La lunga agonia della libertà di informazione

Cresce la protesta sul ddl “intercettazioni”. Dopo il via libera al Senato tutti i media, la magistratura e le forze dell’ordine si mobilitano per mettere fine a questo abbattimento di uno dei pilastri della democrazia: la libertà di informarsi e di essere informati

di Sabina Sestu

Ddl intercettazioni: crollano i pilastri della libera informazione

«E’ un crudele insulto a tutto ciò che può essere chiamato libertà di stampa in una democrazia che funziona solo a metà. Forse, una squallida dittatura da Terzo Mondo chiamata Berlusconia: ma questa è  l’Europa, la nostra Europa». A scrivere questa frase, il 30 maggio scorso, non è stato un giornale nostrano, ma il “The Guardian” inglese, a dimostrazione che le preoccupazioni sugli effetti di questa legge liberticida non riguarda solo il nostro paese, ma travalica i suoi confini. L’Italia imbavagliata sarebbe una spina nel fianco di un’Unione Europea che cerca di ammantarsi della nomea di libertaria e democratica. E le parole di Berlusconi non fanno che aumentare le paure di coloro che cercano di liberarsi dagli angusti limiti imposti dal potere politico: «La legge è stata ostacolata da toghe e giornalisti ma adesso basta – ha infatti dichiarato con tono deciso il premier – il testo che arriva alla Camera non sarà modificato. Questa è una decisione vincolante per il Pdl».

Certo non sembra proprio il tono di un discorso democratico che tenga in considerazione gli umori e i pensieri dei cittadini, specialmente di quelli direttamente coinvolti e, come dire, anche prestigiosi. «Ci criminalizzano perché – ha infatti continuato il presidente del consiglio – dicono che noi vogliamo impedire la libertà di stampa». E, inveendo contro la magistratura politicizzata, ha dichiarato che in modo organico essa sta impedendo il governo del paese e, agendo in questo modo, sta andando contro gli interessi dell’Italia. La cosiddetta “legge bavaglio” sarebbe, secondo il premier, una protezione della privacy dei cittadini, specialmente di quelli che svolgono ruoli pubblici. L’opposizione, al contrario, afferma che il governo si sta affannando per coprire la corruzione dilagante tra i suoi membri, come dimostrerebbero il caso Scajola e l’affaire “grandi eventi”, con l’ennesima legge su misura.

Le proteste e gli scioperi programmati subito dopo il passaggio in Aula della legge sono davvero tanti. Non vi è stato giornale senza una prima pagina dedicata al lutto per la morte della libertà di stampa. Tutti i Tg, compresi quelli appartenenti al gruppo Mediaset, hanno letto il comunicato stampa della FNSI che ha programmato uno sciopero  per venerdì 9 luglio, soprannominato “la Giornata del silenzio” per la stampa italiana. I comitati di redazione del Tg5, del Tg4, di Studio Aperto, di News Mediaset, di Sport Mediaset e di Videonews hanno dichiarato di sostenere in toto le forme di lotta promosse dal FNSI contro il ddl intercettazioni. «Tali norme impedirebbero ai giornalisti – hanno dichiarato in una nota -  di dare alcune informazioni, a volte anche per anni, perché vietano la pubblicazione della cronaca giudiziaria fino alla conclusione delle indagini preliminari. E questa sarebbe una limitazione al diritto di cronaca, alla libertà di informazione e dunque al diritto di tutti i cittadini di essere informati». Ma se le proteste contro la nuova legge crescono anche all’interno delle proprie mura domestiche, come può il padrone di casa non starle a sentire?

Il premier Silvio Berlusconi

Si mobilita contro il decreto anche il sindacato di polizia, lo Siulp. Le forze di polizia non ci stanno, hanno infatti pianificato di avviare una raccolta di firme sia contro il provvedimento anti intercettazioni che contro la manovra finanziaria. «Bisogna dire basta ad una politica di sicurezza che non consente ai poliziotti di lavorare su strada – ha dichiarato Felice Romano, Segretario Generale del Siulp – e che vede nei fatti vanificati tutti i roboanti annunci. I cittadini hanno già capito che la vita reale è diversa da quella rappresentata dai weekend nelle residenze di Arcore, di Varese o di Agrigento: per questo la raccolta delle firme avrà inizio proprio sotto queste residenze».

«Esprimo la piena adesione allo sciopero generale deciso dalla FNSI – ha annunciato il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni – il governo ha ottenuto la fiducia per ridurre gli spazi di intervento della giustizia e dell’informazione: ecco il risultato del voto appena conclusosi al Senato. Non è accettabile e ad una legge sbagliata, e in tanti punti incostituzionale, si risponde con tutte le iniziative possibili e necessarie. Per questo – ha concluso – esprimo la piena adesione alla decisione di sciopero assunta dalla FNSI».

Ci si augura davvero che il governo faccia marcia indietro e una volta tanto ascolti la vox populi che grida a squarciagola il suo dissenso verso l’imbavagliamento della libertà di informazione.

FOTO/ via http://www.stabiachannel.ithttp://misilmeriblog.files.wordpress.com;  http://www.unita.it

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