La guerra fredda del 21° secolo si gioca online: Google lascia la Cina

Secondo fonti non ufficiale il colosso dei motori di ricerca Google lascerà la Cina il 10 aprile. È l’ultimo atto di una guerra fra due giganti: la comunista Cina e i democraticissimi Stati Uniti

di Sabina Sestu

Il braccio di ferro tra la super potenza asiatica e quella americana continua via web. Dopo la sfida lanciata dal presidente Obama al governo di Pechino, quando ha incontrato il capo spirituale e politico tibetano, il Dalai Lama, il secondo atto ora passa attraverso l’abbandono di Google del mercato cinese. Secondo alcune fonti, infatti, tra poco il notissimo motore di ricerca annuncerà l’abdicazione al grande mercato cinese, che conta 384 milioni di internauti. La causa di questa decisione risiede nella fortissima censura e controllo che il governo cinese opera sulla rete. Il colmo si è raggiunto, secondo gli amministratori di Google, con i casi di pirateria che hanno colpito le caselle di posta gmail degli attivisti cinesi per i diritti umani.  Fatti ritenuti troppo marcatamente antidemocratici e antieconomici per il gigante di Mountain View.

Dopo diversi tentativi per trovare un compromesso con il governo cinese, il più grande motore di ricerca al mondo sembra aver deciso che l’unica soluzione possibile sia lasciare l’ex Celeste Impero. Le autorità cinesi esercitano infatti uno stretto controllo su Internet e dalla Cina sono inaccessibili i siti politicamente sgraditi a Pechino ma anche le cosiddette reti di comunicazione sociale come YouTube, Facebook e Twitter. Secondo il Financial Times, che riportava una voce anonima,  Google lascerà la Cina al 99,9%. Mentre il China Business News, dalle sue fonti locali, ha rivelato che oggi dovrebbe essere annunciata la decisione insieme agli indennizzi per lo staff cinese. Ma Marsha Wang, portavoce di Google in Cina, non ha commentato la notizia: “Non ci sono sviluppi” ha infatti dichiarato la Wang.

La fetta di mercato che Google occupa in Cina oscillerebbe tra il 25 e il 30%. Sarà presumibilmente Baidu, il principale motore di ricerca cinese, ad assorbire quella porzione di torta lasciata libera dal motore statunitense. Già in borsa, infatti, guadagna più di Google: quest’ultimo nell’ultima chiusura aveva una quotazione di 561.35 dollari e Baidu 577.90 dollari. Divario destinato ad aumentare una volta che l’intero mercato sarà in mano al più popolare search engine del Paese asiatico.

Ma circolano voci che anche la Microsoft sia interessata al mercato cinese e abbia intenzione di aumentare gli investimenti locali senza storcere troppo il naso di fronte ai rigidi protocolli web del Paese. Il suo motore di ricerca si chiama Bing (che in cinese curiosamente significa malattia), oggi detiene solo il 5% del mercato locale, ma con il vuoto lasciato da Google potrebbe aumentare velocemente. Dietro Bing, d’altronde, c’è una mente cinese, l’ingegner Qi Lu.

Google manterrebbe alcune attività di ricerca e sviluppo; resterebbero aperti gli uffici pubblicitari, i servizi di telefonia mobile e di browser, alcuni servizi web come Google Answers e le ricerche musicali. Il colosso di Mountain  View non perderà la maggior parte dei suoi introiti cinesi, in quanto questi derivano da società orientate all’export e che quindi hanno necessità di mantenere la propria pubblicità all’estero. Mancherà, però, il sito cinese www.google.cn.

Dunque, si attende per oggi l’annuncio ufficiale. Ai dipendenti della società, che sono alcune centinaia sembra sia stato offerto di lavorare  nella sedi americane o nella regione dell’Asia – Pacifico. Eric Schmidt, capo esecutivo di Google, si è dichiarato ottimista riguardo al futuro della compagnia in Cina; ma la sua dichiarazione non svela il senso del suo ottimismo.

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