagini».

La mafia uccide solo d’estate uscirà nelle sale italiane il 28 novembre. Un film satirico, pungente e coinvolgente. Un film che tutta l’Italia, sicuramente, andrà a vedere.

(Foto: comingsoon.it; melty.it; movieplayer.it)

Francesco Fario

 

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