La Lazio tifa Inter, è quasi fatta per Mou

36a giornata: partita-farsa all’Olimpico, l’Inter vince in scioltezza. Roma ok a Parma, Milan sicuro della Champions. Bye bye Siena, Atalanta danneggiata dalla terna. Bisteccone, ma che dici?

di Francesco Guarino

L'ironia dei tifosi della Lazio dopo il gol subìto

Da «Muslera mettite a sede», passando per «Scansamose», fino al più esplicito «Se vincete ve menamo»: nessuna goliardia, i tifosi della Lazio hanno proprio chiesto la sconfitta ai propri giocatori. Sconfitta è stata, l’Inter ha avuto vita più che facile all’Olimpico, vanificando la vittoria per 2-1 della Roma a Parma. Il Milan incassa la certezza matematica della Champions, così come matematicamente si esauriscono le speranze della Juventus di giocare tra le grandi d’Europa. Il Siena raggiunge il Livorno in B, l’Atalanta fa harakiri nello spareggio salvezza e recrimina per una svista arbitrale.

OLIMPICO SURREALE – A Roma l’Inter affronta l’ultimo vero ostacolo prima dello scudetto, una Lazio affamata di punti salvezza. I tifosi biancoazzurri, però, preferiscono il brivido di una salvezza negli ultimi 180 minuti ad un pareggio di lusso contro la banda Mourinho, che salverebbe matematicamente i capitolini. In campo solo Muslera dimostra di volersi guadagnare lo stipendio e para quasi tutto, fino a quando Samuel si inventa centravanti e stacca indisturbato di testa per l’1-0. Nella ripresa, se potessero, i ventidue in campo stenderebbero una tovaglia a quadri su quel bel prato verde e farebbero un picnic. Invece, per ingannare l’attesa, fingono di giocare a calcio e ci scappa anche il 2-0, con un altro colpo di testa in beata solitudine di Thiago Motta. Inutile quindi il 2-1 della Roma a Parma (pallonetto morbido di Totti e tocco vincente sottomisura di Taddei), che resta a due lunghezze dalla vetta. Se i capitolini non dovessero vincere domenica col Cagliari e i nerazzurri facessero bottino pieno a Verona, sarebbe già tempo di caroselli. Il Milan agguanta la certezza Champions contro la Fiorentina, grazie al rigore di Ronaldinho. Per assicurarsi il bonus-vacanze del terzo posto, ai rossoneri servirà una vittoria contro il Genoa o la Juventus. Leonardo manda segnali chiari che più di così non si può: il suo tempo al Milan è finito, schiacciato dalle pressioni calcistiche del presidente/non presidente Berlusconi, che non ha messo più mano al portafoglio, ma non ha neanche lesinato critiche al tecnico brasiliano.

SAMP E PALERMO, LA RESA DEI CONTI – La Sampdoria affossa il Livorno con le reti di Cassano e Ziegler, mentre il Palermo spedisce in B il Siena grazie a Cavani e Miccoli. Entrambe hanno fatto il loro dovere, in attesa della sfida spettacolo di domenica al Barbera che le metterà una di fronte all’altra. In palio il quarto e ultimo posto Champions. Chi invece saluta l’Europa che conta è la Juventus: il pari col Catania azzera anche le ultime speranze aritmetiche. Il traghettatore Zac si inabissa senza riuscire a sbarcare sulle coste europee, probabilmente al suo posto arriverà Rafa Benitez. Gioisce a metà il Napoli, che si assicura l’Europa League (vittoria a Verona col Chievo per 2-1) e rimpiange i punti persi in casa nelle ultime giornate, che hanno tagliato i partenopei fuori dal treno per l’urna principale dell’UEFA. Nella terra di mezzo continuano le vacanze del Genoa (3-0 dal Bari) e si divertono Udinese e Cagliari (pirotecnico 2-2, Di Natale 26esimo gol).

Giampiero Galeazzi

ATALANTA SUL BARATRO. TAGLIAVENTO PURE – Abbiamo già salutato il Siena, retrocesso dopo la sconfitta interna col Palermo. L’Atalanta resta aggrappata a una flebile speranza, ma ha fatto davvero di tutto per complicarsi la vita nello spareggio-salvezza col Bologna: sullo 0-0 sbaglia un rigore con Valdes, passa in vantaggio con una punizione velenosa di Guarente e si butta in porta da sola il pareggio, grazie a una clamorosa autorete di Peluso. Il man of the match (o, per dirla alla Feltri, il Bamba della settimana) è però l’arbitro Tagliavento, coadiuvato dai guardalinee Ayroldi e Papi. Al 46’ del primo tempo calcio d’angolo per il Bologna: Pellegrino trattiene Portanova in area, rigore sacrosanto e ammonizione. Papi, però, ha la bandierina alzata a indicare che la palla è uscita sul fondo nella propria parabola aerea, quindi non ci sarebbe il rigore e neanche l’ammonizione. Il guardalinee crede che l’arbitro abbia recepito la segnalazione, invece non è così. Pellegrino alza i toni e Tagliavento è costretto ad espellerlo, ma solo quando l’atalantino esce dal campo il guardalinee va a parlare con l’arbitro e gli spiega la propria segnalazione. Niente rigore, ma l’espulsione resta. Dubbio legittimo: gli auricolari in dotazione a direttore di gara e assistenti vengono usati per comunicare o per sentire Lady Gaga?

PROMOSSI E BOCCIATI – La biblica pazienza di Giobbe verrà probabilmente spodestata da quella del tecnico del Milan, Leonardo. Il Presidente del Consiglio Berlusconi ha fatto da allenatore ombra per tutta la stagione, suggerendogli moduli e lanciando frecciate in stile “il Milan è forte, se solo lo facessero giocare bene…”. L’obiettivo ad inizio stagione, dopo una campagna acquisti praticamente disastrosa, era il terzo posto: Leonardo lo sta centrando e sta anche resistendo alla tentazione di andare in panchina con una maglietta del Che, giusto per il piacere di far trasalire il Premier. Promosso finalmente Antonio Cassano. Quando gioca così è una gioia per gli occhi (e per le coronarie dei tifosi). Se non avesse fatto l’anarchico per metà stagione, Lippi avrebbe qualche grattacapo in più. Per la categoria “ritirategli il tesserino”, sezione “ammesso che ce l’abbia”, facciamo i complimenti alla preparazione di Giampiero Galeazzi, che a Novantesimo Minuto addita come “problema dello scarso rendimento offensivo del Napoli, l’esiguo contributo di difensori e centrocampisti in zona gol”. Hamsik (12 gol), Maggio (5), Cigarini e Pazienza (2 a testa), Datolo, Bogliacino, Rinaudo, Cannavaro e Campagnaro avrebbero qualcosa da ridire. Pippero arbitrale della settimana all’ottima terna Tagliavento-Ayroldi-Papi. Non bastasse l’obbrobrio di cui sopra, i magnifici tre sono riusciti anche a dimenticarsi di espellere Mutarelli che picchiava come un fabbro (infatti l’ha tolto Colomba nell’intervallo) e a segnalare un fuorigioco inesistente a Di Vaio, che aveva saltato il portiere e regalato la salvezza al Bologna. Attenzione, sono arbitri internazionali: mandarli in SudAfrica sarebbe una buona idea, ma a Robben Island però…

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2 Risponde a La Lazio tifa Inter, è quasi fatta per Mou

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    naz 04/05/2010 a 23:09

    ma daaaaai ma di quale biscottone mi parli?? ma fammi capire: quante speranze può avere una squadra che non ha modo di andare in gol per colpa di attaccanti lenti e nn in forma (floccari non ha visto un pallone, zarate ha fatto quello che ha mostrato negli ultimi 2 anni: egoismo, mai una palla giocabile ad un compagno)? contro lucio e samuel poi…io non credo affatto nella combine. e cmq voi giornalisti dovreste stemperare il clima, anche xkè si tratta di una cosa cosi frequente nel calcio, che non se ne può fare una notizia-scandalo: svezia-danimarca (si quelli biondi e pacifici ai quali sputiamo in faccia)ai mondiali x es, oppure quella bella storia del gemellaggio fra napoli e genoa, secondo te da dove nasce? e ce ne sarebbero altre di cose simili, ma lo saprai meglio di me. e dico questo non per far polemica ma solo x rimettere la discussione teorica nei binari più giusti. purtroppo viviamo di scandali e boom: cosi succede che x colpa di due chiacchiere si accende una discussione con minacce annesse, x un risultato che è quasi ovvio, considerando nn solo le qualità ma anke gli stimoli delle due squadre. non mi frega nulla nè della lazio nè della roma, x me in B tutt’e due (ovviamente anche questa è goliardia!). insomma: leviamoci sta maschera di buonismo e diamo a cesare quel che è suo: al derby totti fa il pollice verso augurandosi che i cugini vadano in B? bene! la nord si fa il biglietto x l’inferno della B, ma senza aver prima lanciato l’ultima granata ai parenti giallorossi. ci sta. in un derby poi è chiaro,(vedi intervista totti alle iene: “meglio la doppia vittoria nel derby che lo scudetto”). e poi (ma vale x tutti) se si fanno accuse simili o sospetti o allusioni bisogna avere qualcosa in mano, altrimenti domani scrivo un articolo su quello che dice cassano quando si copre la bocca. su, un pò di obbiettività e anche sense of humour e goliardia.così va interpretato un derby, che fra l’altro non ha provocato incidenti come in passato..quindi perchè parlarne cosi? sembra la reazione più comune (dove c’è massa c’è puzza), la più ingiustificata (vedi paratone di muslera che hai giustamente menzionato), la più scontata, la più semplice. ma a nessuno sono venuti in mente i soliti scontri sui distinti dell’olimpico negli anni precedenti.
    è tutto veramente uno scandalo,che la lazio perda in casa contro l’internazionale che insegue un primato storico in italia?? riflettiamo. anche perchè in questo calcio malato gli irriducibili, domenica sera, hanno forse mostrato il +elevato mix di ideale ultrà e sincerità. romantici! saluti da un malato del pallone ;)

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    Francesco Guarino 05/05/2010 a 16:46

    Nessun intento polemico, caro naz. Ci tocca però quantomeno rendere giustizia ai fatti: nella Lazio ha giocato il solo Muslera, mentre nel resto del campo c’erano dieci fantasmi in biancoazzurro. Nessuna combine, ci mancherebbe: se proprio dobbiamo trovare un colpevole è la Lega Calcio, che ha concesso che le giornate giocate dalle 20 squadre in contemporanea a fine campionato si riducessero da due a quattro. Se la Lazio avesse saputo dell’immediato vantaggio dell’Atalanta (che ha resistito fino a dieci minuti dalla fine), dubito che sarebbe stata così passiva con l’Inter, sapendo di avere un margine di sicurezza anche in caso di sconfitta. Probabilmente, poi, giocando a viso aperto ne avrebbe presi 5 invece di 2, ma aver visto di fatto una non-partita è stato un po’ sgradevole. Il gesto di Totti (che alterna momenti di grande generosità extra-calcistica ad improvvisi blackout, vedi Poulsen) è stato l’assist che i tifosi laziali, con ironia e anche un pizzico di malignità, hanno raccolto. Per quanto riguarda il derby di Roma, in verità, negli ultimi anni si sono surriscaldati un po’ troppo gli animi: mi auguro che gli unici spettacoli sugli spalti tornino poresto ad essere quelli delle meravigliose coreografie.
    Il Campionato non si vince e non si perde per colpa di una singola partita, ma andrebbe onorato giocando dal primo minuto al novantesimo, tanto contro la prima in classifica che contro una squadra già retrocessa. Per un calciatore credo che sia frustrante giocare in casa con lo stadio che ti fischia contro se provi ad attaccare e che esulta al gol degli avversari.
    Per il resto puoi vedere quanto il tono dei nostri articoli sia sempre leggero ed ironico, con quel pizzico di provocazione che, se non strettamente necessario, non sfocia mai nella polemica fine a se stessa.

    Grazie e buona lettura

    Francesco Guarino

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