La guerra fredda per il controllo del Pacifico

Nella mappa la zona contesa tra Cina e Giappone

Da quando il 23 novembre scorso la Cina ha istituito l’Adiz – Air Defense Identification Zone – la tensione nell’Oceano Pacifico sta pericolosamente crescendo. Questa Adiz non appartiene allo spazio soggetto a sovranità cinese, tecnicamente dovrebbe essere uno spazio cuscinetto che se sorvolato da aerei di altre nazioni metterebbe in pre-allarme le forze di difesa, ma rimarrebbe comunque uno spazio internazionale. Il governo di Pechino impone invece a chiunque voglia attraversare quella zona di riferire i piani di volo, la nazionalità dell’aereo e mantenere le frequenze radio aperte. Questa decisione unilaterale ha il sapore di una provocazione atta a estendere la sovranità cinese su un territorio che invece appartiene al Giappone.

MANOVRE MILITARI – Il ministro per gli Affari Esteri nipponico ha fatto sapere che il suo Paese non ha alcuna intenzione di riconoscere l’influenza di Pechino su questa zona. Alla protesta giapponese si sono uniti immediatamente Usa e Corea del Sud, che giudicano intollerabile il comportamento cinese. Per dimostrare il loro dissenso in modo chiaro gli Stati Uniti hanno fatto sorvolare l’Adiz da due enormi bombardieri B-52 accompagnati da una decina di caccia giapponesi e di altri aerei sud-coreani. La risposta cinese è stata quella di far alzare in volo degli intercettori per cercare di ristabilire la supremazia aerea nella zona. Non vi sono stati scontri per ora, ma la situazione è estremamente delicata e basterebbe molto poco per farla degenerare. In un’escalation di dimostrazione di forza, la Cina ha inviato nel mar della Cina Meridionale – proprio a ridosso della zona contesa – la sua unica portaerei, la Liaoning, accompagnata da due cacciatorpediniere e due fregate.

L’OGGETTO DELLA CONTESA – L’Adiz include al suo interno un arcipelago di isole chiamate Senkaku dai giapponesi e Diaoyu dai Cinesi. Questa catena di isole è stata dichiarata territorio giapponese dopo la fine del secondo conflitto bellico mondiale con il trattato di San Francisco del 1951. La Cina però non ha mai accettato ufficialmente quel trattato. Le isole sono rimaste disabitate per decenni e non si è mai verificato alcun problema circa la loro appartenenza fino a non molto tempo fa. I problemi hanno iniziato a sorgere quando nei fondali marini accanto all’arcipelago è stato scoperto un’enorme giacimento di gas, un’immensa riserva di energia che fa gola a tutti.

LE MANI SUL PACIFICO – In una logica molto aggressiva di espansionismo, la Cina ha già in corso dispute territoriali con  Vietnam, Filippine, Malaysia, Brunei e Taiwan, oltre che con Corea del Sud e Giappone. A questa “fame” di territori si accompagna un netto rafforzamento bellico, infatti oltre ad aver acquistato dalla Russia la portaerei  Liaoning – che dicevano di voler trasformare in un casinò galleggiante – i cinesi hanno in cantiere altre tre portaerei che potrebbero garantire un controllo dello spazio marittimo e aereo molto distante dalle loro coste.  L’America dal canto suo non può accettare di perdere il predominio sul Pacifico. I mercati asiatici hanno infatti una rilevanza sempre più grande sull’economia statunitense e un’eccessiva influenza militare cinese nella zona rischierebbe di avere conseguenze disastrose per il libero scambio e per il rifornimento energetico. Proprio pensando a bilanciare i rapporti di forza, lo scorso giugno il segretario alla difesa americano Chuck Hagel partecipando alla conferenza sulla sicurezza in Asia, aveva dichiarato che entro il 2020 gli Usa prevedono di spostare circa il 60% della propria flotta nell’area del Pacifico. A onor del vero bisogna dire che già ora le forze statunitensi e dei loro alleati nella zona orientale dell’Asia sono ingenti.

La portaerei cinese Liaoning

CLIMA DA GUERRA FREDDA – Nell’Estremo Oriente si sta assistendo quindi a un massiccio aumento di potenziale bellico a cui si accompagna un clima da guerra fredda in questo muro contro muro tra Cina da una parte e Usa e alleati dall’altra. Non è ancora chiaro il ruolo che avrà la Russia in questo scenario, perché se fino ad ora è stata una delle principali sostenitrici della Cina, ora vede aumentare enormemente i suoi interessi in Europa.  Un altro punto di domanda è rappresentato dalla reazione che potrebbe avere la Corea del Nord, Paese che non molto tempo fa aveva minacciato l’uso della bomba atomica contro Seul e le basi alleate. La situazione in questa zona del pianeta è estremamente instabile e basterebbe davvero poco per scatenare un conflitto di proporzioni globali. Einstein disse che non sapeva come si sarebbe combattuta la terza guerra mondiale, ma era sicuro che per la quarta si sarebbero usati sassi e bastoni.

Andrea Castello

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