La lotta al cancro comincia a tavola

Alcuni cibi sembrano prevenire l’insorgenza del tumore prostatico

 di Mara Guarino

Il tè verde vanta numerose proprietà benefiche per la salute dell'uomo

MILANO – La nuova frontiera della lotta contro il cancro è la  nutraceutica.  Un termine difficilissimo da pronunciare che sottende però ad un presupposto relativamente semplice: alcuni alimenti esercitano effetti benefici sulla salute dell’uomo. In ambito sia preventivo sia terapeutico.

L’idea è dunque quella di andare oltre al solo mangiar sano, regola comunque sempre valida ed efficace per tutelare la condizione fisica. Lo scopo di questa nuova branca della medicina preventiva è piuttosto quello di identificare con precisione il principio fisiologico che consente ad un determinato alimento di avere effetti curativi. Perché, al momento, è proprio questo il problema maggiore: non esistono prove evidenti né a sostegno né a sfavore della nutraceutica.

Studi recenti, riportati anche dal team di esperti del sito americano Urotoday, hanno dimostrato una correlazione tra il regime alimentare e l’insorgenza del tumore alla prostata. Ad alcuni pazienti affetti dal carcinoma prostatico è stato proposto un questionario sulle loro abitudini a tavola, evidenziando come una generica dieta ricca di frutta e verdura non sia bastata a prevenire la patologia. In compenso, l’insorgenza è minore tra consumatori di alcuni tipi specifici di verdure, come spinaci, broccoli e cavolfiori. Confermano indirettamente questi dati anche i registri tumori di alcune popolazioni asiatiche, nelle quali la malattia è meno diffusa che in Europa e la dieta seguita abbonda di fibre e fitoestrogeni.  Le stesse sostanze messe in evidenza dalle ricerche statunitensi.

Ad ogni modo, studi di questo tipo hanno una validità limitata. Coinvolgono infatti un numero esiguo di pazienti e, soprattutto, non identificano il meccanismo d’azione attraverso il quale l’alimento eserciterebbe il suo beneficio. L’interesse da parte della comunità scientifica resta tuttavia palpabile, tanto che gli stessi urologi di Urotoday rinviano ogni sentenza definitiva.  Occorrono cioè ricerche cliniche più risolutive prima di potersi pronunciare.

Un atteggiamento condiviso anche da Alberto Roggia, direttore dell’Unità di Urologia all’ospedale di Sant’Antonio Abate di Gallarate: “L’appello degli urologi americani è del tutto condivisibile. Purtroppo è difficile fare studi randomizzati e controllati di prevenzione primaria, che dovrebbero durare almeno dieci o vent’anni per dare informazioni consistenti. Non abbiamo quindi dati certi, ma il razionale perché funzionino c’è e noi urologi li consigliamo già da tempo”.

Purtroppo, il carcinoma alla prostata ha il triste primato, in Europa, del secondo tumore per mortalità. In quest’ottica, i nutraceutici non possono certo far male, purché non diventino portatori di eccessive speranze. Spesso, infatti, il cancro non viene trattato con la chirurgia immediatamente dopo la diagnosi: si attende piuttosto il momento opportuno, quello che assicura il miglior compromesso tra i rischi dell’operazione e la completa asportazione della massa tumorale. Per questa ragione, tutto quel che riesce ad alleviare la malattia o può, almeno in teoria, rallentarne il decorso, va valutato con positività. Se non altro, perché si tratta di sostanze del tutto naturali, prive di effetti collaterali e con costi sostenuti.

Anche gli insospettabili pomodori favoriscono la prevenzione del cancro

La possibilità che i nutraceutici possano davvero incidere sul decorso della patologia appare però ancora piuttosto remota. Si è invece molto più fiduciosi sulla loro attività preventiva.

Attualmente, l’alimento maggiormente raccomandato dagli esperti è la soia, anch’essa ricca di fibre e fitoestrogeni. Non mancano poi il tè verde, dalla spiccate proprietà antiossidanti, e l’aglio, in cui abbondano zinco e selenio. Fondamentale sarebbe anche il licopene, caroteneoide contenuto nei pomodori. Si ricordano poi il pesce, vera e propria miniera di omega-3, ed un buon bicchiere di vino.  Insomma, nessun cibo strano, niente di diverso da ciò che una dieta sana ed equilibrata dovrebbe già prevedere.

Il segreto è tutto qui: cominciare a mangiare correttamente prima del problema (per prevenirlo) e non dopo (per curarlo). Nonostante il clima di incertezza, ben venga quindi la nutraceutica, se non altro in quanto valido strumento per realizzare un po’ di utile educazione alimentare.

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Una risposta a La lotta al cancro comincia a tavola

  1. avatar
    grazia 30/06/2010 a 01:09

    Sulla scarsità degli studi a sostegno del valore degli alimenti nella prevenzione di malattie oncologiche, vorrei rispondere con le parole di un medico e ricercatore francese, David Servan-Schreiber, che nel suo libro “Anti cancro. Prevenire e combattere i tumori con le nostre difese naturali”, scrive:
    “consideriamo che la convalida di un farmaco anticancro sino allo stadio della sperimentazione umana, e con numeri sufficienti, costa oggi tra i 500 milioni e il miliardo di dollari. Questo tipo di investimento appare giustificato quando si sa che un medicinale, come il Taxol, porta alla società farmaceutica detentrice del brevetto profitti pari a un miliardo di dollari all’anno. Ma è impensabile investire somme del genere per dimostrare l’utilità dei broccoli, dei lamponi o del tè verde, che non possono essere brevettati e che pertanto non possono ripagare un simile investimento. Di conseguenza, è evidente che non disporremo mai per gli alimenti anticancro di studi sull’uomo paragonabili a quelli che vengono eseguiti per i farmaci. Per giunta, spesso si sente dire che tutti gli esperimenti condotti sulle cavie non dimostrano nulla di definitivo per l’essere umano. Ed è vero”.

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