La Libia un anno dopo la morte di Gheddafi: è ancora caos

Muammar Gheddafi

Muammar Gheddafi, al potere ininterrottamente dal 1969 al 2011

Tripoli – Il risveglio di Tripoli e della Libia a un anno esatto dall’uccisione – sulla quale rimangono ancora tanti dubbi e misteri – di Muammar Gheddafi è tristemente simile a quello dei giorni della rivoluzione: caos, instabilità politica, incapacità di ottenere un governo democratico e funzionale, scontri e violenze in strada, ma stavolta non contro il Rais, piuttosto tra gruppi che rivendicano la presa del potere nel grande paese dell’Africa mediterranea, che fu colonia italiana durante il Ventennio.

Le elezioni politiche, l’Assemblea costituente, la nomina di Mahmud Jibril – già a capo del Consiglio di transizione nazionale e poi premier – dimessosi per lasciare spazio al tentativo di Ali Zeidan, che la settimana prossima tenterà la presentazione di un esecutivo in grado di prendere con salda fermezza le redini di una nazione abbandonata a sé stessa, non sono serviti a scongiurare del tutto il fantasma del colonnello Gheddafi, capace di guidare per decenni la Libia con il pugno fermo.

Per mesi i libici si sono divisi nelle fazioni pro-Gheddafi e pro-libertà, con scontri violenti, centinaia e migliaia di vittime da ambedue i lati, con la partecipazione delle forze armate della Nato, che hanno bombardato a più e più riprese gli insediamenti militari e in particolare il compound di Bab al-Azizia dove si presume che Gheddafi si fosse rifugiato prima dell’uccisione, avvenuta fuori da Misurata in circostanze mai chiarite.

Lo scorso luglio, le elezioni che hanno visto – in maniera ben differente rispetto a quanto è accaduto in Egitto, con il trionfo di Morsi – un ruolo secondario dei Fratelli Musulmani e l’affermazione di un cartello di partiti e movimenti politici di ispirazione islamica moderata, guidati proprio da Jibril, non sono finora servite a dare un assetto fermo e convincente al nuovo corso della Libia democratica.

I libici rischiano di sprofondare nuovamente in una spirale di violenza e movimenti illiberali, richiamando idealmente quel Gheddafi contro il quale in molti hanno dato la vita, o peggio ancora di cedere alle tentazioni indipendentistiche delle tre grandi regioni (Cirenaica, Tripolitania e Fezzan) che ancora oggi lottano per prevalere nei confronti delle altre.

Stefano Maria Meconi

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